Contrabbando di sigarette: i numeri e i rischi
Un sequestro ad Afragola, in provincia di Napoli (credits: Massimo Abbate/Ansa)
Contrabbando di sigarette: i numeri e i rischi
Economia

Contrabbando di sigarette: i numeri e i rischi

Nn è più un fenomeno marginale. Un pacchetto di bionde su quattro, fra quelli intercettati nei nostri porti, è ormai made in Asia e spesso arriva fino ai tabaccai. Con conseguenze pesanti per la salute. Ma anche per l'erario

C'era una volta il contrabbando di sigarette: le “bionde” arrivavano dai mercati dell'Est europeo, poi venivano imballate in Montenegro prima di raggiungere, a bordo di un motoscafo, le coste adriatiche. Una volta in Italia, si vendevano come il pane eludendo ogni accisa. Da quando l'economia globale ha imposto un cambio di prospettiva, tuttavia, anche il contrabbando si è adeguato. Un esempio? Lo scorso anno in Italia sono state sequestrate oltre 42 tonnellate di sigarette provenienti dalla Cina e da altri Paesi asiatici: in pratica un pacchetto su quattro, tra quelli intercettati nei nostri porti, arriva da Oriente e non più dai tradizionali centri di smistamento balcanici.

Il dato più allarmante, però, è un altro: nella stragrande maggioranza dei casi non si tratta di stecche “sfilate” alle grandi aziende del tabacco, bensì di copie. Dopo giocattoli, T-shirt ed elettronica, è questa l'ultima frontiera del falso made in China, con la quale Guardia di finanza e Agenzia delle dogane devono fare sempre più spesso i conti. Il danno è in primo luogo sanitario: i prodotti in arrivo dal Far East, infatti, non rispondono ad alcun canone qualitativo o sanitario, anche se nessun consumatore potrà dire di non essere stato avvisato: gli avvertimenti di rito sulla nocività del fumo, così come i bollini dei Monopoli, compaiono puntualmente su ogni pacchetto. Imitazioni perfette, come da tradizione cinese.

Così l’effetto perverso della crisi, come fa notare a Panorama.it un investigatore delle Fiamme Gialle, si manifesta anche in un’altra direzione: “Ormai non è raro scoprire che anche i rivenditori tradizionali si rivolgono pro quota ai trafficanti per ottenere un po’ di marginalità in più”, confida la nostra fonte. Le conseguenze sono pesanti anche per i Monopoli di Stato, che lo scorso anno, tra acquisti nei duty free, passaggi al tabacco sfuso (tassato in misura minore) o alla sigaretta elettronica , e appunto contraffazione, hanno registrato minori entrate erariali per quasi 650 milioni di euro, in pratica la metà del rosso registrato dal comparto tabacchi a livello europeo, con il peso dei canali non tradizionali che è passato in un decennio dallo 0,7 al 4,3 per cento.

“Difficile che in un contesto come questo la situazione possa migliorare” ammette l’investigatore, spiegando perché il fenomeno abbia ritrovato vitalità negli ultimi mesi: “L'aumento dei prezzi, soprattutto nel Nord Europa, e le frontiere orientali sempre più malleabili hanno riportato l’Italia al centro dello scacchiere. E un Paese di transito è per definizione anche un Paese di stop, dove si smercia molto. Soprattutto in considerazione del fatto che anche da noi sta per scattare un nuovo aumento delle accise, e dunque dei prezzi , già previsto per il primo gennaio e in seguito rinviato a maggio”.

Anche le rotte e le modalità distributive stanno cambiando: “Oggi” sottolinea l’esperto “il grosso delle stecche introdotte illegalmente viaggia assieme alle merci legali, talvolta con le navi passeggeri. Gli scafisti, al contrario, sono diventati un fenomeno marginale. Così, oltre ai porti adriatici, siamo costretti a monitorare con attenzione anche altri scali: Genova, Napoli, Gioia Tauro”. Sul fenomeno ha acceso un faro anche l'Olaf, l'Agenzia europea antifrode. La scorsa estate, dopo aver destinato al contrasto 1,5 miliardi di contributi straordinari, l'Agenzia ha raccomandato ai Paesi più esposti (Italia, Spagna, Grecia, Polonia e Gran Bretagna) di inasprire sanzioni e controlli, obbligandole per la prima volta alla pubblicazione di report annuali.

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