Cronaca

Le mani della 'Ndrangheta sull'Alta Velocità in Liguria

40 persone sono finite agli arresti nell'ambito di una vasta operazione su tutto il territorio. Coinvolto anche il senatore Gal Antonio Caridi

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Un momento dell'abbattimento del primo diaframma della nuova linea ad alta capacità veloce Milano-Genova – Credits: ANSA/ LUCA ZENNARO

Una vasta operazione condotta su tutto il territorio nazionale dalla Dda di Reggio Calabria, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, ha consentito di arrestare quaranta persone, tutte affiliate o vicine ai clan dell'Ndrangheta Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro della piana di Gioia Tauro.

L'operazione, scattata alle prime luci dell'alba, ha consentito di mettere sotto sequestro beni mobili, immobili, depositi bancari di numerose società riconducibili alle consorterie mafiose per un valore complessivo stimabile in circa 40 milioni di euro.

Sono coinvolti anche, in qualità di agevolatori, alcuni parlamentari nazionali, come il senatore di Gal, Antonio Caridi (per corruzione aggravata dalle modalità mafiose) per il quale la Procura aveva già chiesto al Senato l'arresto qualche giorno fa, e anche Giuseppe Galati, Gruppo misto, per il quale però la richiesta di arresto è stata bocciata dal gip, che non ha ritenuto sufficiente il quadro indiziario a carico del parlamentare. Le accuse alle persone arrestate vanno dall’associazione mafiosa, corruzione all'intestazione fittizia di beni e società.

Emerge, dall'inchiesta, una vasta ramificazione dei clan in decine di imprese, attive non solo nel classico settore del movimento terra, ma anche in quelli ad alta tecnologia e specializzazione, come quello della produzione delle lampade a Led. Non solo. Emerge anche la capacità di penetrazione dei clan nel controllo degli  appalti  del Terzo Valico in Liguria, tra Tortona e Genova, legati alla costruzione dell'Alta velocità Torino-Lione.

Tre erano le aree dove l'operazione si è dislocata: il Lazio, la Calabria dove i clan avrebbero goduto dell'appoggio anche di funzionari dell'Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria della provincia, e infine il Ponente Ligure, dove le cosche mafiose erano riuscite a penetrare in alcuni settori strategici legati agli appalti, grazie anche alla facilitazione di politici e funzionari considerati amici.


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