"Alpini della Julia, in alto i cuori" [..]

Il 6 maggio 1976 gli Alpini della Brigata "Julia" passarono in una manciata di minuti da vittime a soccorritori, nella più grande prova di soccorso e assistenza alla popolazione civile nell'Italia del dopoguerra. 

Tutto ebbe inizio alle 21,02 quando una micidiale scossa che raggiunse i 6,4° della scala Richter polverizzò tre palazzine della caserma "Goi-Pantanali" di Gemona del Friuli. Seppelliti sotto le macerie delle loro camerate, morivano 28 alpini.

Quasi contemporaneamente dal Comando della "Julia", rimasto al buio nella caserma "Giovanni di Prampero" nel centro di Udine, scattava il piano operativo di soccorso alla popolazione. 

Il Generale di Brigata Michele Risi, attuale Comandante della Brigata Alpina "Julia", ripercorre quei drammatici giorni che generarono un legame indissolubile tra le Forze Armate e i Friulani colpiti dal sisma.

#L'operato della "Julia" nelle ore immediatamente successive al sisma è stato in qualche modo anticipatore di quella che sarà l'organizzazione della Protezione Civile, nata solo alcuni anni più tardi?

La "Julia", pur duramente colpita nei suoi effettivi (saranno 28 i morti dovuti al crollo delle palazzine nella Caserma Goi-Pantanali di Gemona) si è da subito prodigata per soccorrere la popolazione civile duramente colpita dalla calamità naturale. La reazione della struttura militare di comando e controllo fu rapida. Già il 7 maggio la Brigata costituiva il Centro Operativo di Soccorso “Julia”, responsabile di un’area che includeva complessivamente 40 comuni distribuiti su una superficie prevalentemente montuosa di 2240 kmq in cui vivevano, prima del sisma, circa 100.000 abitanti.
Alle dipendenze della Brigata venivano posti tre degli otto Centri Operativi di Sotto-settore (C.O.S.), costituiti dal Commissario del Governo, on. Giuseppe Zamberletti:

-          C.O.S. Gemona, comprendente i 4 comuni di Gemona, Venzone, Artegna e Montenars;

-          C.OS. Tolmezzo, comprendente i 28 comuni della Carnia;

-          C.O.S. Resiutta, comprendente i comuni del Tarvisiano, della Val Fella e Resia.

Per la parte esecutiva dell’attività di soccorso, il Comando Brigata si avvale di tutti i reparti dipendenti dislocati in zona che, alla vigilia del terremoto, complessivamente avevano una forza di 314 Ufficiali, 356 Sottufficiali e 4.000 graduati e militari di truppa.
L’entità dei concorsi forniti dalla “Julia” fu impressionante e riguardò ogni aspetto dell’emergenza:

-          assistenza sanitaria;

-          vettovagliamento e rifornimento idrico;

-          attendamento;

-          recupero feriti e cadaveri;

-          collegamenti;

-          distribuzione di coperte e vestiario;

-          sorveglianza dei centri abitati evacuati;

-          raccolta del bestiame e suo invio alle stalle sociali di zone non terremotate;

-          sgombero di macerie;

-          recupero e trasporto masserizie;

-          risanamento geologico;

-          evacuazione della popolazione civile dalle zone terremotate ai Centri Assistenziali marini e montani;

-          rimozione massi tratto ferroviario Carnia – Moggio;

-          montaggio prefabbricati e opere di urbanizzazione.

Basti pensare che l’impegno della Julia e del suo Comandante, il Generale Gianni De Acutis, proseguì anche nei mesi successivi e, grazie anche al sostegno dell’Associazione Nazionale Alpini, contribuì alla ricostruzione del Friuli. Bastano alcune cifre per indicare l’impegno della Brigata fino al settembre 1976: 114.663 razioni viveri distribuite; 73 tendopoli costruite; 4500 tende distribuite; 97 chilometri di linee telefoniche stese. Un impegno enorme, in comune fratellanza con l’Associazione Nazionale Alpini, che sarà il promo della Protezione Civile, la quale, non a caso, vede nelle sue fila moltissimi ex Alpini.

È di questi giorni un attività svolta dal Comando della Brigata Alpina "Julia" insieme con la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia atta a travasare l’esperienza maturata dal Comando Brigata, durante le numerose missioni all’ estero e l’attività svolta come unica Brigata Multinazionale dell’Esercito Italiano, nella gestione e nella attuazione delle procedure di Comando e Controllo agli operatori delle Sale operative della Protezione civile.

#Se dovesse immaginare oggi una calamità simile a quella del 1976, come sarebbe in grado di rispondere la Brigata?

La Brigata come tutte le Grandi Unità dell’Esercito Italiano è oggi strutturata in modo tale da poter rispondere a simili eventi calamitosi.

Infatti è dotata di una spiccata capacità duale che le garantisce di poter assolvere non solo ai normali compiti istituzionali ma anche e soprattutto a gestire le eventuali calamità che possano colpire la popolazione civile, grazie agli assetti specialistici propri del 2°Reggimento Genio Alpini di stanza a Trento ed al pronto schieramento sul Terreno da parte del Comando Brigata di strutture di Comando e controllo uniche nel loro genere, capaci di gestire e coordinare ed interagire con  assetti non solamente militari ma anche civili come quelli della Protezione Civile o di altre Forze Armate anche nel complesso panorama internazionale.

 #Il binomio Alpini-Friuli è indissolubile fin dalla Grande Guerra. Poi il secondo conflitto mondiale segna il sacrificio della "Julia" in Grecia e in Russia. In che misura l'intervento nel terremoto del '76 ha contribuito a rafforzare l'attaccamento della popolazione agli alpini in armi?

 Guardi, posso risponderle ricordando le numerose testimonianze d’affetto che i nostri militari ancora oggi ricevono dalla popolazione civile. Un cappello alpino nelle nostre terre è guardato con rispetto quasi con ossequio, la Julia ha lasciato in questi territori un’eredità di abnegazione, di sacrificio e di valori morali difficilmente dimenticabile, come scritto nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile concessa alla Julia:

"Unità tragicamente e duramente colpita negli uomini e nelle infrastrutture dal rovinoso terremoto del 6 maggio 1976, iniziava con prontezza un'instancabile ed efficace opera di soccorso a favore delle popolazioni del Friuli e della Carnia devastate, con gli stessi reparti che, toccati dalla calamità, avevano già versato un contributo di sangue. Continuava nella sua azione con generoso slancio e profondo impegno, fornendo ogni possibile sostegno ai sinistrati, in fraterna e incondizionata dedizione. Fulgido esempio di virtù militari e di altissimo senso di abnegazione.

Friuli, 1976.”

Oggi se parliamo con molti di questi, allora,  ragazzi sopravvissuti alla terribile esperienza del 6 maggio ci raccontano come in una notte sono diventati uomini.

Nei giorni immediatamente successivi al terremoto del 6 maggio, molte altre unità dell'Esercito Italiano si avvicendarono affiancando la "Julia" nei lavori di assistenza e ricostruzione delle zone sinistrate. Il prezzo pagato dai soldati fu altissimo: 32 militari morirono nella catastrofe, altri 242 rimasero feriti. Ma mai dimenticati.

Un ringraziamento particolare a:

Gen. Michele Risi. Comandante della Brigata Alpina "Julia"

Ten. Col. Umberto Salvador

1°Mar. Massimo Blasizza

1°Mar. Valentino Maria Vulcano

Magg. Salvatore Verde

© Riproduzione Riservata

Commenti