Fare rete per avere successo
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Fare rete per avere successo
Economia

Fare rete per avere successo

Sono tre i network di relazione necessari: operativo, personale e strategico. Ecco come crearli e come farli funzionare

"Lavoro sessanta ore alla settimane, tiro il collo ai miei e poi? E poi, scopro che in Comitato di Direzione hanno chiamato un mio collega a parlare anche delle mie cose. Come se non bastasse, secondo 'radio serva' stanno pensando di accorpare la mia area sotto uno che è arrivato da tre mesi”.

A parità di impegno e capacità professionali, cosa serve per emergere?
Secondo Herminia Ibarra, professoressa alla Harvard Business School, e M. Hunter, emerge chi è capace di “fare rete”, anzi, di usare le reti, perché, spiegano gli autori di Harvard, di reti ne servono almeno tre.
Il vincente sa come usarle tutte e tre e chi deve farne parte.

Operativa
La prima la è la rete operativa: serve a svolgere le attività di routine. Ne fa parte non solo le persone che vi aiutano ma anche coloro che, nell’ambito dell’organizzazione, possono favorire o bloccare un progetto importante che vi riguarda. Sono queste ultime che devono essere oggetto del nostro reclutamento.

Personale
La seconda è la rete personale: è la nostra SFP (Scuola di Formazione Permanente). Ne fanno parte coloro che fanno il nostro lavoro, di solito in altre realtà. Ci aiuta a capire come si muove il nostro settore, come cambia o la nostra professione. Se serve, può essere usata per qualche prendere qualche “ripetizione” o condividere le soluzioni a un problema comune. Per questo tipo di rete, le “aree di reclutamento” sono solitamente le Associazioni professionali o di ex-alumni o le persone conosciute a convegni.

Strategica
Ma è sulla terza che Ibarra e Hunter puntano di più. La chiamano la rete strategica. Aiuta a capire, prima degli altri, dove sta andando l’azienda e quali sono le mosse giuste da fare per “seguire l’onda”.

Premessa importante: le organizzazioni evolvono in continuazione. Il problema è che, spesso, questa evoluzione avviene “sotto traccia”. Ad esempio, arriva un nuovo membro della Direzione e con lui alcune cose incominciano a cambiare anche se, all’inizio, solo i “ben informati” se ne accorgono.

Un altro “classico”: l’AD inizia a ripensare ad alcune priorità oppure la stella di qualche potente membro del suo staff inizia ad oscurarsi. State pure certi che all’inizio il Capo ne farà parola solo con i suoi collaboratori più stretti.

Al massimo, si lascerà scappare qualcosa in Comitato di Direzione. Ecco, quello è il momento in cui avere qualche che ti aggiorna diventa di enorme importanza. Pensate alla soddisfatta sorpresa del capo quando scopre che qualcuno sta mettendo in pratica quello che lui sta ancora elaborando.

Detto in un altro modo, se si vuol fare carriera bisogna trovarsi sul binario prima che arrivi il treno. Competenze e duro lavoro non bastano. Bisogna imparare a leggere “i segnali di fumo”.

Per arrivarci bisogna dotarsi di una rete costituita da persone che hanno un accesso facile ai “piani alti” in grado di trasferire non solo il quadro d’insieme ma anche i “segnali deboli” che è difficile cogliere quando la routine operativa assorbe tutte le nostre energie.

Facile? Per niente! “Fare rete” è un “lavoraccio” .

Bisogna cambiare atteggiamento e magari costringersi a fare cose che non ci sono congeniali.
Per prima cosa va cambiata l'opinione sul networking. Molti ritengono che il confine tra networking e una riprovevole manipolazione sia molto labile: nulla di più sbagliato. Un modo c’è: cercatevi un “modello”, qualcuno che fa le cose come piace a voi e provate a imitarlo.

Fare rete porta via tempo, molto tempo. È indispensabile liberare l'agenda dalle attività di routine affidandone il più possibile alla rete operativa. In questo modo si terrà la mente fresca per concentrarsi sul reclutamento della rete strategica.

A questo punto la domanda è: da dove inizio? Abbiamo già visto che vi servono “antenne” ben posizionate.
Premesso che ognuno ha il suo metodo, è vero che gli interessi – sport, arte, anche politica – sono un’ottimo punto di partenza. Quando si condivide un interesse, nelle relazioni gerarchie, portafoglio e altri status symbol contano meno e ci si lascia andare di più.

Bisogna essere accorti però. Aspettate che si instauri un minimo di confidenza prima di affrontare i temi che vi stanno a cuore. Se diventate bravi ad ascoltare, probabilmente non sarà neppure necessario. Saranno i vostri interlocutori a darvi le dritte che vi servono.

Impariamo a “fare favori” - se serve, inventiamoli - ma anche a chiederli.
Qui, il “dare e avere” la fa da padrone.
Last but not least: se diventate bravi potete anche provare a usare la vostra rete per fare arrivare i messaggi giusti - giusti per voi, s’intende - a chi di dovere....
In sintesi: piaccia o no, in azienda per vincere non basta essere competenti e lavorare sodo. Bisogno anche diventare bravi a gestire le proprie reti per anticipare i cambiamenti e fare arrivare i messaggi che vi servono.
Buon lavoro e buona fortuna.

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