Debiti Pa, con la Cdp risparmi postali comunque al sicuro
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Debiti Pa, con la Cdp risparmi postali comunque al sicuro

L’ente guidato da Bassanini non servirebbe a pagare direttamente le imprese, ma solo a garantire i crediti

Nel corso di questi ultimi tempi le voci sempre più insistenti di un impegno diretto della Cassa depositi e prestiti nella risoluzione dell’annoso problema dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, ha messo in allarme milioni di risparmiatori postali. E’ grazie proprio alle loro risorse infatti che la Cdp riesce a gestire una mole straordinaria di fondi che utilizza a vario titolo. Ora, il fatto che proprio questi fondi possano essere sfruttati per pagare i debiti arretrati degli enti locali, ha fatto saltare sulla sedia milioni di correntisti postali terrorizzati dalla prospettiva che i propri soldi possano per questa via volatilizzarsi.

ECCO DOVE RENZI TROVERA' I SOLDI PER PAGARE LE IMPRESE

“In effetti non è così – ci spiega Carlo Stagnaro, dell’Istituo Bruno Leoni – e i risparmiatori delle Poste possono stare tranquilli. Innanzitutto non è assolutamente immaginabile che il management di Cdp, guidato dal presidente Franco Bassanini e dall’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, possa mettere in atto operazioni che non siano perfettamente soppesate. Inoltre, esistono precisi vincoli statutari che impediscono tutta una serie di operazioni a rischio”. E se già queste considerazioni non fossero sufficienti a rassicurare i risparmiatori, allora vale anche la pena sottolineare come dovrebbe funzionare il meccanismo che ha in mente il governo per saldare i debiti pubblici con le imprese.

DEBITI PA, I FONDI A DISPOSIZIONE E QUELLI CHE MANCANO

“In nessun modo i fondi della Cdp verrebbero utilizzati direttamente per pagare le aziende – precisa Stagnaro -. Il meccanismo allo studio, piuttosto complesso, prevede che in effetti i debiti delle imprese vengano trasferiti alle banche, che a loro volta riceverebbero, tramite le risorse della Cdp, una semplice garanzia sui propri crediti”. A tutti gli effetti dunque, la Cdp funzionerebbe come una sorta di finanziaria di Stato, un ruolo quest’ultimo che lo stesso Stagnaro, fautore da sempre di politiche di liberalizzazioni della nostra economia, non vedrebbe male. Anche perché sovvertirebbe una consuetudine della Cdp che finora invece si sarebbe dimostrata abbastanza incline a distorcere il corretto gioco della concorrenza. “In effetti – sottolinea il direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni  - io sono tra quelli che sostiene che nel tempo la Cdp sia diventata una sorta di Iri del terzo millennio, aumentando in maniera, secondo me preoccupante, la presenza della mano pubblica nella nostra economia”.

SOLDI ALLE IMPRESE, UNA CORSA CONTRO IL TEMPO

E d’altronde a scorrere l’elenco delle partecipazioni vantate dalla Cdp si ha l’impressione di una ramificazione davvero molto ampia: si va dall’Eni a Snam e da Terna a diversi fondi di investimento che a loro volta detengono quote di imprese come Ansaldo Energia, Hera e numerose altre. “Immaginare che ora – sottolinea Stagnaro - i fondi della Cdp, invece di essere utilizzati per aumentare ulteriormente la presenza statale nell’economia, possano servire a garantire il saldo di debiti pubblici con le imprese private, è tutto sommato un elemento da guardare con favore”. Un sostanziale via libera dunque che, come detto però, deve fare i conti  con un meccanismo complesso e da alcuni ritenuto ancora troppo farraginoso. Un punto questo su cui il nuovo governo Renzi è chiamato con urgenza ad intervenire, se davvero, come promesso dal nuovo premier, si intendono sbloccare in maniera totale i circa 80 miliardi di arretrati che le aziende vantano a oggi dalla macchina statale.

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