Economia

Pietro Ichino: le due spie di una stessa crisi

Basta con l'ostilità contro le multinazionali. Non sempre sono il male che viene per nuocere

Due spie di una stessa crisi: l’Italia non soltanto non riesce ad attrarre investimenti esteri, ma non riesce neppure a trattenere sul proprio territorio grandi imprese di antico insediamento come Fiat ed Electrolux. È la crisi di un sistema-Paese incapace di allinearsi ai propri competitor su almeno sette fronti: quelli dell’ordinamento e del carico fiscale, delle amministrazioni pubbliche, del costo dell’energia, del costo dei servizi alle imprese (troppo alto per difetto di concorrenza), dell’apertura del sistema delle relazioni industriali all’innovazione organizzativa (per la preminenza che esso ancora attribuisce al contratto collettivo nazionale), di una legislazione del lavoro caotica e illeggibile, dei servizi di formazione e collocamento nel mercato del lavoro.

Siamo consapevoli della necessità di agire immediatamente per correggere ciascuno di questi sette handicap; ma siamo drammaticamente troppo lenti nel farlo. Il governo italiano ha pubblicato nell’estate scorsa un documento, "Destinazione Italia", contenente 50 misure incisive, capaci di riaprire il Paese agli investimenti esteri; a tutt’oggi si è incominciato ad attuarne sette, forse otto. Alcune di quelle più importanti, come il Codice semplificato del lavoro, che potrebbero essere varate subito e a costo zero, sono ferme al palo.

Ma soprattutto dobbiamo voltare pagina rispetto all’ostilità bipartisan nei confronti delle multinazionali: quell’ostilità che ha indotto destra e sinistra, per esempio, nel 2005 a fare le barricate contro Abn Amro che voleva investire su Antonveneta, nel 2008 contro Air France-Klm che voleva investire su Alitalia, nel 2011 contro Lactalis interessata a Parmalat. E nel 2010-2011 ad accusare Sergio Marchionne di attentare nientemeno che ai diritti fondamentali dei lavoratori, solo perché chiedeva tre deroghe marginali al contratto nazionale dei metalmeccanici, per insediare a Pomigliano uno stabilimento che è stato poi premiato come il più avanzato in Europa dal punto di vista tecnologico ed ergonomico.

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