Gallipoli, boss alloggiavano nel teatro comunale

Un capoclan della Sacra Corona Unita ha alloggiato per 40 anni, con tutta la famiglia, in un appartamento ricavato dal 1972 dall'edificio pubblico. Nel silenzio delle amministrazioni locali che si sono succedute

Teatro comunale di Gallipoli

Terry Marocco

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La storia sembra uscita da un film neorealista: Luigi Padovano, detto “Gino l’Americano”, storico capoclan della Sacra Corona Unita, la moglie Palmira Pianoforte (un destino nel nome) e i figli Salvatore, “Nino Bomba”, e Pompeo Rosario: hanno vissuto indisturbati per quarant’anni in un appartamento abusivamente ricavato all’interno del Teatro Comunale Garibaldi di Gallipoli.
La storia non è mai venuta alla luce,  fino  a stamattina quando gli uomini del Ros di Lecce, guidati dal colonnello Paolo Vincenzoni, hanno notificato nove avvisi di garanzia contro ex amministratori ed ex dirigenti, che hanno permesso alla famigliola una serena permanenza all’interno di un edificio pubblico proprio di fronte al Comune.
Tutto ha inizio nel dicembre del 1972: i Padovano occupano una parte dell’immobile, accatastato non come abitazione, bensì come «teatro, sala per concerti e spettacoli simili», nel silenzio assenso della pubblica amministrazione, che ha sempre saputo e taciuto. Dal 1993 le amministrazioni che si sono succedute, tra cui quella dell’ex sindaco Flavio Fasano, delfino di Massimo D’Alema e arrestato per corruzione nell’operazione Galatea contri i boss della S.C.U, non hanno mai adottato alcun provvedimento per rientrare in possesso dell’immobile. Solo nel 1999 un dirigente del Comune scrisse ai Padovano dicendo di aver accertato l’occupazione abusiva e chiedendo un’indennità, che si risolse con un modesto contributo di 40 euro mensili. Che comunque il boss non accetterà neppure di pagare, se non in ritardo e a rate.
Nel 2009 Gino l’Americano muore, ma Madame Pianoforte continua a vivere indisturbata nella casetta all’Opera, usando l’acqua gentilmente offerta dal Comune (secondo i Ros, fino al 2011 le bollette  sono state sempre pagate dall’Amministrazione)  e mai sognandosi di versare la tassa sui rifiuti. Nel 2011 i carabinieri, durante i controlli per l’operazione Galatea, hanno scoperto l’anomala situazione e soprattutto la paradossale posizione del Comune di Gallipoli che pur se a conoscenza  del fatto, non aveva avviato nessuna inchiesta interna, né aveva fatto nulla per rientrare in possesso dell’immobile. E alla fine delle indagini sono partiti gli avvisi di reato per gli amministratori.

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