ebook "Panorama": Segreto di stato - il caso Nicolò Pollari

Dieci anni dopo il sequestro di Abu Omar, la prima ricostruzione che fa  luce sulle troppe ombre di un clamoroso caso politico, giudiziario e  diplomatico. Se ne occupa il nuovo instant book di Panorama in vendita da venerdì 12 aprile

La copertina del nuovo ebook di Panorama: Segreto di Stato - il caso Nicolò Pollari

L'INSTANT BOOK DI "PANORAMA"

Segreto di Stato - il caso Nicolò Pollari. eì il titolo del prossimo instant book di Panorama che sarà in vendita da venerdì 12 aprile. Un testo dedicato al rapimento, o meglio, al processo per il sequestro di Abu Omar, l'Imam sospettato di terrorismo, prelevato dalla Cia a Milano. Un processo che ha coinvolto i vertici del Sismi, primo tra tutti il suo Direttore, Nicolò Pollari, condannato a 10 anni di carcere

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Questa la prefazione di Edward Luttwak

Il libro di Annalisa Chirico ha un valore per me particolare. Ho avuto modo di conoscere e apprezzare il Generale Pollari inun contesto puramente professionale, nel libro invece lo ritrovo al centro di una intricata vicenda nel contesto per me “esotico” e francamente allarmante dell’attuale sistema giudiziario italiano.

Il generale Nicolò Pollari, che io ho conosciuto nel mio ruolo professionale di consulente, non era né esotico né allarmante, ma molto simile a quei capi dei servizi di sicurezza e di intelligence di altri Paesi avanzati a me noti per la loro risaputa efficacia. Mentre coloro che non sono all’altezza di incarichi così delicati e impegnativi manifestano solitamente una grande varietà di difetti — dalla mera distrazione che induce ad inseguire ogni chimera alla vera e propria ossessione su una singola minaccia, da un eccesso di centralismo alla completa mancanza di “command & control”, dal decisionismo che non sente ragioni alla incapacità di operare delle scelte tra le opzioni sul tavolo —, i rari Pollari di questo mondo sono tutti uguali.

Prima di tutto, non sono padri padroni, né funzionari che fuggono dalle proprie responsabilità. Sono invece leader veri, capaci di imprimere una precisa direzione, senza mai privare chi li segue della propria libertà di iniziativa.

Negli uffici del Sismi diretto da Pollari si poteva osservare ad occhio nudo il risultato di questa rara congerie di ingredienti. A qualsiasi ora si potevano incontrare alcuni funzionari al lavoro, fino a notte inoltrata, intenti a mettere insieme pazientemente il mosaico apparentemente indecifrabile di qualche minaccia, con molte tessere mancanti e diverse altre sbiadite. Nessuno aveva chiesto loro di restare in ufficio fino alle tre del mattino. Ma la loro indefessa dedizione al lavoro era la risposta alla
leadership esercitata dal Capo, che a sua volta era in grado di restare lì fino alle quattro del mattino.

La seconda qualità dei Pollari americani ed europei, che ho conosciuto nella mia vita, è la propensione ad innovare, a sperimentare, a rischiare anziché restare ancorati al già noto entro il rassicurante perimetro dei metodi già impiegati, probabilmente non più adeguati ma almeno non controversi. Tale è l’attitudine e la comune prassi dei burocrati, e dei capi di interi servizi di indole burocratica: essi rifiutano il cambiamento per evitare il rischio. Ma nell’intelligence tale atteggiamento è fatale, non paga, perché la minaccia, lei sì che cambia, a volte rapidamente.

In tempi tranquilli l’Italia e gli italiani non avrebbero tratto alcun beneficio dalla leadership di Pollari. Ma i tempi, in cui io ho collaborato col Sismi da lui diretto, non erano tempi tranquilli: dopo l’11 settembre il mondo comprese di essere cambiato. A Madrid e successivamente a Londra il terrorismo di matrice islamica uccise molti, ed ebbe un effetto traumatico su intere metropoli. Seguirono poi altri attacchi, incluso quello che terminò in fiamme all’aeroporto di Glasgow.

Roma evitò la sua strage non perché l’Italia avesse scelto una politica estera più timida, furbescamente più defilata come ai tempi di Andreotti; l’Italia non era meno allineata o meno presente in Iraq e in Afghanistan.
L’Italia era in guerra, la politica estera italiana era espressione della ferma volontà di restare in prima linea al fianco degli Stati Uniti. Anche nei confronti di Israele, in quel periodo, l’Italia non fece mancare il suo aperto sostegno all’unica democrazia del Medio Oriente, con un atteggiamento più deciso rispetto al resto dell’Unione Europea.

Roma poteva essere oggetto di un attacco mirato ben prima di Madrid e Londra, Roma poteva esplodere con lo stesso fragore delle bombe a Madrid e a Londra, e ciò a causa della maggiore esposizione politica italiana nonché per ragioni geografiche non meno rilevanti: i flussi illegali terrestri provenienti dall’est islamico giungono in Veneto passando dalla Bosnia e dalla Croazia, dall’Albania arrivano alle coste adriatiche. Invece in Italia non ci fu nessuna strage, neanche un attacco. Non è che non abbiano tentato. Hanno tentato e hanno fallito.

Sarebbe assurdo attribuire tutto il merito a Pollari. Egli sarebbe il primo a ridicolizzare una tale idea. La verità è che l’Italia era già vaccinata contro il terrorismo islamista dall’esperienza del terrorismo tutto italiano, una minaccia per lo Stato presente sull’intero territorio nazionale, a differenza di analoghi fenomeni di carattere regionale come, per intenderci, l’ETA dei Baschi di Spagna e l’IRA degli Irlandesi del Regno Unito.

La conoscenza pregressa del fenomeno terroristico si manifestava nella volontà e nell’abilità di tutte le forze di polizia, persino dei vigili urbani, e naturalmente del Sisde (la controparte interna del Sismi), di mantenere un elevato livello di contro-sorveglianza, l’unico metodo efficace contro ogni forma di terrorismo. Non si può attaccare senza aver prima identificato ed osservato l’obiettivo; se chi osserva scopre di essere osservato, deve abbandonare il tentativo, non ha altra scelta.

In questo modo si compiono forse degli arresti, ma non si consumano delle stragi. Nello sforzo congiunto di molti, il Sismi svolse un ruolo unico, insostituibile, affatto ridondante, trattandosi dell’unica entità italiana in grado di monitorare scrupolosamente la minaccia là dove essa nasceva e prendeva forma, ben lontano dall’Italia. Nel corso di questo prolungato conflitto Pollari svolse un duplice ruolo: da una parte, egli massimizzò l’efficacia del Sismi; dall’altra, fu uno dei coordinatori collegiali dello sforzo congiunto di tutte le forze di polizie, non certo note per la loro armonia.

Soltanto gli storici, con la necessaria distanza temporale, potranno definire serenamente il contributo dato da Pollari e dal Sismi da lui diretto, documenti alla mano. Quello che io so con granitica certezza è che l’Italia e gli italiani sono stati da loro efficacemente protetti. Sono perciò grato ad Annalisa Chirico per questo libro-documento utile a restituire elementi di verità attorno ad una vicenda, che ha avuto innegabili contraccolpi sul sistema di sicurezza italiano, e attorno alla figura di un fedele servitore dello Stato, che merita il riconoscimento dei propri concittadini.
Edward Luttwak

Il libro è disponibile da venerdì 12 aprile su InMondadori, Kobo, Amazon, iPad e tutte le più importanti librerie online al prezzo di 1.99 euro

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