Papa Francesco e il rivoluzionario concetto di salvezza eterna

Nella sua ultima lettera apostolica "Placuit Deo" Bergoglio sostiene che la vita eterna è un bene a cui nessuno è escluso al di là della fede professata

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Papa Francesco durante l'udienza generale, Città del Vaticano, 6 dicembre 2017 – Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Orazio La Rocca

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"La salvezza eterna, dono che Dio riserva a tutti i cristiani, ma anche ai credenti di altre religioni, uomini e donne diversamente credenti, non cristiani". È il punto centrale dell'ultima Lettera apostolica, la “Placuit Deo” (Piacque a Dio) pubblicata da papa Francesco in cui è scritta a chiare note una “verità” evangelica destinata a far discutere e far sollevare le critiche degli oppositori del pontefice argentino dentro e fuori il Vaticano: la vita eterna è un bene Divino a cui “nessuno è escluso” al di là della fede professata.

Parole di istintivo buon senso, specialmente per quanti hanno a cuore il dialogo interreligioso e l'incontro delle fedi, ma che lette in un documento papale non possono non avere una carica a dir poco rivoluzionaria.

Il documento – presentato nella Sala stampa della Santa Sede dal prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede , l'arcivescovo Luis Ladaria – è stato inviato dal Papa a tutti i vescovi del mondo per esortarli ad essere più attenti nel trasmettere il vero significato della tradizione cristiana in materia di “salvezza divina e vita eterna”, mettendo al centro della fede il “sacrificio di Cristo, figlio di Dio che, facendosi uomo, ha dato la sua vita per salvare l'umanità”.

Ma senza chiusure, aprendosi al mondo contemporaneo, attraverso “il dialogo, la condivisione, l'incontro con gli altri” e soprattutto il dialogo interreligioso, perchè “negli imprescrutabili disegni divini la via della salvezza si può trovare in tutti gli uomini di buona volontà”.

Una esortazione dotata di indubbio coraggio, destinata a far discutere e magari a far storcere i naso a quelle componenti ecclesiali – tra le quali campeggiano anche diversi cardinali – di stampo conservatore, più o meno contrarie all'opera di rinnovamento pastorale ed ecclesiale iniziata da Bergoglio che il prossimo 13 marzo festeggerà il quinto anniversario di pontificato.

La salvezza eterna

Ma ecco come il papa spiega il suo rivoluzionario concetto di “salvezza eterna aperta a tutti” nella Placuit Deo, partendo da quanto sullo stesso tema in passato hanno accennato due suoi predecessori, Pio XII e Benedetto XVI, ma con un linguaggio ancora più chiaro ed incisivo. “La consapevolezza della vita piena, la vita eterna, in cui Gesù Salvatore ci introduce – scrive, tra l'altro, Francesco - spinge i cristiani alla missione, per annunciare a tutti gli uomini la gioia e la luce del Vangelo. In questo sforzo” gli stessi cristiani “ saranno anche pronti a stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia...”.

Per Bergoglio “le recenti trasformazioni culturali” fanno sempre più fatica...di fronte al cristianesimo che proclama Gesù unico Salvatore di tutto l'uomo e dell'umanità intera". Difficoltà legate da una parte a forme di “individualismo che tende a vedere l'uomo come essere la cui realizzazione dipende dalle sole sue forze"; dall'altra, ad una "visione di una salvezza meramente interiore, la quale suscita magari una forte convinzione personale, oppure un intenso sentimento, di essere uniti a Dio, ma senza assumere, guarire e rinnovare le nostre relazioni con gli altri e con il mondo creato". Due "deviazioni", avverte il papa "che assomigliano in taluni aspetti al pelagianesimo e allo gnosticismo, due antiche eresie dei primi secoli cristiani...". 

Vale a dire, un “neopelagianesimo per cui l'individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri"; e "un certo neo-gnosticismo che presenta una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo".

Il  cristiano, invece, ricorda il pontefice, è bene che non dimentichi mai che "la fede in Cristo ci insegna, rifiutando ogni pretesa di autorealizzazione, che la salvezza si può compiere pienamente solo se Dio stesso lo rende possibile, attirandoci verso di Sé” e che “la salvezza piena della persona non consiste nelle cose che l'uomo potrebbe ottenere da sé, come il possesso o il benessere materiale, la scienza o la tecnica, il potere o l'influsso sugli altri, la buona fama o l'autocompiacimento".

Inoltre "è necessario affermare che, secondo la fede biblica, l'origine del male non si trova nel mondo materiale e corporeo, sperimentato come un limite o come una prigione dalla quale dovremmo essere salvati". Al contrario, "la fede proclama che tutto il cosmo è buono, in quanto creato da Dio, e che il male che più danneggia l'uomo è quello che procede dal suo cuore". Da qui, l'esortazione papale a tutti i cristiani e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà a “rafforzare il dialogo e l'incontro, anche con fedeli di altre religioni perchè la grazia è un bene invisibile che si nasconde in tutti i cuori”.
 
 

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