Napoli-sparatoria
Cronaca

Strage di Napoli, Murolo e quell'insana passione per le armi

Oggi l'avvocato chiederà la perizia psichiatrica per l'uomo che ha ucciso 4 persone sparando dal balcone di casa nel quartiere di Secondigliano

L'avvocato di Giulio Murolo, l'autore della strage del 15 maggio nel quartiere Miano di Napoli, in cui sono morte 4 persone, chiederà la perizia psichiatrica per il suo assistito all'udienza di convalida dell'arresto che si terrà oggi nel carcere di Poggioreale insieme all'interrogatorio di garanzia. "È indispensabile - ha detto l'avvocato Carlo Bianco, difensore d'ufficio, ma in procinto di essere nominato legale di fiducia dai familiari di Murolo - verificare la sua partecipazione cosciente o semi-cosciente. Io ho incontrato un uomo sconvolto e terrorizzato, che ha rimosso l'accaduto".

 


"È evidente che sulla sua mania per le armi, sull'arsenale che deteneva in casa dovrà pronunciarsi un perito", ha aggiunto il legale. Nelle chiese di Miano e Secondigliano, due quartieri della periferia Nord di Napoli che si susseguono senza soluzione di continuità, si è pregato per le vittime della strage. Don Andrea Adamo, parroco di S. Antonio, la chiesa frequentata dal coraggioso capitano della Polizia Municipale Francesco Bruner, parla della strage come della "punta dell'iceberg del disagio sociale" nelle periferie. "Il Comune di Napoli ci ha abbandonati. La chiesa qui è l'ultimo baluardo sul territorio". "Quella di Murolo - aggiunge il giovane sacerdote - è una tragedia della solitudine, di un uomo che aveva reciso tutti i legami esistenziali: con la famiglia, con la chiesa, con l'associazionismo e coltivava la sua mania per le armi".

Don Vittorio Siciliani, da 40 anni parroco della chiesa della Resurrezione, a Secondigliano, frequentata dall'agente della Polizia Municipale Vincenzo Cinque, ricoverato in rianimazione, ha ricordato all'omelia di ieri i quattro morti della strage. "Questi sono i nuovi martiri di Secondigliano", ha detto, ed ha paragonato le vittime della follia omicida dell' infermiere del reparto di chirurgia toracica del "Cardarelli" a quelle dell' esplosione avvenuta per responsabilità tecniche il 23 gennaio 1996 al Quadrivio di Secondigliano durante lavori di scavo. "Qui siamo abituati ad altri omicidi - aggiunge - ma questo è il quartiere del degrado, dell'abbandono, del campo Rom, delle case occupate, dove ora vogliono realizzare il sito di compostaggio dei rifiuti".

Le testimonianze

In via Miano, dove al civico 41 abita Giulio Murolo, le testimonianze sulla lunga sparatoria - un'ora e mezzo di durata, secondo i presenti - continuano ad arricchirsi di particolari. Dopo aver ucciso sul ballatoio dell'abitazione il fratello e la cognata, Murolo è rientrato in casa. Al gestore di una "Spaghetteria" che si trova di fronte alla sua abitazione, Giovanni, 32 anni, accorso dopo aver sentito gli spari, ha aperto la porta di casa. Gli ha detto bruscamente di farsi i fatti propri. Poi, mentre quest'ultimo fuggiva per le scale, terrorizzato dai cadaveri appena visti, ha sparato un colpo di pistola senza colpirlo. Infine si è affacciato al balcone, apparentemente calmo ed impassibile. Quando ha visto sopraggiungere, richiamati dalle detonazioni, amici e conoscenti ha preso un fucile ed ha cominciato a sparare. "Mirava e sparava, poi rientrava per ricaricare il fucile", raccontano tre giovani: Michele Varriale, 24 anni, colpito di striscio alla testa, Alessio Di Donato, 20, e Pasquale Piscino, 32, il fioraio dato per morto da un quotidiano nazionale. "Prima ha sparato al tenente della Municipale Francesco Bruner, che gli diceva dalla strada 'che stai facendo? Calmati'. Poi ha mirato su di noi, che siamo scappati verso la vicina caserma dei carabinieri, e siamo vivi per miracolo". I funerali delle quattro vittime potrebbero svolgersi martedì, forse in forma privata. Ma la data è ancora incerta, in attesa dello svolgimento delle autopsie.

Un arsenale nascosto

Silenzioso, schivo, introverso. "Mai un problema o un segno di squilibrio al lavoro", dicono i colleghi dell'ospedale Cardarelli. Ma Giulio Murolo custodiva in segreto un arsenale che lascia sbigottito chi credeva di conoscerlo. Fucili, tre pistole, munizioni in gran quantità, addirittura due machete e un kalashinikov con matricola abrasa. Appassionato di caccia e di tiro al bersaglio, certo, ma il profilo che con il passare delle ore emerge di quest'uomo evidenzia una passione per le armi che, con il senno di poi, somiglia molto a un'ossessione.

I fucili da caccia, detenuti legalmente, erano custoditi in armadietti blindati, come prescrivono le norme, che ieri sono stati aperti con la fiamma ossidrica dai vigili del fuoco. Il mitragliatore e i machete erano invece nella camera da letto. Quali usi ne faceva Murolo? Il kalashnikov con matricola abrasa era suo o lo custodiva per conto di altri? All'accusa di strage si sommano quelle di detenzione illegale di arma e di ricettazione, in attesa che le indagini chiariscano i mille contorni ancora oscuri del passato di un uomo trasformatosi improvvisamente in pluriomicida. All'ospedale Cardarelli, coloro che per anni hanno lavorato con lui fianco e fianco confermano di non aver mai avuto alcun segno premonitore della tragedia. "Sul lavoro Murolo è sempre stato solerte, rispettoso dei turni, molto preciso nello svolgimento delle sue mansioni, una persona rispettabilissima che aveva buoni rapporti con tutti qui in ospedale", ricorda Vittorio Artiola, direttore del Servizio Professioni sanitarie. Anche per Guglielmo Monaco, primario dell'unità toracica del Cardarelli dove Murolo prestava servizio, l'infermiere era "normale, puntuale, tranquillo". La passione per le armi? "Non ne ha mai fatto parola con nessuno di noi. Non parlava della sua vita privata", sottolinea il primario. Che quadro ne emerge? Non ha dubbi la neuropsichiatra Annamaria Nazzaro. Una "personalità psicotica scissa, con delirio di onnipotenza espresso nella possibilita' di determinare la vita degli altri. La personalità scissa si esprime in un io 'buono' che in camera operatoria assiste i pazienti e li cura e un io 'cattivo' con una passione maniacale per le armi". Una "passione ossessiva" con la quale "andava perfezionando la sua mania di distruzione".

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