Cronaca

Essere mamma in Italia: perché è difficile

L'ultimo rapporto presentato da Save the children evidenzia le criticità che le madri lavoratrici incontrano nel nostro Paese

Madre lavoratrice

Barbara Massaro

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Si fanno figli sempre più tardi, se ne fanno sempre di meno ed è sempre più difficile conciliare famiglia e lavoro. Alla vigilia della festa della mamma è un quadro sconfortante quello che emerge dal rapporto Le Equilibriste: la maternità in Italia firmato da Save The Children.

Il rapporto di Save The Children

Da quanto documenta l'indagine, le primipare italiane sono le più vecchie d'Europa con il primo figlio che arriva intorno a 31 anni e la ragione di questo "ritardo" va principalmente ricercata nella difficoltà delle donne a conciliare la vita famigliare con quella lavorativa.

Secondo il rapporto, infatti, il 37% delle donne con figli tra i 25 e i 49 anni risulta inattiva professionalmente come conseguenza della scarsa o inesistente rete di aiuto e supporto per i primi mille giorni dei bambini.

Calano le nascite, ma non crescono i servizi

Un dato paradossale visto che la natalità in Italia è sempre più bassa e si attesta a 1,34 figli a testa con il nono calo demografico consecutivo dal 2008 a oggi.

Sebbene si facciano meno bambini, però, non esistono investimenti concreti in strutture di sostegno alla maternità e le donne, dopo essere diventate madri, si trovano da sole a fare i conti con le discriminazioni radicate nel mondo del lavoro, il forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, le poche possibilità di conciliare gli impegni domestici con il lavoro, a partire dalla scarsissima offerta di servizi educativi per l’infanzia.

I nidi comunali sono sempre troppo pochi e hanno orari inconciliabili con quelli di una donna che lavora a tempo pieno e gli asili privati hanno tariffe per onorare le quali servirebbe uno stipendio in più. In assenza di nonni o parenti che possano occuparsi del bambino la madre, giocoforza, si trova costretta a scegliere tra famiglia e lavoro e trascura la sua professione. 

Cura, lavoro, servizi

Gli indicatori presi in esame da Save The Children sono 11 e analizzano la condizione delle madri rispetto alle tre diverse dimensioni della cura, del lavoro e dei servizi, dove il miglioramento di una dimensione può essere strettamente correlato al miglioramento delle altre. 

Il quadro che ne emerge evidenzia grandi differenze tra Regione e Regione e una sproporzione tra un nord virtuoso e un sud Italia dove le madri che lavorano sono pochissime. 

Le Province autonome di Bolzano e Trento sono ai vertici della classifica seguite da Valle D’Aosta (3° posto) dall' Emilia-Romagna (4°), dal Friuli-Venezia Giulia (5°) e dal Piemonte (6°).

Tra le Regioni del Mezzogiorno fanalino di coda della classifica è la Campania che risulta peggiore regione mother friendly e perde due posizioni rispetto al 2008, preceduta da Sicilia (20° posto), Calabria (che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2008), Puglia (18°) e Basilicata (17°).

Dati che fanno riflettere

E se è vero che nel sud matriarcale è consuetudine culturale lasciare il lavoro quando si diventa madri è anche vero che molte volte le difficoltà e i sacrifici richiesti per mantenere un posto di lavoro spesso precario e mal pagato non valgono il prezzo che una madre paga quando deve separarsi da un figlio piccolo.

L'Indice diffuso da Save the Children offre così un quadro di come la situazione delle mamme in Italia sia ancora ferma a molti anni fa. Mancano dei miglioramenti strutturali, soprattutto al Sud, dove il carico di cura grava ancora troppo sulle spalle delle donne e dove l’occupazione femminile è ai minimi storici.

Inoltre, l'Organizzazione nata per tutelare i bambini sottolinea la necessità di un Piano Nazionale di sostegno alla genitorialità, con misure a supporto del percorso nascita e dei primi mille giorni di vita dei bambini. Un piano che consolidi il sistema di tutela delle lavoratrici e promuova l’introduzione del family audit nel privato e che garantisca servizi educativi per la prima infanzia a tutti.

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