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Economia

Grecia, gli scenari economici dopo la vittoria del no

Uscita dall'euro, sospensione temporanea della moneta unica, interventi della Bce. Ecco le prospettive per la Repubblica Ellenica nel post-referendum

Vittoria schiacciante dei no al referendum e dimissioni del ministro dell'economia, Yanis Varoufakis. Sono i due eventi che hanno segnato nelle ultime ore la vita della Grecia e che adesso aprono diversi interrogativi sul destino del paese. Varoufakis ha lasciato il proprio incarico per agevolare un accordo con Bruxelles, visto che molte delle rigide posizioni assunte da Atene erano attribuite proprio a lui. Nonostante questo cambiamento nell'esecutivo ellenico, però, la vittoria del no rende difficile un'intesa tra la Grecia e i suoi creditori europei. Ecco, di seguito, gli scenari che si profilano all'orizzonte dopo l'esito delle urne.

Aggrappati alla Bce

Il primo interrogativo che si apre riguarda il ruolo della Banca Centrale Europea (Bce). L'istituzione guidata da Mario Draghi, di cui oggi riuniranno i vertici, ha il compito di sostenere nell'immediato le banche greche con l' Ela (Emergency Liquidity Assistance). Si tratta di un programma di finanziamenti straordinari concessi agli istituti di credito dell'Eurozona, quando devono fronteggiare problemi temporanei di mancanza di liquidità. Attualmente, per i sostegni alle banche greche, è previsto un tetto massimo di 89 miliardi di euro, che può essere difficilmente innalzato per due motivi: innanzitutto, le banche centrali del Nord Europa (come la Bundesbank tedesca) si oppongono a questa misura; in secondo luogo, lo statuto della Bce vieta di dare sostegno illimitato a banche considerate ormai non solvibili come quelle elleniche.

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Grexit

Se le banche greche si trovassero all'improvviso in crisi di liquidità e in stato di fallimento, senza che la politica europea faccia nulla per risolvere la situazione, l'uscita dall'euro della Grecia (il Grexit) sarebbe inevitabile. Con la popolazione senza soldi e di fronte al rischio di sommovimenti sociali, il governo di Atene sarebbe costretto a stampare una nuova moneta per garantire liquidità al sistema economico. Poiché i trattati di Eurolandia vietano l'emissione di altre valute sovrane diverse dall'euro, si assisterebbe automaticamente a un Grexit.

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Sospensione dell'euro

Un'altra ipotesi che si sta facendo strada nelle ultime ore (anche se resta remota) è quella di un ritorno provvisorio della Grecia alla dracma. In pratica, la Repubblica Ellenica potrebbe uscire temporaneamente dall'Unione Monetaria Europea, pur continuando a ricevere assistenza finanziaria dalla Bce e dall'Europa, durante la fase di transizione. In questo modo, verrebbe superato lo stallo nei negoziati tra Atene e Bruxelles, in attesa di nuove soluzioni, e si eviterebbe anche il caos sui mercati.

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Il difficile accordo

Dopo la vittoria del no al referendum, il premier greco Alexis Tsipras si siederà al tavolo delle trattative in una posizione di maggiore forza rispetto alle settimane scorse. Difficile, però, che Tsipras trovi dei partner europei disposti ad accontentarlo, sulle questioni che hanno portato in precedenza a uno stop nei negoziati (pensioni e iva). Senza un'intesa preventiva con gli altri membri di Eurolandia, anche la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) difficilmente potranno venire a patti con Atene

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Pensioni e Iva

Due sono le questioni più importanti che hanno portato alla rottura nei negoziati tra Atene e Bruxelles e che peseranno anche nelle nuove trattative: l'iva e le pensioni. Tsipras accetta di portare l'aliquota generale dell'imposta sul valore aggiunto al 23%, mantenendo quella ridotta al 13% per l'acqua, l'energia elettrica, gli hotel e i cibi “di base”, oltre a un'altra aliquota suprescontata al 6% sui medicinali, i libri e i teatri. Il governo di Atene è però deciso a mantenere il trattamento di favore sull'iva per gli operatori economici residenti nelle isole. Altre divergenze tra Atene e Bruxelles, anche se non insormontabili, ci sono sulla previdenza. La Grecia accetta un innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni in generale e a 62 anni per chi ha 40 anni di carriera, ma vuole un certo gradualismo, entro il 2022.

Le scadenza del 20 luglio

Nel destino della Grecia, c'è adesso una data di importanza fondamentale. E' il prossimo 20 luglio, giorno in cui scadrà un pagamento da 3,4 miliardi di euro che il governo di Atene deve alla Banca Centrale Europea. Prima di quella data, dovrà essere necessariamente raggiunta una soluzione, visto che la Repubblica Ellenica non ha i soldi ed è stata già “messa in mora” dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), a cui non ha pagato un prestito da 1,6 miliardi di euro scaduto il 30 giugno. Come ha sottolineato Philippe Ithurbide, capo analista della società di gestione Amundi, Tsipras ha oggi un po' più di potere contrattuale rispetto al passato e spingerà affinché un' eventuale ristrutturazione del debito greco entri a far parte delle trattative con l'Ue.

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