Cronaca

Violenza sulla donne: come aiutare le vittime

Dal centro piemontese Telefono Rosa domande e risposte per dare una mano concreta a chi ha bisogno

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Chiara Degl'Innocenti

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Troppo spesso il sospetto o la certezza del maltrattamento subito da una donna che conosciamo può suscitare sentimenti di rabbia o, peggio, incredulità. Gli ultimi casi di cronaca raccontano di storie incredibili di maltrattamenti subiti in famiglia o da persone molto vicine. Come nel caso di Noemi Durini, la 16enne uccisa a settembre dal fidanzatino che tutti sapevano avere dei problemi comportamentali, ma che ha visto intervenire solo la madre della giovane. Qualche giorno prima della sua scoparsa Noemi aveva postato su facebook foto e parole che lasciavano intendere di essere vittima di un amore violento.

Come si legge dal sito del Telefono Rosa piemontese, fare i conti con la violenza domestica significa mettere in gioco i propri sentimenti e pensieri, confrontarsi con i preconcetti e prendere una posizione. Questo non sempre facile, soprattutto se si conoscono entrambi: la donna che subisce violenza e l’uomo che l’esercita perché, credere e denunciare, significa schierarsi dalla parte delle donne che subiscono violenza.

Esistono, come elenca il Telefono Rosa, dei campanelli d’allarme che possono essere facilmente riconosciuti (psicologici, comportamentali, fisici) e che possono aiutare a comprendere se una donna sta subendo una violenza. Di seguito le risposte fornite dal sito del centro antiviolenza piemontese (telefonorosa.altervista.org)

Da cosa si riconosce se una donna viene maltrattata?

Esistono diversi indicatori.

- psicologici: stati d’ansia, stress, attacchi di panico, depressione, perdita di autostima, agitazione, autocolpevolizzazione

- comportamentali: ritardi o assenze dal lavoro, agitazione esagerata per l’assenza da casa, racconti incongruenti sulle ferite, passività o forte insicurezza nelle relazioni, isolamento sociale

- fisici: contusioni, bruciature, lividi, fratture, occhi neri, danni permanenti, aborti “spontanei”, disordini alimentari.

Ma esiste un solo modo per saperlo con certezza: chiederlo direttamente, in un contesto di calma e tranquillità.

Come è possibile aiutarla?

Assicurarsi di volerla aiutare concretamente prima di offrirle un aiuto, è fondamentale. Informarsi sulla violenza domestica, chiamare un centro antiviolenza o documentarsi sull’argomento. Non pensare di trovare soluzioni rapide, definitive, semplici.

Che atteggiamento tenere?

- Occorre prendersi tutto il tempo possibile per ascoltare il racconto, senza interruzioni.

- Credere a ciò che la donna maltrattata sta raccontando e dirglielo direttamente è molto importante. Non stupirsi del fatto che il racconto può far emergere sentimenti della donna verso il compagno molto diversi fra loro: amore e paura, stima e odio, speranza e disperazione.

- Dirle che non c’è nessuna giustificazione alla violenza e che qualsiasi cosa abbia fatto non è colpa sua.

- Farle capire che lei è attrice della sua vita, della sua felicità e che potrà farcela.

- Farle domande soprattutto per capire da quanto tempo avviene la violenza, se è aumentata nel tempo e se ci sono armi in casa. Queste domande serviranno per capire anche la pericolosità della situazione che sta vivendo. Credere alle sue paure.

- Evitare di dare giudizi e consigli su quello che deve fare. Sarà lei stessa a dire ciò di cui ha bisogno.

- Spesso allo stato di maltrattamento si associa un forte isolamento e una chiusura verso l’esterno. Lei ha bisogno della vicinanza della persona che la sta ascoltando e credendo.

- Una delle minacce usate più frequentemente dal maltrattatore per ricattare la donna vittima delle sue violenze è quella di dirle che perderà i figli in caso di tentativo di abbandono o denuncia. Farle capire che lei non è una “cattiva” madre se cerca di proteggere i figli e che la violenza a cui assistono può essere destabilizzante per loro.

Come è possibile sostenerla?

- Per esempio aiutandola se chiede una mano anche per piccole cose concrete. Se non è possibile farlo, meglio cercare insieme a lei delle soluzioni alternative mettendola, magari, in contatto con centro antiviolenza come il Telefono Rosa.

Quando e chi contattare in caso di violenza?

La prima cosa da fare è sostenere le sue decisioni e rimandandole forza. Ci sono sempre rischi legati a ogni decisione presa da una donna maltrattata. Quindi se la si vuole davvero aiutarla, si deve cercare essere paziente e avere rispetto per le sue decisioni.

- Il numero di telefono del centro antiviolenza più vicino, rassicurandola che lì sarà ascoltata, troverà informazioni utili e che le sarà garantito l’anonimato.

- In caso di emergenza, Polizia 113. Carabinieri 112. Emergenza sanitaria 118. Telefono Rosa, o la Linea di aiuto sulla violenza, multilingue e attiva 24 ore su 24 in tutta Italia, 1522, con chiamata gratuita.

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