Cronaca

Stato-mafia, corsa a due per sostituire Ingroia

Circa 500 mila fogli divisi in 27 faldoni, 12 imputati, una schiera di pm: comincia, con un’udienza superblindata, il processo alla trattativa. Sul cui destino, oltre che un clima sempre più avvelenato, pendono molti rebus.

In un clima avvelenato dalle mille polemiche col Quirinale e dalle intercettazioni della discordia, in un ambiente reso dubbioso dalle tante, troppe chiacchiere di Massimo Ciancimino, sempre bene informato su chi lo indaga e persino su quante erano le telefonate fra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano, Palermo si prepara all’udienza preliminare del procedimento denominato «trattativa»: da lunedì 29 ottobre, nell’aula bunker B2 di Pagliarelli, saranno di scena i 12 imputati. Sono cinque mafiosi, tre politici, tre carabinieri e un personaggio borderline come Ciancimino jr, con 24 avvocati e cinque pubblici ministeri, per un procedimento che contiene circa 500 mila fogli, divisi in 70 faldoni.

Un solo giudice, Piergiorgio Morosini, 49 anni, dovrà decidere se per la maxiinchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ormai in partenza per il Guatemala, vada celebrato un processo o se invece l’accusa di avere complottato contro lo Stato e a favore di Cosa nostra non sia fondata. C’è anche la terza via, quella dell’incompetenza territoriale: se il reato strettamente connesso e più grave è infatti la strage di via D’Amelio, si va a Caltanissetta. Oppure, se c’è connessione con le stragi del ’93, si va a Firenze. Mentre, se la trattativa fu condotta e dispiegò i suoi effetti a Roma, ci si potrebbe spostare nella capitale.

Ingroia e il suo pool puntano decisi al processo, da celebrare a Palermo. Ma intanto c’è da sostituire lo stesso Ingroia, che nel calendario delle 11 udienze programmate da Morosini forse sarà presente alle prime due, il 29 e il 31 ottobre, e poi volerà in Guatemala, a lavorare per l’Onu. Due i contendenti, ed entrambi appartengono alle correnti di sinistra dei giudici, teoricamente alleate in Area: sono Vittorio Teresi, di Magistratura democratica, e Leonardo Agueci, dei Verdi. Tutti e due agguerritissimi nel perseguire l’obiettivo di prendere il posto del collega.

Per la prima udienza arriveranno a Pagliarelli giornalisti da ogni parte d’Europa: ma potrebbe essere fatica inutile, dato che l’udienza sarà in camera di consiglio e difficilmente mafiosi e politici consentiranno di essere visti e ripresi insieme, nella stessa aula di tribunale. Il 4 dicembre altro appuntamento fondamentale, ma a Roma: la Consulta deciderà sul ricorso del presidente della Repubblica contro la Procura di Palermo, per la distruzione delle intercettazioni fra Napolitano e Mancino.

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