Cronaca

Seborga, il Principato che non c'è

Una sedicente sovrana di Gerusalemme vorrebbe il "trono" di un paese vicino a Imperia. Con l'appoggio del sindaco

Principato di Seborga

Lucia Scajola

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Seconda uscita a destra, poi dritto fino al paesino, se ci credi ti basta per arrivare al principato che (per ora) non c è. Ma che forse un giorno ci sarà.

La storia di Seborga, piccolo comune di 300 anime, abbarbicato sulle colline della provincia di Imperia, con vista sull invidiata Monte-Carlo, sembra quella di un paese delle favole, con tratti di sacralità e aspetti di folclore, ravvivati da diatribe tipiche di una comunità minuscola che, in questo caso, rivendica l indipendenza in virtù di una mai registrata annessione al Regno d Italia.

Protagonisti della fiaba: un principe dimissionario, Giorgio Carbone (floricoltore), eletto dai suoi concittadini nel 1963; un sindaco, Giorgio Fogliarini, cugino di Giorgio I (è così che vuole essere chiamato); e un aspirante e turbolenta principessa venticinquenne, domiciliata a Milano, definita dai suoi rappresentanti nientemeno che sovrana di Gerusalemme, ma registrata all anagrafe solo come Katrin Ira Yasmine Aprile von Hohenstaufen Puoti.

Su una cosa i tre sono d accordo: Seborga non è mai stato ceduto all Italia. Feudo dei conti di Ventimiglia, prima di essere ceduto ai monaci benedettini di Lerino, nel 1079 divenne principato del Sacro romano impero e poi l unico stato sovrano cistercense, fino al 1729, quando fu acquisito da Vittorio Amedeo II diventando un protettorato di casa Savoia. Senza mai essere stato annesso al Regno d Italia. E' registrato, inoltre, che lo stesso Benito Mussolini, sollecitato nel 1929 dall arcivescovo di Genova perché la cittadella rientrasse nel Concordato, rispose, in uno scritto: "Non risulta tra i comuni italiani".

A questa singolare storia i saggi del borgo danno una spiegazione ai limiti dell eresia: dopo la morte di Cristo gli apostoli avrebbero portato il sacro corpo in quella terra, definita in molte carte "il Luogo del Santo Sepolcro", quindi degno di particolare protezione.

Oggi, intorno a questo fazzoletto di terra (5 chilometri quadrati di carruggi, serre, mimose e ginestre) ruotano molti interessi: storici, economici, politici e religiosi, in grado di surriscaldare la quieta atmosfera del borgo. Giorgio I, strenuo sostenitore dell indipendenza, si è appena dimesso (nonostante l elezione fosse a vita) per via dei contrasti con il sindaco: "Lui" lamenta l ex sovrano "se ne infischia del principato: mi sono stancato di lottare".

L'obiettivo della lotta, oltre alla rivalutazione storica e turistica che il borgo ha avuto sotto la sua "reggenza", è soprattutto politico: "Vogliamo il riconoscimento dell autonomia da Italia e Francia, i nostri stati vicini. Ne avrebbero solo da guadagnare: in Europa c è bisogno di un isola, di un altra valvola di sfogo. Monte-Carlo non basta più". E aggiunge: "Al principato non serve un sindaco, lui casomai, è un console italiano".

Peccato, però, che la parte del sovrano potrebbe spettare alla bionda e misteriosa (non si è mai fatta vedere) Katrin, almeno a sentire l entourage della dama. Giovane studiosa di oncologia e ora candidata alla Camera in Puglia nella lista Sos Italia consumatori, si dichiara erede dei re di Gerusalemme poiché ultima discendente di Federico II e Isabella d Inghilterra, da cui le deriverebbe la reggenza di Seborga.

Il principato, definito avamposto del Regno di Gerusalemme, dovrebbe quindi tornare a lei. Che ciò avvenga o meno la sedicente blasonata, definita dall Istituto araldico italiano una millantatrice, pare essersi presa a cuore la causa di Seborga al punto da aver già proposto al sindaco un progetto per farne "Il Regno dello spirito e delle energie alternative".

"L'idea di un centro fotovoltaico ed eolico è interessante" commenta Fogliarini "ben vengano le proposte concrete. Per quelle sacre" sorride "le ho suggerito di rivolgersi al vescovo".

Quanto alla rivendicazione del trono, è categorico: "Seborga è un comune, tirar fuori storie che risalgono a secoli fa è anacronistico e forzato. Se questa donna ci propone buone cose per guardare avanti, possiamo anche chiamarla principessa". A un patto: "Dovrà dimostrare di voler bene a Seborga come ha fatto Giorgio. L'unico vero "principe , che ci ha fatto conoscere nel mondo". 

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