Messineo ascoltato dal Csm

Il procuratore di Palermo sentito dai magistrati per le stesse accuse costate una condanna per diffamazione a Panorama - l'articolo incriminato -

Il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo (Credits: MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)

Annalisa Chirico

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Oggi, giovedì 11 luglio, il procuratore di Palermo Francesco Messineo è comparso con il suo difensore Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino, davanti alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura. In giugno il Csm ha aperto contro di Messineo una procedura di «incolpazione», ipotizzando il suo trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale.

Messineo si è difeso sostenendo che la sua procura è stata ed è «gestita ottimamente».

La principale contestazione nei suoi confronti riguarda la mancanza d’indipendenza, che avrebbe comportato la sua gestione «debole» dell'ufficio palermitano. Il Csm ha avanzato il «sospetto» che il magistrato siciliano abbia perso «piena libertà e indipendenza» nei confronti del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, tanto da subirne i «condizionamenti».

Proprio Ingroia, sottolinea il Csm nell'atto di incolpazione, conservò nel cassetto per 5 mesi alcune intercettazioni che coinvolgevano Messineo, prima di trasmetterle alla Procura di Caltanissetta (competente a svolgere indagini su reati attribuiti a magistrati palermitani), dove nei confronti del procuratore era stato aperto un procedimento per violazione del segreto istruttorio. Quelle intercettazioni erano state disposte nel giugno 2012 all’interno di un'indagine, condotta dallo stesso Ingroia, su un manager di banca coinvolto in una inchiesta per usura della Procura di Palermo. Il manager parlava al telefono con Messineo, di cui era amico.

Va detto che le indagini relative a quelle intercettazioni hanno portato all'archiviazione della posizione di Messineo lo scorso 12 giugno. Rimane però, secondo il Csm, l'anomalia di un «rapporto privilegiato» con l'attuale leader di Azione civile, «peraltro successivamente ammesso» dal diretto interessato. Questo rapporto avrebbe comportato anche spaccature e frizioni all'interno della procura e una delle «conseguenze di questo difetto di coordinamento sarebbe stata la mancata cattura del latitante Matteo Messina Denaro». Altra accusa, dalla quale Messineo deve difendersi, riguarda l'utilizzo non continuo dello strumento dell'astensione rispetto ad alcune inchieste, come quelle che hanno riguardato il cognato e il fratello del magistrato.
Si tratta insomma di accuse circostanziate, che evidenziano alcuni aspetti controversi della gestione Messineo e  che, come ha dichiarato a Panorama.it il professor Giovanni Fiandaca (docente di diritto penale a Palermo, negli anni Novanta componente laico del Csm su indicazione del Pds, nonché amico personale di Messineo), «erano ben noti a tutti, tanto che il Csm si è mosso in grave ritardo».

L'audizione si è svolta nella massima segretezza: l'ingresso ai cronisti è stato severamente vietato. Già ieri gli uffici di segreteria del Csm, così come alcuni i membri della commissione avvicinati da Panorama.it, si erano chiusi in un silenzio impenetrabile, tanto da non voler svelare neppure l'orario d’inizio dell'audizione.

Messineo è stato ascoltato questa mattina e, a causa dei molteplici profili della vicenda, si è convenuto di proseguire con l’esame del procuratore «incolpato» lunedì 15 luglio.
Gli stessi fatti che oggi il Csm mette nero su bianco nelle contestazioni al magistrato palermitano erano tema centrale dell'articolo pubblicato su Panorama nel dicembre 2009, che lo scorso giugno è costato la condanna per diffamazione a un anno di carcere per i giornalisti Andrea Marcenaro (senza condizionale) e Riccardo Arena; e a 8 mesi (sempre senza condizionale) per omesso controllo al direttore del settimanale, Giorgio Mulé.

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