Il futuro dell'euro in una sentenza
Il futuro dell'euro in una sentenza
Economia

Il futuro dell'euro in una sentenza

Si avvicina l’attesissima decisione dei giudici costituzionali sulle Omt, interventi antispread voluti da Mario Draghi. Un vincolo all’attività della Banca centrale europea avrebbe serie ripercussioni per l’Italia. Ma i nostri politici non sembrano interessati a difendere il Paese dal rischio di default

In parallelo alle discussioni politiche nella passata estate un altro importante dibattito ha avuto un ruolo centrale in Germania: quello sulla legittimità delle «outright monetary transactions» (Omt), ossia il programma lanciato da Mario Draghi nel 2012 di acquisti di titoli del debito sovrano nei mercati secondari a seguito della richiesta di singoli stati e sotto determinate condizioni (per esempio tempistica per il rientro del debito e/o riforme economiche da imporre al paese richiedente). Il programma di fatto non è mai stato attuato: l’effetto annuncio è stato così potente e i risultati positivi sugli spread di molti paesi così marcati che nessun paese ne ha richiesto l’attuazione. Nonostante il suo successo (Draghi per ora ha stabilizzato i mercati senza spendere un solo euro), il programma non è piaciuto ai tedeschi, che hanno avviato un’azione legale contro Draghi e la Bce davanti alla Corte costituzionale tedesca la quale, dopo aver sentito varie testimonianze in luglio, deciderà a breve sulla legittimità (per la costituzione tedesca) del programma.

Un coro di economisti si è speso in questi mesi a favore delle Omt e di Draghi, anche tramite la raccolta di firme. Fra i tanti temi quello centrale è: le Omt sono uno strumento di emergenza che serve a tamponare attacchi speculativi; la natura temporanea e condizionale riduce al massimo i rischi di azzardo morale da parte del paese che lo richiede. In altre parole, non sono un’espansione monetaria permanente e senza limiti, ma uno dei comuni strumenti di prestatore di ultima istanza che ogni banca centrale ha nel cassetto.

Al di là del merito economico del programma, ci sono altre due importanti considerazioni. La prima riguarda la comprensione che i vari stati hanno dell’indipendenza della Bce. I paesi che hanno aderito all’euro hanno implicitamente accettato l’indipendenza della Bce dalle politiche e dalle legislazioni nazionali. Questo vale per l’Italia, la Grecia, la Spagna, ma anche e soprattutto per la Germania, paese in cui l’indipendenza della Banca centrale è stata uno dei capisaldi dell’assetto istituzionale del dopoguerra. Provate a ribaltare la situazione: che cosa succederebbe se il presidente della Bce fosse tedesco e l’Italia lo costringesse a difendersi di fronte alla Corte costituzionale italiana?

La seconda domanda importante è: che cosa succederà se la Corte costituzionale tedesca dovesse decidere per una limitazione dell’utilizzo delle Omt, un risultato da non escludere, anche se non probabile? È difficile prevedere, ma c’è la concreta possibilità che i mercati reagiscano con attacchi speculativi a un segnale che indebolisce la capacità della Bce di affrontare le crisi di panico nella zona dell’euro. In questo senso si avvicinerebbe anche il rischio di default per alcuni paesi. La stessa probabilità di interventi tampone della Banca centrale, sotto altre forme, e probabilmente meno efficaci, aumenterebbe.

Ma forse non importa: il governo, il Parlamento e i politici italiani non sembrano essersi preoccupati più di tanto di Draghi, delle Omt e della possibilità di difendere il loro Paese dal default.

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