Cronaca

Tradimenti e femminicidi: il difficile ruolo dell'investigatore privato

Il dermatologo che ha ucciso Giulia Ballestri a Ravenna, si era rivolto a uno 007. Ecco cosa succede in questi casi

Si era rivolto ad uno 007 privato. Matteo Cagnoni, il dermatologo arrestato a Firenze per l'omicidio della moglie Giulia Ballestri avvenuto a Ravenna, era ossessionato dalla gelosia.

Erano mesi che Cagnoni aveva il sospetto che la madre dei suoi figli avesse una nuova relazione. Così, ha deciso di affidare i suoi dubbi ad un investigatore privato: l’ha fatta pedinare, fotografare e filmare in tutti i suoi spostamenti fino ad avere la certezza che Giulia avesse iniziato a frequentare un nuovo uomo.

Cagnoni aveva già pianificato di uccidere la moglie e di occultarne il cadavere prima di rivolgersi allo 007 oppure è stato il risultato dell’investigazione a far perdere la ragione al dermatologo?

Panorama.it, ha intervistato Vittorio Umberto Di Santo, Presidente dello Studio investigativo Eurodetective di Bologna, cercando di capire qual è il ruolo dell’investigatore e soprattutto se è possibile capire se un soggetto che si presenta per far pedinare la moglie, è incline alla violenza.

“L’investigatore non è un mago, non può prevedere il futuro. Non può sapere se quell’uomo che si presenta nel suo studio è un violento in casa oppure se ha già pianificato l’eliminazione della propria moglie e vuole avere, dall’investigazione, solamente delle certezze ai suoi sospetti. L’investigatore privato non può effettuare attività informativa ed operativa senza un incarico, senza che vi sia una diritto violato da far valere in una sede processuale sia questa civile, penale o amministrativa. Quindi il ruolo di uno 007 privato è estremamente difficile e delicato nei casi di tradimento sia nei confronti del committente, ovvero colui che si presenta nello studio e sia nei confronti della persona da investigare".

Lei ha avuto una lunga carriera sia nell’Arma dei carabinieri che nell’intelligence, ma non ci sono atteggiamenti che possono insospettire l’investigatore?

E’ davvero molto difficile. Ci sono soggetti che chiedono di far pedinare la propria compagna, fidanzata, moglie per gelosia altri perché non si rassegnano alla fine di una relazione oppure perché vogliono far valere l’addebito della separazione in sede processuale. Spesso sono soggetti molto calmi che non manifestano nessun atteggiamento violento e quindi non destano nessun sospetto. Non è detto però che questo non sia l’atteggiamento di un soggetto bipolare e che appena uscito dallo studio investigativo possa scaricare tutta la sua violenza in casa e nei confronti della donna. Dunque è davvero molto, molto difficile poter immaginare che quel soggetto che ti ha conferito l’incarico possa, al termine dell’investigazione, diventare un assassino.

Personalmente lei che atteggiamento ha deciso di adottare nei casi di tradimento o presunto tale?
Innanzitutto per evitare che si possa innescare una qualsiasi forma di violenza, io non informo il cliente se non ad investigazione ultimata. Ad esempio, se durante un pedinamento vedo entrare la moglie in un hotel con il presunto amante, non avverto il committente. Questo evita, se non altro, una reazione immediata che non può che essere dettata dalla rabbia, dall’ira. Questo è un mio modus operandi. Sono molto chiaro, fin dall’inizio, con il cliente che non voglio telefonate durante il periodo di investigazione. Se invece dovesse accadere che il cliente continua a chiamare per sapere dove si trova la compagna, se è uscita di casa, se si è fermata a parlare con qualcuno, solitamente io rimetto l’incarico anche se ne deriva un danno economico. E’ una scelta personale. Il soggetto che durante il periodo dell’attività operativa e informativa si mostra agitato, mi mette in allerta e quindi preferisco interrompere il rapporto lavorativo.

Che cosa accade ad un investigatore se il cliente a seguito di un incarico per tradimento uccide la moglie o la compagna?
Il suo operato viene immediatamente posto al vaglio dell’autorità giudiziaria. La polizia o i carabinieri possono anche effettuare una perquisizione nello studio d’investigazione. Personalmente, ad oggi, non mi è mai accaduto, ma se si dovesse verificare, la prima cosa che farei è quella di portare tutto il materiale in mio possesso relativo a quel caso agli investigatori. Non solo. Metterei nelle mani degli inquirenti anche le conversazioni telematiche, l’email e sms, effettuate con il committente. Gli investigatori sono obbligati per legge a collaborare con le forze di polizia. Quindi, l’investigatore, deve fornire tutte le informazioni che sono in suo possesso.

La 'doppia anima' dell'assassino
Matteo Cagnoni, nel 2013, collaborò incredibilmente ad una serata organizzata da Linea Rosa, associazione che tutela le donne vittime di violenza. La conferenza si tenne al teatro Rasi di Ravenna.

La presidente di Linea Rosa Alessandra Bagnara ricorda: "Fu lui a contattarci perché, disse, avrebbe voluto organizzare un evento che potesse aiutare Linea Rosa. E infatti il ricavato della serata fu devoluto all'associazione. Ci furono diversi incontri preparatori, e la moglie veniva sempre insieme a lui. Ci aiutò parecchio".

Cagnoni, noto anche per varie apparizioni tv, è accusato di aver ucciso la moglie a colpi di bastone in una villa disabitata. Dopo il delitto l'uomo è fuggito con i figli a Firenze, sua città di origine. E' stato bloccato a casa dei genitori ed è in stato di fermo per omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere.

© Riproduzione Riservata

Commenti