Nadia Francalacci

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L'uccisione del leone Cecil, simbolo dello Zimbabwe, da parte di un cacciatore americano, ha suscitato una grandissima indignazione in tutto il mondo. Ma quello della caccia grossa in Africa, soprattutto di quella illegale, è un business milionario. La caccia agli animali selvatici in molte zone è regolamentata: i cacciatori vengono accomnpagnati nei safari e possono abbattere soltanto un numero molto limitato di capi, stabiliti in base alle quote decise dai governi per l'equilibrio dell'ambiente. Ma la caccia illegale troppo volte diventa una comoda scorciatoia per aggirare permessi, richiese e autorizzazioni governative. Un business che, a parte gli animali, miete anche molte vittime umane.

“Vengono uccisi assieme agli elefanti e ai leoni.” Decine di rangers della Namibia, Botswana e Zimbabwe rimangono a terra sulla savana come gli animali. Ad ucciderli sono bracconieri e cacciatori facoltosi che ogni mese arrivano da ogni parte del mondo per le grandi battute di caccia a leoni, elefanti e tigri. “I rangers sono vittime di conflitti a fuoco che possono verificarsi durante la caccia- spiega a Panorama.it Ilenia Davì, Commissario Capo del Cites del Corpo Forestale dello Stato – vengono sterminati proprio come gli animali, senza nessuna differenza, mentre cercano di presidiare del territorio e proteggerlo dai bracconieri”.

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“Spesso non hanno armi o se le hanno non sono certamente adeguate- prosegue Davì - non possiedono mezzi blindati ma solamente jeep aperte che non gli garantiscono nessuna forma di protezione. E così sono facili bersagli di coloro che vogliono impadronirsi di un territorio alla ricerca dei grandi animali da uccidere. E se non muoiono uccisi da armi, spesso i rangers vengono ammazzati in scontri diretti, corpo a corpo”

Ma quanti sono gli italiani, amanti della caccia grossa?
È difficilissimo fare una stima. Possiamo solo ipotizzare un numero in base ai trofei sequestrati in dogana, ovvero a quegli oggetti che vengono introdotti in modo illegale nel nostro Paese. Il Cites ha stimato che solamente in Italia, ci sono circa mille persone che ogni anno sono disposte a spendere migliaia di euro per uccidere legalmente o illegalmente leoni, elefanti, antilopi e altri felini della savana.

Quali sono i Paesi più interessati da questo fenomeno?
Sicuramente la Namibia è quella più colpita dal bracconaggio seguita da Zimbabwe, Kenya e Botswana.

Paliamo di cifre. Quanto costa una battuta di caccia illegale?
I prezzi variano moltissimo ma oscillano tra i 5 e i 20 mila euro per circa 10 giorni di caccia. I cacciatori sono disposti anche a spendere 2 o 3 mila euro al giorno pur di cacciare, braccare e uccidere l’animale per il quale sono partiti dal Paese. Insomma, una cifra astronomica, solamente quella riconducibile all’Italia, se si moltiplica per le persone che ogni anno partono per questi safari.

Ma che cosa determina questi prezzi?
L’organizzazione. Ovviamente. La caccia ai grandi animali, se condotta in modo legale è una grande fonte di reddito per le popolazioni locali. Ma proprio perché è estremamente fruttuosa, le organizzazioni criminali cercano di subentrare al controllo di queste attività e di lucrarvi senza ovviamente far ricadere questo denaro sulla gente del luogo. Più è numeroso il gruppo di bracconieri e di soggetti che devono “scortare” il cacciatore partito dall’Europa e dagli Stati Uniti, e più lievita il prezzo. Si può facilmente immaginare che nella caccia all’elefante devono essere coinvolte decine di persone anche solo per poter rimuovere la carcassa dell’animale ucciso. Quindi possono uscire per una battuta dalle 10 alle 20 persone oltre al cacciatore che ha commissionato la spedizione di caccia

È il “tour operator” illegale che procura le armi agli appassionati di caccia grossa?
Si, molto spesso trovano le armi in loco e gliele forniscono direttamente i soggetti dell’organizzazione.

Esistono anche battute di caccia regolari organizzate e autorizzate dai governi locali. Quante sono in proporzione rispetto a quelle illegali?
Possiamo dire che per ogni battuta regolare ne esiste una irregolare. Purtroppo, ripeto, è un settore particolarmente appetibile sotto il profilo dei profitti e quindi molto florido. È per questo che molti ranger perdono la vita, perché sono moltissime le battute di caccia che vengono effettuate ogni giorno. Il Corpo Forestale dello Stato è stato chiamato ad insegnare a questi ranger non solo come proteggere il territorio da questi bracconieri ma anche a proteggersi fisicamente. Purtroppo, però, non hanno mezzi né per un controllo adeguato del territorio né per se stessi. E così muoiono insieme agli animali che dovrebbero proteggere.

Dall’Africa all’Europa. Anche nel nostro continente vengono cacciate illegalmente decine di specie. Dove? E quanto costa?
Sì, anche in Europa esiste questa tipologia di turismo legata alla caccia illegale dei grossi animali. Ad essere interessati in particolare Romania, Bulgaria e Moldavia. I costi non sono stati ancora stimati ma il prezzo è solo leggermente inferiore a quello praticato per la caccia grossa in Africa. Ovviamente ad incidere moltissimo è il costo del viaggio aereo.

Ma in Europa quali sono le specie “braccate”?
Gli orsi e i rapaci. Gli orsi sono le prede più ambite per i quali, gli amanti di queste battute di caccia illegali, sono disposti a spendere migliaia e migliaia di euro anche per pochissime ore di caccia.


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