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Partite Iva, ecco i 4 nodi da sciogliere

Tassazione, limiti di reddito, Gestione separata Inps e rapporto tra vecchi e nuovi minimi: ecco come interverrà il governo

È un vero e proprio cantiere aperto il futuro legislativo delle partite Iva e in particolare del regime di vantaggio fiscale detto dei minimi. Dopo le ammissioni di colpa arrivate in prima persona dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha parlato di un vero e proprio autogol in materia, e del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha promesso modifiche e aggiustamenti molto rapidi, la discussione si accesa su come riscrivere le regole fiscali del lavoro autonomo. Sul tappeto due sono i modelli a confronto: il vecchio regime dei minimi che prevedeva una tassazione più bassa e margini di reddito lordo più alti, e il nuovo regime, che invece non solo alza di molto l’imposta unica da versare ma impone limiti di reddito decisamente troppo bassi. A rendere poi ancora più rovente la polemica c’è il tema della contribuzione previdenziale degli aderenti alla Gestione separata dell’Inps che rappresenta un elemento di vera e propria discriminazione fiscale a cui il governo intende pure mettere un freno. Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli elementi salienti su cui bisognerà intervenire.

1 - Tasse un salto dal 5 al 15%

La tassazione unica prevista dal nuovo regime dei minimi rappresenta certamente un elemento di forte penalizzazione rispetto al passato. Basti pensare che si è passati dal vecchio 5% al nuovo 15% con una triplicazione del dovuto. Un’aliquota che tra l’altro verrà applicata in maniera indifferenziata a tutti quelli che aderiranno al nuovo regime dei minimi indipendentemente da qualsiasi altro fattore. È per questo che qualcuno ritiene che in fase di revisione della materia, come annunciato dal governo, si possa ripristinare la vecchia tassazione del 5% almeno per i più giovani e per tutte le nuove iniziative imprenditoriali. Vedremo cosa deciderà in materia l’esecutivo.

2 - Redditi lordi, limiti troppi bassi

Altro tema caldo è poi quello dei limiti di reddito massimo per poter rientrare nel nuovo regime. In precedenza c’era un tetto unico fissato a 30mila euro, che era sempre apparso a tutti molto ragionevole. Il nuovo regime invece fa variare il limite in questione a seconda delle attività lavorative considerate con risultati alquanto discutibili. Ad esempio, per intermediari del commercio, attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi la soglia è stata fissata a 15.000 euro. Un limite francamente troppo basso, che vedrebbe esclusi dai benefici fiscali del regime dei minimi moltissimi professionisti. Da qui la proposta di alcuni settori politici di ripristinare il vecchio tetto di 30mila euro per tutti.

3 - L’Inps e la discriminazione degli autonomi

Una vera e propria battaglia a sé stante la stanno conducendo poi i circa 1,3 milioni di partite Iva, che non aderendo a nessun ordine professionale, versano i propri contributi previdenziali alla Gestione separata dell’Inps. Per loro infatti è previsto, e non da ora, un salasso assolutamente non paragonabile a quello delle altre partite Iva. Queste ultime infatti versano mediamente una percentuale che può andare dal 12 al 16%, a fronte di quella richiesta dell’Inps che quest’anno dovrebbe salire dal 27 al 30% per arrivare nei prossimi anni addirittura al 33%. Un evidente discriminazione alla quale il governo cercherà di porre rimedio e l’ipotesi più immediata è che perlomeno per quest’anno si congeli l’aumento di tre punti già previsto, lasciando al 27% la contribuzione.

4 - Vecchie e nuove partite Iva

Il governo dovrà poi confrontarsi con il fenomeno delle aperture di nuove partite Iva che si è verificato tra novembre e dicembre dell’anno appena passato. Molti lavoratori autonomi infatti hanno fatto tesoro della cosiddetta clausola di salvaguardia secondo la quale, chi apriva una partita Iva entro la fine del 2014 e accedeva al regime dei minimi, poteva usufruire delle vecchie regole decisamente più favorevoli. Per evitare però questa forte polarizzazione tra vecchi e nuovi iscritti, c’è chi propone di congelare comunque per quest’anno la nuova disciplina, lasciando in vigore solo il vecchio regime per tutti, e prevedendo un passaggio più graduale e meno traumatico alle nuove regole.

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