Scandalo malasanità a Salerno

Presunta concussione, abuso d'uffico e omessa denuncia per 4 medici del reparto di neurochirurgia del nosocomio salernitano Ruggi d’Aragona

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La homepage del sito dell'Ospedale San Giovanni di Dio Ruggi D'Aragona a Salerno

Francescapaola Iannaccone

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Sono scattate stamattina le misure cautelari nei confronti di quattro indagati in servizio all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.
Agli arresti domiciliari, per il reato di concussione, sono finiti in tre: il primario del reparto di Neurochirurgia, Luciano Brigante, il neurochirurgo dell’università di Pisa, Gaetano Liberti e la caposala del reparto di neurochirurgia dell’ospedale salernitano, Annarita Iannicelli.
Ad una quarta persona, il direttore del Dipartimento di neuroscienze e patologie cranio-facciali, Renato Saponiero, viene invece contestato il reato di abuso d’ufficio ed omessa denuncia.

L’inchiesta parte nelle stanze del nucleo investigativo di Salerno nel mese di maggio del 2015, dopo la denuncia del figlio di una paziente ricoverata nell’ospedale Ruggi d’Aragona morta dopo un’operazione alla testa.

Le indagini avevano portato alla luce la notizia di un versamento di denaro per velocizzare i tempi della lista d’attesa per sottoporre pazienti agli interventi. Intercettazioni ed indagini accurate hanno evidenziato il presunto sistema di “mazzette e liste d’attesa modificate”, organizzato ad arte tra i muri del reparto di neurochirurgia.

Secondo i pm, i medici effettuavano solo apparentemente nel regime intramoenia gli interventi chirurgici e la consueta procedura di prenotazione e pianificazione dell’intervento aveva toni solo formali, perché poi si ricorreva alla modifica dei tempi delle liste d’attesa in cambio di soldi.

L’accusa sottolinea come il primario del reparto di neurochirurgia, Luciano Brigante  “utilizzasse l’ospedale come una clinica privata”, preferendo quelle operazioni che riguardavano pazienti con una limitata aspettativa di vita e quindi con l’urgenza di essere operati e di non poter attendere i lunghi tempi delle liste d’attesa.

Lo specchietto per le allodole era la proposta del vantaggio di essere operati direttamente dal primario o da nomi risonanti, tra i quali spicca Takanori Fukushima, direttore del Fukushima Brain Institute di San Rossore di Pisa noto alle cronache per le vicende di salute presunte attribuite a Papa Francesco. In cambio, almeno nei nove i casi accertati, bastava pagare dai 1.500 ai 60 mila euro.

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