Se Amazon, Facebook e Google diventano banche
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Se Amazon, Facebook e Google diventano banche
Economia

Se Amazon, Facebook e Google diventano banche

I grandi big dell’era di internet si attrezzano per vendere prodotti finanziari, aprendo le porte a una nuova rivoluzione

Altro che banche, sim, case d’investimento e mediatori creditizi. Nel settore finanziario i big del futuro potrebbero essere le aziende che oggi dominano già la rete di internet e il comparto tecnologico: Google, Amazon, Facebook e Apple, che i consulenti d’impresa identificano con la sigla Gafa e che da tempo meditano di allargare il proprio business in campi oggi dominati per lo più dalle banche e dalle case d’investimento.

Patto tra big 

Ha fatto notizia il recente accordo siglato dal colosso del commercio elettronico Amazon con il gruppo finanziario Bank of America- Merrill Lynch per offrire congiuntamente prestiti e finanziamenti. Questa alleanza rappresenta però soltanto una piccola tappa di un lungo percorso già iniziato da tempo e che probabilmente porterà molto lontano, verso una profonda trasformazione dell’industria del risparmio e del credito.

Come ricorda il Sole 24Ore, già dal 2011 il gruppo dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos offre finanziamenti alle aziende che fanno vendite online sulla sua piattaforma, attraverso un servizio che si chiama Amazon Lending. Ora, dopo l’accordo con un gruppo finanziario del calibro Bank of America-Merrill Lynch, questo business rimasto marginale nell’offerta di Amazon sembra destinato a crescere come un fiume in piena.

Il business dei pagamenti

Ma anche altri colossi della rete si stanno muovendo nella stessa direzione. Proprio poche settimane fa il social network più grande del mondo, Facebook, ha chiesto una licenza bancaria in Irlanda, con l’obiettivo di offrire poi in tutta Europa servizi di pagamento attraverso la propria piattaforma.

Stesso discorso per Apple e Google. Anche loro hanno scelto il business dei pagamenti elettronici (con i servizi Apple Pay e Pay with Google) per iniziare a esplorare il settore dei servizi finanziari. E’ difficile però che il loro raggio di azione resti circoscritto alle sole transazioni elettroniche. I big di internet, compresi quelli che operano in Cina come Baidu e Alibaba, hanno infatti un vantaggio competitivo invidiabile: hanno già conquistato miliardi di utenti in tutto il mondo su cui hanno raccolto una miriade di dati, riguardo alle loro abitudini di vita e di consumo.

Il tesoro dei millennial

Partendo da questa base, per i big del comparto tecnologico non sarà difficile iniziare vendere servizi finanziari, soprattutto quando i cosiddetti millennial, i giovani nati dal 1980 in poi, inizieranno ad avere soldi da spendere e da investire. Gli appartenenti a questa generazione nata e cresciuta nell’era digitale ragionano con logiche ben diverse rispetto ai loro genitori. Quando dovranno scegliere un fornitore di servizi finanziari, i millennial si fideranno molto più delle informazioni che raccolgono sul web che non dei consigli di amici e parenti o del primo istituto di credito che trovano vicino a casa.

Secondo uno studio effettuato lo scorso anno dalla multinazionale della consulenza Accenture, ben il 40% dei millennial è già disposto ad acquistare servizi bancari da aziende come Amazon o Google. Il 36% comprerebbe volentieri una polizza assicurativa mentre il 56% si dichiara addirittura disponibile a ricevere un servizio di consulenza finanziaria. Ma il dato che stupisce di più è che in Italia, dove i risparmiatori sono spesso prudenti e avversi al rischio, la quota di persone che comprerebbe strumenti finanziari dai big di internet è addirittura sopra la media dei paesi industrializzati e varia tra il 46 e il 52% a seconda della categoria di prodotti. Le banche di tutta la Penisola hanno di che preoccuparsi.

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