Facebook-WhatsApp, i motivi finanziari dell'acquisizione e il rischio di una nuova bolla
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Facebook-WhatsApp, i motivi finanziari dell'acquisizione e il rischio di una nuova bolla
Economia

Facebook-WhatsApp, i motivi finanziari dell'acquisizione e il rischio di una nuova bolla

Per gli analisti l'operazione è carissima. Ma c'è chi vede delle opportunità nel lungo periodo

Lenny Grover, opinionista del noto blog finanziario americano Seekingalpha.com e fondatore di una società di analisi indipendente sui prezzi delle azioni di Wall Street, lo ha scritto chiaro e tondo: dopo l'acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook, strapagata la bellezza di 19 miliardi di dollari , c'è il rischio di vedere sul mercato dei titoli tecnologici una nuova bolla speculativa. E' una bolla 2.0 (così la chiama Grover) in cui l'operazione faraonica appena messa in piedi dal social network fondato da Mark Zuckerberg potrebbe essere una sorta di pietra miliare, che richiama alla memoria un'altra acquisizione miliardaria risalente al 1999. Fu quella messa in atto da Yahoo!, una delle società regine della new economy alle soglie del terzo millennio che, quindici anni or sono, sborsò ben 3,6 miliardi di dollari per comprare GeoCities, uno dei siti web allora più cliccati della rete, oggi scomparso purtroppo dalla circolazione.

L'ACQUISIZIONE MILIARDIARIA DI WHATSAPP

Quell'operazione miliardaria, a detta dell'analista americano, fu di fatto l'inizio della prima sbornia dei mercati finanziari per i titoli legati a internet. Una sbornia che, quasi tre lustri fa, provocò disastri sulle borse internazionali e che purtroppo somiglia maledettamente a quella che si intravede oggi, dopo l'operazione Facebook-WhatsApp (con cui il social network maggiore del mondo è andato all'arrembaggio della più grande piattaforma globale dedicata all'invio di messaggi gratuiti con gli smartphone). Sarà vera la previsione di Grover? L'analista invita gli utenti di Seekingalpha e i suoi colleghi della comunità finanziaria americana a dibattere su questo argomento. Intanto, però, i titoli tecnologici nel portafoglio ideale di Grover non ci sono più da tempo, perché sono ormai troppo cari. Che abbia ragione o torto l'analista, una cosa è certa: l'acquisizione di WhatsApp, per le sue dimensioni, appare a diversi osservatori quasi una follia (anche se è avvenuta in gran parte con uno scambio di azioni). Certo, WhatsApp è un'applicazione di grande successo: ormai ce l'hanno oltre un miliardo di persone nel mondo, di cui 420milioni la utilizzano almeno una volta al mese e poco più di 320 milioni quasi quotidianamente. Ogni 24 ore, il numero di utenti cresce al ritmo di 1 milione di unità, dagli Stati Uniti all'Asia, passando per l'Europa.

WHATSAPP: COSA CAMBIA PER GLI UTENTI

Peccato, però, che i ricavi reali e potenziali di WhatsApp restino un mistero (il giro d'affari odierno è stimato sui cento milioni di dollari). Ma ciò che interessa a Facebook non è tanto l'attuale e smilzo fatturato della nuova controllata, quanto piuttosto il business che si può costruire con quell'immenso patrimonio di 300-400 milioni di utenti di WhatsApp attivi ogni giorno e valutati con la recente acquisizione ben 42 dollari ciascuno. Per fare una montagna di soldi, tuttavia, bisognerà probabilmente che Facebook cambi un po' i connotati  alla società appena acquisita. Come? Convincendo milioni di persone che oggi mandano gli sms gratuiti attraverso questa applicazione a metter mano al portafoglio, per ricevere qualche servizio a pagamento. Oppure, il social network di Zuckeberg potrebbe scegliere di convogliare sulla piattaforma di WhatsApp una montagna di messaggi pubblicitari, come sta tentando di fare anche nel proprio social network, che da tempo è disponibile pure sui telefonini di nuova generazione. Il mercato delle inserzioni promozionali sugli smartphone e sugli altri sui dispositivi mobili, infatti, sta crescendo come un fiume in piena e,  secondo la società di ricerca Gartner, raggiungerà nel 2014 un valore di 18 miliardi di dollari, contro i 13 miliardi del 2013.

IL SUCCESSO DI WHATSAPP

Per adesso, Facebook dice di non essere intenzionata a convogliare la pubblicità su WhatsApp ma, nel medio periodo, potrebbe decidere di cambiare decisamente rotta. Questo, almeno è quello che pensano gli esperti di Iae Reaserch, un'altra società di ricerca indipendente che interviene sulle pagine del blog SeekingAlpha. Secondo gli esperti di Iae Reaserch, la recente acquisizione portata a termine da Facebook è senza dubbio un passo molto impegnativo che, tuttavia, offre diverse opportunità nel medio e nel lungo periodo. Non va dimenticato, infatti, che la base di utenti portata in dote da WhatsApp è un patrimonio enorme e molte persone potrebbero essere comunque convertite alla filosofia dei servizi a pagamento, visto che le tariffe per gli sms richieste dalle compagnie telefoniche sono in ogni caso meno competitive e più care. Si tratta però di ipotesi e previsioni ancora tutte da avverarsi mentre l'unico dato certo, almeno per adesso, è il prezzo astronomico di 19 miliardi pagato per l'acquisizione. Per questo, a Wall Street, c'è chi vede lo spettro di una bolla di nuovo dietro l'angolo.

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