Etihad, Emirates e la guerra dei cieli
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Etihad, Emirates e la guerra dei cieli
Economia

Etihad, Emirates e la guerra dei cieli

Ecco perché mentre le linee aeree occidentali soffrono, negli emirati si prende quota e si investe

Se c’è una cosa che la commessa miliardaria per i nuovi aerei firmata dai tre vettori arabi dice chiaramente è che il baricentro del volo si è spostato definitivamente verso il Medio Oriente. I 150 miliardi di dollari messi sul piatto al recente Dubai Airshow  da parte di Emirates Airline, Etihad Airways e Qatar Airways per portarsi a casa oltre duecento velivoli sono il segno inequivocabile che le compagnie della Penisola Arabica sono ormai un concorrente quasi invincibile per le compagnie europee e americane. 

Le linee aeree del Golfo, infatti, hanno saputo rinvigorire la strategia dell’hub  ideata dalle compagnie americane all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Ovvero: far convergere i passeggeri da tante destinazioni verso un aeroporto centrale da dove smistarli per mete a lungo raggio. Lo spostamento degli equilibri economici verso l’India e l’Asia ha fatto il resto, permettendo alle compagnie del Golfo di capitalizzare la loro posizione geografica

L’accesso al credito favorito dalle risorse energetiche ha contribuito alla costituzione di una flotta composta soprattutto da aerei di nuova generazione il cui costo per posto è tendenzialmente inferiore agli aerei delle altre compagnie. E’ proprio grazie a modelli come l’A380 di Airbus e il 777-300 ER di Boeing che Emirates ha potuto competere sulla strategia a lungo raggio con giganti come British Airways, Qantas e Singapore Airlines che operano principalmente con 747-400. Costi operativi più bassi – per il lavoro, ma anche per le tasse aeroportuali – hanno permesso alle compagnie aeree del Golfo di contribuire alla diversificazione delle economie locali, affrancandole dal petrolio. L’ultima tappa della strategia di sviluppo inverte la rotta iniziale e riguarda il movimento di passeggeri dalla Cina e dell’India verso le destinazioni d’Europa e d’America. 

I numeri parlano da soli: Emirates, la compagnia che ha fatto da apripista essendo nata nel 1985, può contare su un aeroporto – Dubai World Central Al Maktoum International Airport – disegnato per una capacità di 160 milioni di passeggeri l’anno . Lo scorso anno, dopo soli dieci anni di operatività, Etihad ha trasportato sui suoi aerei oltre dieci milioni di passeggeri, con un incremento del 39,3% rispetto al 2005. Inoltre, la compagnia continua a crescere grazie accordi firmati con vettori come Air Berlin, Virgin Australia, Aer Lingus e l’indiana Jet Airways. Il mese scorso, dopo decenni di resistenza, Qatar Airways è riuscita finalmente a entrare nell’alleanza Oneworld Alliance, insieme a British Airways, Qantas, Iberia e Cathay Pacific. Infine, nel semestre da aprile a novembre, Emirates Airline ha sfiorato i 19 milioni di passeggeri, in crescita del 15,4% sul periodo corrispondente. Le linee aeree storiche invece, certifica la Iata, sono in stallo, con un magro incremento della domanda dell’1,5%.

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