Cronaca

Lo scontrino, questo sconosciuto

Diario di una settimana di ferie all'insegna di un vizio che sembra essere "non curabile"

Controlli della Guardia di Finanza in un negozio (Credits: LaPresse)

Pacchetto di cicche; prezzo, 1 euro e 70. Preparo la moneta e mi metto in fila. Davanti a me un signore paga la sua colazione: "Due caffé ed una brioches!". "Sono 3 euro e 50" gli risponde sorridente una elegantissima donna ingioiellata che si trova dietro il registratore di cassa. L'anziano allunga una banconota da 5 euro, la donna gli restituisce il resto con tanti cari saluti e nessuno scontrino.

Tocca a me. Preparo la moneta per le mie cicche. Ho in mano proprio 1 euro e 70. "Grazie, gentilissimo - mi dice la cassiera sfoderando un sorriso da orecchio a orecchio - non sa quanto bisogno ho di moneta, non basta mai...". Un po' meno sorridendo le rispondo così (a voce piuttosto alta, apposta): "E lei non sa quanto bisogno ho io dello scontrino fiscale, non bastano mai...". Scontrino fatto, sorriso spento.

La seguente scenetta è accaduta in un bar di una zona pedonale di una nota località di montagna sulle Alpi; inutile fare il nome, perchè purtroppo non è un'esclusiva di quel paese e di quella attività. E' un male incurabile e nazionale. Certo è che in quel posto il vizio sembra essere davvero un'abitudine.

Perché il giorno dopo sono seduto sui tavolini di un altro bar assieme ad un caro amico che frequentando il posto da anni è "pappa e ciccia" con il titolare. Pago il mio decaffeinato (1 euro e 50) con le monete giuste al centesimo. Ricevo in cambio un bel "grazie!" senza scontrino. Mi mordo la lingua per non chiederlo, data l'amicizia con la persona a fianco, ma faccio davvero fatica. Il mio socio però capisce il mio sforzo e poco dopo sputo il rospo.

"Qui lo scontrino non lo fa nessuno, è uno scandalo..." gli spiego. "Lo so, dice l'amico, ma sai qual è la cosa comica? E' che la Guardia di Finanza è venuta a fare dei controlli qui e gli ha dato una multa proprio perchè facevano uno scontrino su due...".

Alla lista aggiungiamo il rifugio, quello carino di legno che affitta le sdraio per prendere il sole a due euro l'una (in nero) o il gestore del campo di beach volley per il quale la ricevuta per il noleggio del campo per un'ora è una cosa sconosciuta. Sembrano essere invece diventati rispettosi delle regole i ristoranti. Insomma. Si fa i furbi con più facilità sulle piccole cifre che sulle grandi. Peccato che è proprio a furia di monete che si creano le montagne.

La morale quindi è che ci vuole ben altro che una semplice sanzione amministrativa per estirpare questo cancro. Perchè una multa di poche centinaia di euro l'anno è tranquillamente ammortizzabile in 12 mesi di scontrino all'acqua di rose. Servono sanzioni più pesanti, chiusure temporanee, sospensioni di licenze, la gogna pubblica per i furbetti (in Inghilterra hanno messo online le foto dei 20 più grossi evasori del paese). Ecco, perché no, un bel cartello all'esterno con scritto: "Io non faccio lo scontrino", così sono libero di andare da un altro negoziante, onesto.

P.s. Una parte della colpa ce l'abbiamo anche noi, cittadini, che non sempre chiediamo lo scontrino ed in qualche maniera diventiamo "complici". Ma mi accorgo che sono sempre più quelli che non ce la fanno a stare zitti...

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