Omicidio di Yara, la "confessione" di Bossetti - L'audio

Il muratore ammette di aver avuto terrore di essere picchiato dai carabinieri al momento dell'arresto. E questo, secondo gli inquirenti, è molto importante

Yara Gambirasio

Massimo Giuseppe Bossetti, l'uomo ritenuto il responsabile dell'omicidio di Yara Gambirasio – Credits: Ufficio stampa Carabinieri

Carmelo Abbate

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C’è un piccolo passaggio, negli interrogatori di Massimo Bossetti, che è passato completamente inosservato, ma al quale gli inquirenti assegnano un grande valore indiziario.

Il muratore bergamasco non soltanto dichiara di aver avuto paura nel momento in cui i carabinieri entrano in cantiere per arrestarlo, ma ammette di aver temuto perfino per la sua incolumità fisica, di essere rimasto terrorizzato e di aver pensato addirittura che gli uomini delle forze dell’ordine potessero picchiarlo.

Le parole dell’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio, secondo i carabinieri e la procura, inserite nella dinamica degli eventi assumono un valore prossimo alla confessione, seppur indiretta e inconsapevole. Di certo, chi indaga non ha dubbi, finiranno per avere un peso importante al processo.

È martedì 8 luglio dello scorso anno. Massimo Bossetti viene interrogato in carcere alla presenza del suo avvocato difensore Claudio Salvagni. Di fronte a lui, il pubblico ministero Letizia Ruggeri e due ufficiali dei carabinieri del Ros. L’incontro dura più di due ore, Bossetti risponde a tutte le domande e nella parte finale lancia una seria di accuse pesanti contro Massimo Maggioni che “sbavava come un cane...a guardare le ragazzine alla fermata dello scuolabus”, dichiarazioni che gli sono valse l’incriminazione per callunnia.

L’interrogatorio finisce, ma i microfoni rimangono accessi. Il pubblico ministero e i militari rileggono la trascrizione e correggono alcuni errori di battitura. L’atmosfera si fa più rilassata. Bossetti commenta quello che scrivono i giornali, poi parla della sua casa sequestrata, chiede quando la moglie e i figli potranno tornare nella loro abitazione. Letizia Ruggeri lo invita a rileggere le trascrizioni per controllare eventuali passaggi non verbalizzati correttamente.

Bossetti si è rilassato e ha abbassato le difese, torna a commentare le notizie di stampa. Dice testuale: “Fanno vedere tanto quella scena quando siete venuti a prelevarmi...avevo una paura...ma una paura in quel momento lì che non sapevo più cosa fare”. Paura? Chiede un ufficiale. “Sì perché sono arrivati lì così...avevo paura che mi picchiavano davvero...avevo una paura tremenda...tutti insieme...lì così...ero terrorizzato di quello che mi poteva accadere...”

Le immagini integrali dell’arresto di Massimo Bossetti sono state trasmesse dalla trasmissione televisiva Quarto Grado. Si vedono i carabinieri arrivare in cantiere. Bossetti, che sta sopra l’impalcatura, ha una reazione di paura, fa due passi nella direzione opposta, come avesse l’istinto di fuggire. Si è molto dibattuto su quest'ultimo aspetto, con gli avvocati difensori che si sono scagliati contro chi ha parlato di tentativo di fuga del loro assistito.

Ma va specificata bene la dinamica dell’arresto. Quando i carabinieri entrano in cantiere, dove ci sono una decina di operai, non indicano e non si rivolgono a Bossetti, ma dicono che sono alla ricerca di lavoratori extracomunitari in nero.

Da qui i dubbi. Di cosa hai paura? Perché temi addirittura che ti possano picchiare? Sei al lavoro come tutti i santi giorni della tua vita, sei un uomo senza macchia, nel vero senso del termine, perché la tua fedina penale è pulita, perché non hai mai fatto nulla di male, non hai davvero nulla da temere. Perché rimani terrorizzato e arrivi a pensare perfino che ti possano mettere le mani addosso?

Ecco il passaggio che per gli inquirenti assume un valore equiparabile nella sostanza alla confessione. Perché non è poi così lontano il tempo in cui se venivi arrestato per un reato infamante come quello di aver toccato una ragazzina, prima delle manette ti prendevi una fracassata di botte. Succedeva regolarmente fino a qualche anno fa, e forse accade ancora, chissà... Di certo nel contesto sociale e culturale di Bossetti è una opzione contemplata.

Ma se hai la coscienza a posto, perché hai così paura?

 
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