L'errore della Legge di Stabilità
Fonte: Bankitalia - Grafico a cura di Pierluigi Tolot
L'errore della Legge di Stabilità
Economia

L'errore della Legge di Stabilità

Il governo pensa che pagando i propri debiti il Pil aumenterà. Ma le imprese useranno i soldi per pagare banche, stipendi e tasse arretrate, non per investire.

Nessuno (nemmeno l’interessato) ha spiegato con esattezza cosa volesse dire il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni quando, dopo la bocciatura da parte della Ue della legge di stabilità, ha affermato che «le stime sulla crescita (del Pil, calcolate dalla Commissione, ndr) risultano leggermente più basse per una differente valutazione dell'effetto sul ciclo economico del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione». Il giudizio negativo di Bruxelles sulla legge economica del governo comporta soprattutto il fatto che nel 2014 l’Italia non potrà godere del bonus di 3 miliardi aggiuntivi garantiti a quei Paesi che escono dalla procedura di infrazione per aver superato il limite del 3% tra deficit e Prodotto Interno Lordo.

Per capire in che cosa consiste questa “differente valutazione” basta leggere il Documento di Economia e Finanza di fine settembre dove c’è scritto che «per il 2014 si confermano pienamente le prospettive di ripresa dell’attività economica anche alla luce del provvedimento di accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione». Stiamo parlando di 40 miliardi, la metà dei quali da pagare entro il 2013 e il resto nel 2014.

Quindi, in sostanza, la «differente valutazione» consiste soprattutto nel fatto che il governo attribuisce al pagamento dei debiti contratti con società private un effetto molto positivo sul Pil. Quanto positivo? Lo spiega la Corte dei Conti che, dopo aver analizzato la legge di stabilità, dice che: «Al provvedimento che interviene per accelerare i pagamenti dei debiti delle amministrazioni pubbliche, il governo ascrive effetti macroeconomici di rilievo. Rispetto allo scenario di base, si prevede un incremento della crescita di 2 decimi di punto nel 2013 e di 7 decimi nel 2014, anno nel quale l’impulso del provvedimento consentirebbe, nelle stime governative, di raddoppiare la crescita attesa del Pil, in termini reali. Determinante sarebbe, in particolare, l’effetto sugli investimenti (+0,7 e +3,3 per cento rispettivamente nel 2013 e nel 2014) e sull’occupazione (+0,5 per cento e +0,8 per cento nei due anni). Si tratta di impulsi significativi che si rifletterebbero positivamente anche sul quadro di finanza pubblica, favorendo il rispetto dei vincoli di bilancio concordati in sede europea». Il governo, insomma, pensa che se lo Stato paga i propri debiti quei soldi facciano aumentare il Pil. Il grafico qui sopra dice che non succederà esattamente così.

Periodicamente la Banca d’Italia conduce un sondaggio tra le imprese italiane sullo stato dell’economia. Nell’ultimo, del 6 novembre, alle aziende che vantano crediti verso la Pa è stato chiesto come useranno i soldi che sono stati loro promessi. Ecco le risposte: un terzo li userà per pagare i debiti con i fornitori; il 21,6% per finanziare l’attività ordinaria dell’impresa; il 16,2% li userà per pagare i debiti bancari; l’11% li metterà a riserva mentre il 12,9% pagherà stipendi e tasse arretrate. Appena il 3,2% delle imprese pensa che li userà, in tutto o in parte, per effettuare nuovi investimenti, che è la via più diretta per far crescere il Pil.

Stando alle risposte degli imprenditori, insomma, il pagamento dei debiti dello Stato non avrà gli effetti che il governo si attende. Ecco perché la Ue crede che la manovra sia troppo ottimista. D’altra parte anche la Corte dei Conti ammette che «valutazioni indipendenti effettuate da istituti di ricerca confermano l’efficacia delle misure proposte con il decreto in termini di accelerazione della crescita, anche se ne ridimensionano la portata rispetto alle stime governative».

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