Al Corriere della Sera si riaprono i giochi
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Al Corriere della Sera si riaprono i giochi

Scott Jovane sconfitto dalla redazione, il nuovo sito che non convince, i soci divisi e la Fiat che non vuole più scucire un euro. E all’orizzonte Cairo con la sua tv...

Non un euro in più per Rcs. L’orgoglio di averla salvata dal fallimento; il sostegno di Sergio Marchionne all’amministratore delegato, "il collega" Pietro Scott Jovane; il richiamo di John Elkann al nonno Gianni Agnelli che volle entrare in Rizzoli; la conferma che la quota non passerà a Exor ma "resterà in pancia a Fca": di tutte le parole spese lunedì 31 marzo all’ultima assemblea Fiat tenuta al Lingotto, la sentenza più importante è proprio la rinuncia a spendere ancora per la casa editrice del Corriere della sera. A risanamento avvenuto, chi ha i quattrini si faccia avanti.

Pur negando ogni dissidio con Marchionne, certo è che Elkann, a un anno dalla presa del potere, gioca in difesa. Anzi, dopo la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, la quota del 20 per cento scenderà al 16 e l’assetto azionario sarà più che mai aperto, con Mediobanca sotto il 10, Diego Della Valle in stand-by e Urbano Cairo tentato di mettere sul piatto la sua televisione, La7, che renderebbe il gruppo molto più appetibile sul mercato. Intesa non lascia fino al 2017 e Giovanni Bazoli resta ago della bilancia, ma la situazione è in movimento, il flottante in borsa è salito dal 6 al 30 per cento ed è passato di mano un altro pacchetto del 5 per cento.

Potati i rami secchi, aumentato il capitale per 409 milioni e incassati 120 milioni dalla vendita del complesso immobiliare di via Solferino, il bicchiere resta solo mezzo pieno. Jovane, adesso, è atteso alla prova delle strategie editoriali. Si sa che non ha esperienza di mass media, ed è stato scelto per dare un impulso alla componente web, una delle più deboli in Rcs. Il nuovo sito del Corriere della sera, però, ha deluso e circa la metà dei visitatori occasionali s’è allontanata.

Ai vertici del Lingotto, poi, hanno preso male la battaglia (persa) dei bonus ai dirigenti. Jovane ha sottovalutato lo spirito del tempo, tutt’altro che benevolo verso i supermanager e i loro stipendi, soprattutto nelle società in perdita. E non ha fatto i conti con quello che a Torino chiamano "il soviet di via Solferino". L’intero corpo redazionale e i sindacati del gruppo hanno minacciato tre giorni di fila di sciopero, un timing ferale con il lancio della Repubblica new look e l’arrivo di Barack Obama (il Corriere della sera aveva già in macchina un’intervista con il presidente americano). A quel punto, il direttore Ferruccio de Bortoli ha chiesto di sospendere la protesta mettendo sul tavolo la propria poltrona se i vertici dell’azienda non avessero sospeso i loro benefit.

De Bortoli ha contato sulla divisione tra i soci: con lui ci sono Bazoli e gli eredi Rotelli, mentre Giampiero Pesenti e Marco Tronchetti Provera sono rimasti alla finestra, anche se entrambi hanno un buon rapporto con il direttore. Jovane ha dovuto fare marcia indietro e all’assemblea Rcs, l’8 maggio, si vedrà quale lezione ha tratto dalla prima vera prova del fuoco. C’è chi ricorda Vittorio Colao e il suo scontro con Paolo Mieli. Il McKinsey boy è durato solo dal 2004 al 2006. I tempi sono cambiati, d’accordo, ma il "Corrierun" è sempre lo stesso.

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