Bonifici dall'estero: come funziona la trattenuta del 20% e come si fa a evitarla
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Bonifici dall'estero: come funziona la trattenuta del 20% e come si fa a evitarla
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Bonifici dall'estero: come funziona la trattenuta del 20% e come si fa a evitarla

Dal 1° febbraio, chi riceve soldi da un pese straniero subisce un mega-balzello del fisco. Ma è possibile evitarlo, dimostrando che non si tratta di guadagni da investimenti

Una trattenuta del 20% sui bonifici provenienti dall'estero. E' l'ultima trovata del fisco italiano decisa nel 2013 dal governo Letta ed entrata ufficialmente in vigore in Italia il 1° febbraio scorso. Si tratta di una novità che potrebbe risultare indigesta a molti contribuenti, costretti ad affrontare lunghe trafile burocratiche, per evitare di non pagare questo balzello, spesso non dovuto.

EVASIONE ALL'ESTERO: COM'E' DIFFICILE COMBATTERLA

In pratica, come specificato in una circolare dell'Agenzia delle Entrate del 18 dicembre scorso, da quest'anno la legge stabilisce che qualsiasi trasferimento di denaro, se proveniente da un paese straniero e diretto verso un conto corrente italiano, deve essere sottoposto a un prelievo alla fonte del 20%. In realtà, la tassazione è dovuta soltanto se le somme trasferite sono classificabili come redditi da capitale (cioè come guadagni derivanti da un investimento finanziario) oppure come redditi diversi (è il caso delle plusvalenze generate dalla compravendita di un immobile o dei canoni di locazione di un appartamento situato all'estero). Sono invece escluse le retribuzioni da lavoro o i proventi derivanti da una libera professione o da attività d'impresa.

Peccato, però, che nella nuova norma ci sia un dettaglio tutt'altro che trascurabile: l'onere della prova spetta al contribuente e non al fisco. Detto in parole povere, è compito del beneficiario del bonifico dimostrare che i soldi incassati dall'estero non sono tassabili. In caso contrario, la banca o l'intermediario che esegue il trasferimento di denaro può applicare la ritenuta. Risultato: in assenza di qualsiasi comunicazione, l'istituto di credito sarà autorizzato a trattenere il 20% anche su trasferimenti di denaro che in realtà sono esenti. E' il caso, per esempio, di una piccola "mancia" ricevuta da un cittadino italiano da parte qualche parente che risiede oltreconfine o di un eventuale un rimborso-spese inviato, a qualsiasi titolo, da un amico che si trova fuori dall'Italia. Non ci dovrebbero essere particolari problemi, invece, per quei correntisti che esercitano abitualmente (e da tempo) una professione in un paese straniero o hanno un'impresa che opera con l'estero. In questo caso, infatti, l'intermediario non applicherà la trattenuta sui bonifici, presumendo che il trasferimento di denaro sia legato all'attività lavorativa.

COME EVITARE IL BALZELLO

Per evitare il balzello, bisogna comunque dare specifiche disposizioni al proprio istituto di credito e affrontare purtroppo una lunga trafila burocratica. E' necessario infatti presentare un'autocertificazione, in cui si dichiara che le somme incassate non sono classificabili come redditi da capitale o come redditi diversi, soggetti alla ritenuta. Inoltre, è bene allegare alla documentazione inviata qualsiasi elemento utile che consenta alla banca di accertare l'esenzione dall'imposta. Va ricordato, infatti, che le attività e i capitali detenuti all'estero devono essere riportati in un'apposita sezione della dichiarazione dei redditi, cioè nel quadro Rw. Per dimostrare che i soldi incassati non sono tassabili, dunque, è consigliabile inviare alla banca anche l'ultima copia del modello Unico o del 730, da cui emerge che il correntista non possiede alcuna attività all'estero.

LA DOMANDA DI RIMBORSO

Nel caso in cui la banca abbia applicato ingiustamente la trattenuta del 20%, il contribuente può chiederne la restituzione direttamente all'intermediario entro il 28 febbraio dell'anno successivo al momento in cui è avvenuto l'indebito prelievo del balzello. In alternativa, i diretti interessati possono presentare all'Agenzia delle Entrate un'istanza di rimborso, entro quattro anni dalla data della ritenuta.

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