Cronaca

Perché la storia di Peppino Impastato andrebbe spiegata (bene) a scuola

Era un giornalista e un militante politico, ma soprattutto era un ragazzo che, per difendere le sue idee è stato ammazzato

Peppino Impastato

Barbara Massaro

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Per capire l'importanza di quello che Giuseppe - Peppino - Impastato ha rappresentato per la generazione dei giovani degli anni '70 bisogna partire dalla fine. Da quello che è successo all'indomani di quel 9 maggio di 40 anni fa quando il corpo del giornalista e militante della sinistra extraparlamentare è stato dilaniato da una bomba sul tratto ferroviario che collega Palermo a Trapani.

La forza delle idee

Il mandante dell'omicidio era Gaetano Badalamenti, il boss della potente cupola mafiosa che controllava i traffici di Palermo e della zona di Cinisi dove Peppino era nato nel 1948. Ai funerali di quel ragazzo dalla fitta barba nera e dall'andatura dinocciolata si è presentata una folla di studenti, ragazzi, giovani militanti che, tra le strade sgomente di una Cinisi ostaggio della mafia, ha avuto il coraggio di ripetere quello che Impastato gridava dai microfoni di Radio Aut, l'emittente radiofonica libera da lui stessa fondata per avere uno strumento efficace per ridere in faccia a Cosa Nostra.

"La mafia è una montagna di merda" diceva Impastato e così tutti i ragazzi accorsi da ogni angolo della Sicilia per dare l'addio a quel ragazzo coraggioso nato a soli cento passi da casa di Tano Badalamenti gridavano questo e gli altri slogan di Peppino in un grande coro pieno di dolore e dignità.

Non cedere al destino

Giuseppe Impastato la mafia la conosceva prima ancora di combatterla. Era figlio di Luigi, cognato del boss Cesare Manzella, ammazzato con una bomba piazzata sulla sua Alfa Romeo Giulietta il 26 aprile 1963. A Cinisi tutto era in mano a Badalamenti che, grazie alle coperture che aveva sull'aeroporto di Punta Raisi, gestiva con la sua cupola il narcotraffico in tutta la isola. 

La cosa più semplice, per Peppino, sarebbe stata quella di seguire la scia di famiglia e rimanere sotto l'ala protettrice della mafia per vivere tranquillo. Ma a quel ragazzo dallo spirito cristallino la mafia faceva schifo e non aveva la minima intenzione di accettare il suo destino. Per questo, ancora ragazzino, è stato allontanato da casa e si è messo a studiare politica metabolizzando le idee della sinistra extraparlamentare.

La potenza della parola

Neanche diciottenne, ha fondato il giornale L’idea socialista e ha aderito allo Psiup, il Partito socialista italiano di unità proletaria. Tre anni dopo si è messo a capo del gruppo Nuova Sinistra  coordinando la lotta dei contadini espropriati per l’ampliamento dell’aeroporto.

Militanza politica e lotta alla mafia sono le sue stelle polari e presto Impastato ha capito il potenziale delle nuove radio libere che si stavano aprendo in Italia.

E' il 1976 quando in un stanzino di un piccolo appartamento di Cinisi fonda Radio Aut e si ritaglia la striscia quotidiana Onda Pazza dove Peppino prende letteralmente in giro la mafia. Capisce, infatti, che la satira e il sarcasmo sono potenti strumenti per stuzzicare l'orgoglio mafioso e ogni giorno il suo editoriale è uno sputo in faccia al clan Badalamenti (lui chiama il boss Tano Seduto) e ai suoi affari. 

In tanti in paese hanno cercato a lungo di dissuadere il giovane ribelle spiegandogli cosa avrebbe rischiato a proseguire, ma Peppino non ha mai pensato neppure per un attimo di sottrarsi al suo destino. Neanche quando gli hanno ammazzato il padre e lo hanno minacciato di fargli fare la stessa fine ha abbassato lo sguardo. La fierezza di chi compie una battaglia giusta e lo sfrontato coraggio che la gioventù ti regala sono i due grandi meriti di Peppino Impastato.

9 maggio 1978 - 9 maggio 2018

Erano gli anni di piombo, quelli. Lo stesso giorno in cui Impastato è stato ucciso il cadavere di Aldo Moro veniva trovato nel baule della Renualt 4 in Via Caetani con una concomitanza temporale drammatica. Quel 9 maggio sono morte due persone che hanno segnato la storia del nostro paese una per la sua lotta al terrorismo e l'altra per la sua battaglia alla mafia.

In un'epoca come la nostra dove gli ideali cedono il passo alle ideologie e dove il populismo ha tolto dignità al popolo studiare profondamente la storia di Peppino Impastato, ascoltare i suoi discorsi e, perché no, guardare il magistrale Cento Passi di Marco Tullio Giordana, deve essere di stimolo per quella generazione di millenials in cerca d'identità e di punti di riferimento.

In un passato neanche  troppo lontano nel nostro Paese c'erano ragazzi come Peppino, ma anche tanti altri, che ci credevano davvero a quello che dicevano e facevano, che non scappavano dal proprio paese alla prima difficoltà, che ragionavano di politica studiando il passato per capire che direzione prendere per il futuro e che ci hanno messo la faccia, la voce e il coraggio a costo anche di perdere la vita.

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