Nutella e gli altri 7 brand italiani "no - Borsa"
Nutella e gli altri 7 brand italiani "no - Borsa"
Economia

Nutella e gli altri 7 brand italiani "no - Borsa"

Oltre alla Ferrero ecco le multinazionali alimentari italiane con un giro d'affari a nove zeri che continuano a stare alla larga da Piazza Affari

Non c'è solo la Nutella tra i prodotti alimentari italiani più noti al mondo rimasti fuori dalle piazze finanziarie. La Ferrero, con un giro d'affari di oltre 8 miliardi di euro, continua a escludere l'ipotesi della quotazione a Piazza Affari o nelle altre principali borse mondiali.

Un impero, quello di Alba, costruito grazie all'unità della famiglia e al fatto di non essere quotati in Borsa, che ha permesso all'azienda di "crescere con serenità, di avere piani di lungo periodo, di saper aspettare e non farsi prendere dalla frenesia dei su e giù quotidiani". Così la pensava Michele Ferrero, il papà della Nutella morto quest'anno a 89 anni il giorno di San Valentino, come ricorda il direttore della Stampa Mario Calabresi in una intervista di cinque anni fa e ripubblicata il 15 febbraio.

E così la pensano almeno altri 7 grandi gruppi italiani che, pur vantando fatturati attorno o superiori al miliardo di euro (che li farebbero entrare di diritto tra le blue chip di Piazza Affari) continuano a restare fuori da Palazzo Mezzanotte. Eccoli. 

Acqua Minerale San Benedetto

L'Acqua Minerale San Benedetto è conosciuta in tutto il mondo. Nel 2007 il gruppo di Scorzè (Venezia), controllato dalla famiglia Zoppas, aveva valutato l'ingresso a Piazza Affari, ma poi non se ne fece più nulla. San Benedetto ha un giro d'affari di poco inferiore al miliardo e dà lavoro a 2.500 persone. 

Barilla

Barilla è sinonimo di pasta. Anche all'estero. Il giro d'affari per il gruppo di Parma, controllato dalla famiglia Barilla, si aggira attorno a 3,5 miliardi di euro (fatturato 2013). Il gruppo negli ultimi anni ha sempre escluso l'opzione della quotazione in Borsa.

Cirio

Cirio è un marchio di conserve alimentari divenuto col tempo globale. Dopo l'era Cragnotti, è finita nella galassia delle cooperative. Dal 2004 fa parte infatti del maxi consorzio Conserve Italia, presente in tutta Europa, che vanta un giro d'affari superiore al miliardo di euro. Allora si ventilava la possibilità di un approdo a Piazza Affari, ipotesi poi ritirata negli anni successivi.

Granarolo

Con un fatturato di quasi 1 miliardo di euro e oltre 2.000 dipendenti, il gruppo bolognese Granarolo (noto in Italia per il latte, i formaggi e gli yogurt Yomo) è presente all'estero, soprattutto in Francia nella distribuzione di formaggi freschi e stagionati con il brand Casa Azzurra. Negli ultimi anni i vertici della società della galassia delle cooperative hanno escluso l'ipotesi IPO.

Lavazza

La storica azienda torinese Lavazza, che controlla quasi la metà del mercato del caffè in Italia ed è presente in 90 paesi del mondo, vanta un giro d'affari di oltre 1,3 miliardi di euro. La famiglia Lavazza, proprietaria del brand da quattro generazioni, ha escluso lo sbarco in Borsa spiegando che l'azienda è già ben patrimonializzata e con una forte liquidità.

Montana

Il noto marchio di carne in scatola Montana fa parte del gruppo Cremonini (9.000 dipendenti e un fatturato di 1,5 miliardi di euro nel 2013). Sbarcato a Piazza Affari nel 1998, il gruppo è uscito dalla Borsa di Milano dieci anni dopo.

Negroni e Aia

Negroni, marchio di salumi di Cremona e il brand Aia (cotolette) sono conosciuti anche fuori confine. Fanno parte del gruppo veneto Veronesi, che controlla un impero da 2,8 miliardi di euro (fatturato 2013, ultimo bilancio disponibile) e dà lavoro a oltre 7.000 dipendenti. Escluso, nel breve termine, lo sbarco in borsa: l'azienda di Verona continua a restare una "family company".

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