Sul mancato salvataggio dei pescatori, la Marina: «Scelta tattica»
Il cacciatorpediniere Durand de la Penne (Ansa).
Sul mancato salvataggio dei pescatori, la Marina: «Scelta tattica»
Cronaca

Sul mancato salvataggio dei pescatori, la Marina: «Scelta tattica»

A seguito dell'articolo in cui raccontavamo dello stop delle operazioni di salvataggio, riceviamo la replica della Forza armata. Sotto, la risposta di Fausto Biloslavo.

Gentile Direttore,

la lettura attenta dell'articolo intitolato «Fermato il blitz per salvare i pescatori dai miliziani libici», pubblicato sul vostro sito in
data 9 novembre 2020, suscita in noi una profonda amarezza a causa del messaggio che viene sottinteso, con particolare riferimento al nostro modus operandi nell'evento avvenuto nella notte tra l'1 e il 2 settembre scorsi.

Nonostante quanto già da noi comunicato di recente, relativamente al sequestro da parte di milizie libiche della Cirenaica di nostri
connazionali intenti in attività di pesca in una zona dichiarata «ad alto rischio» dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture (Cocist) nel maggio 2019, vengono riportate valutazioni sui fatti non attinenti alla realtà.

In particolare, viene trascurato il fatto che nel momento stesso in cui l'unità navale della Marina Militare impegnata nell'operazione Mare Sicuro è stata informata del sequestro, alcuni pescatori erano già sotto controllo di personale militare libico armato, situazione che concretizza un elemento di rischio inaccettabile, precludendo le possibilità di intervento. Inoltre, l'unità navale non ha mai avuto alcun contatto diretto con i pescatori.

La dinamica dell'evento va ricondotta alla decisione del comandante in mare, totalmente supportata dai vertici della Forza armata. In tali circostanze, l'eventuale intervento anche del solo elicottero avrebbe potuto generare un incremento della tensione, mettendo così a rischio la sicurezza dei pescatori.

In estrema sintesi quando le condizioni lo consentono e non esiste pericolo per il personale civile si interviene, come recentemente avvenuto nel Golfo di Guinea durante un episodio di pirateria ai danni di un cargo singaporiano e, peraltro, verificatosi più volte anche nelle acque internazionali prospicienti le coste del nord Africa.

Proprio il recente intervento nel Golfo di Guinea, richiamato anche dal citato articolo, era caratterizzato in maniera significativa dal fatto che l'equipaggio si trovava al sicuro nella «cittadella» - area protetta della nave appositamente concepita per il caso di attacco dei pirati - già prima dell'avvio dell'operazione.

La Marina, come è già accaduto in numerose occasioni, interviene sempre a supporto della nostra flotta peschereccia ed i comandanti in mare assumono le proprie decisioni considerando innanzitutto la sicurezza delle persone e l'evolversi della situazione in atto.

In estrema sintesi, l'impossibilità di intervenire è stata determinata dalle distanze in gioco e, prioritariamente, dalla minaccia delle armi nei confronti di nostri concittadini sotto il controllo di uomini armati delle milizie libiche.

Colgo l'occasione per inviarle i migliori saluti.
Contrammiraglio Angelo Virdis
Capo Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione Stato Maggiore della Marina Militare


Caro Contrammiraglio,

l'amarezza è tutta mia nel leggere la sua lettera su una precisa ricostruzione dei fatti totalmente attinenti alla realtà. Le ricordo che proprio nel mio articolo si sottolinea che quattro pescatori erano stati portati sulla piccola motovedetta libica, ma nessun miliziano è salito a bordo dei pescherecci, come la Marina sosteneva all'inizio.

Male che fosse andata si riportavano a casa 14 pescatori su 18. Inoltre è curioso che cita il caso del Golfo di Guinea, riportato nel mio articolo, ma non quello che ho descritto del 2015, molto simile al sequestro del primo settembre dove la Marina intervenne con successo grazie agli incursori.

Allora l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, attuale capo di stato maggiore della Marina, guidava il Comando interforze per le operazioni speciali. In quell'occasione sì che c'era un miliziano libico a bordo, ma non era rischioso?

E alla fine ribadisce la storiella della distanza, pur sapendo che l'elicottero poteva tranquillamente arrivare sul posto in due ore e anche meno, assolutamente in tempo, come è stato confermato dalle stesse fonti della Marina, oltre che dall'autonomia e velocità del mezzo.

In zona c'era la nave Durand de La Penne, eroe impavido della seconda guerra mondiale e il suo capo di Stato maggiore ha comandato pure i Comsubin. L'amarezza più grande è che la Marina abbia reputato che fosse troppo rischioso intervenire di fronte a quattro, ripeto quattro, miliziani libici. Per questo motivo deve esserci stata una decisione politica ai massimi livelli, che va ancora chiarita, sul mancato blitz al largo della Libia.

Fausto Biloslavo

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