Neet, gli scansafatiche nel mirino di Letta & Co? Con l’obiettivo di 100 mila nuovi posti di lavoro
Neet, gli scansafatiche nel mirino di Letta & Co? Con l’obiettivo di 100 mila nuovi posti di lavoro
Economia

Neet, gli scansafatiche nel mirino di Letta & Co? Con l’obiettivo di 100 mila nuovi posti di lavoro

“…Bowling, un giro in macchina, un trip d’acido quando capita…”. È la vita di Jeffrey Lebowski, meglio noto come “Drugo”, secondo lo stesso Jeffrey Lebowski protagonista della pellicola quasi omonima scaturita dal genio dei fratelli Cohen nel 1998 e diventata …Leggi tutto

“…Bowling, un giro in macchina, un trip d’acido quando capita…”. È la vita di Jeffrey Lebowski, meglio noto come “Drugo”, secondo lo stesso Jeffrey Lebowski protagonista della pellicola quasi omonima scaturita dal genio dei fratelli Cohen nel 1998 e diventata un cult per schiere di giovani e meno giovani aspiranti scansafatiche (e non solo). Il punto è che la realtà supera (e di parecchio) la fantasia. Perché gli inattivi in Italia sono un esercito. Per l’esattezza: 1 su 4 tra i soli 15 e i 29enni. Non fanno nulla. Almeno per le statistiche. Non lavorano! Non studiano! Non fanno tirocini, stage o altro! Zero di zero! Ecco a voi i “neet”: “not in employment, education or training”.

Non che conducano la vita dissoluta di Drugo & Co, per carità. Ma il dato fa comunque impressione . Tanto più che il divario con i giovani di Paesi come l’Inghilterra e la Francia (entrambi con una quota di inattivi al 14,6%) o la Germania (ferma all’11%) risulta enorme. Che pensi anche a loro il neo ministro del Lavoro Enrico Giovannini che vorrebbe 100 mila nuovi giovani occupati quale obiettivo iniziale? Sembra una favola, ma pensare che non si possa fare equivale ad alzare bandiera bianca dichiarando resa definitiva.

La situazione è drammatica. Ci sono i neet. Ma ci sono anche i disoccupati veri. Stavolta è l’Istat a fare i conti: a fine aprile erano  l’11,5% del totale popolazione italica e addirittura il 38,4% nella fascia 15-24 anni. Ma attenzione: l’incidenza sui giovani è sul totale occupati di quell’età o in cerca di una occpazione. Non sul totale ragazzi!!! Per fortuna c’è chi studia ancora!

Buoni propositi a parte, quali sono i margini di manovra per uscire dall’impasse? L’ipotesi su cui si lavora è una sorta di staffetta tra giovani e anziani, con l’ingresso di due nuovi occupati (con contratti perlopiù atipici a dire il vero) a fronte del pensionamento (o del ridimensionamento del contributo) di un occupato anziano. In soldoni: gli anziani dovrebbero cedere metà del loro impiego alle nuove leve. Con una particolarità: la contribuzione dei lavoratori senior che accettano il part time a fronte dell’assunzione di un giovane sarebbe garantita dallo Stato. Come dovrebbe avvenire un simile intervento non è dato saperlo per ora.

E ancora: dovrebbero esserci incentivi alle imprese che assumono, apprendisti e non. E pure crediti d’imposta ai lavoratori a bassa retribuzione per aumentarne il potere d’acquisto. I soldi verrebbero racimolati tra le sacche dei fondi Ue.

Ultimo capitolo: la semplificazione della giungla di contratti. Solo quelli atipici sono una trentina tra lavori a progetto, partite Iva, job on call e chi più ne ha più ne metta. Erano 46 prima della famigerata (e parecchio criticata) riforma Fornero ossia la legge 92/2012. E per chi intanto vorrebbe farsi le ossa magari tentando con uno stage retribuito (quelli gratuiti almeno sulla carta sono fuori legge ormai) ci sono un paio di siti da spulciare: sportellostage.it e 4stars.it.

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