"Complimenti, non pensavo che la polizia di Ancona mi avrebbe perseguitato fino a questo punto". Sono state queste le prime parole rivolte da Filippo De Cristofaro agli agenti della Squadra Mobile di Ancona, che lo hanno individuato e arrestato a Sintra, un villaggio a 30 km da Lisbona. Al momento dell’arresto, aveva documenti falsi, intestati ad altro nome e denaro in contante. "Prima ha cercato di negare – racconta il capo della squadra Mobile di Ancona Virgilio Russo - infine ha ammesso e ci ha fatto i complimenti, sorridendo". Poi sono scattate le manette. Tra pochi giorni dovrebbe essere estradato in Italia.

Lo stavano cercando dal 21 aprile 2014, quando sarebbe dovuto rientrare nella sua cella di Porto Azzurro, sull’isola d’Elba, dopo tre giorni di permesso premio “guadagnati” per le festività pasquali. Ma Filippo Antonio De Cristofaro, il killer di Annarita Curina la skipper pesarese stordita con il valium e finita a colpi di machete a bordo del suo catamarano nel 1988, decise che non avrebbe più rimesso piede in carcere.

E, mentre trascorreva i giorni di permesso nei locali dell’associazione di volontari Dialogo di Portoferraio, pianificava la sua fuga. Una fuga resa “perfetta” anche dalla negligenza di alcuni militari. L’allarme, infatti, scattò con un gravissimo ritardo.

De Cristofaro avrebbe dovuto firmare il registro di presenza la mattina del 21 aprile 2014 alle 10 al comando dei carabinieri di Portoferraio. Ovviamente non si presentò. I militari, però, si accorsero della sua fuga solamente alle 22.

Il "killer in fuga"

De Cristofaro non era nuovo alle evasioni o alle fughe tanto da essere stato soprannominato il "killer in fuga". Era fuggito una prima volta subito dopo l’omicidio, poi evaso dal carcere di Opera. Ma nonostante la difficoltà di lasciare l'isola d'Elba, riuscì comunque ad imbarcarsi e a raggiungere la terraferma facendo perdere le sue tracce. 

Stordita con il valium e finita con il machete

Ora dovrà scontare nuovamente la sua pena per la quale era stato condannato nel 1988, in via definitiva: l’ergastolo per l’omicidio di Annarita Curina, 34enne originaria di Pesaro, trucidata con la complicità della fidanzatina olandese per appropriarsi del suo catamarano. Il corpo della donna non venne trovato e l’uomo fu accusato anche di occultamento di cadavere.

La fuga nel Mediterraneo

La vicenda del “killer del catamarano” all’epoca fu seguitissima dai giornali e dalle televisioni non solo per i brutali e agghiaccianti particolari dell’omicidio, ma anche per la sua fuga, con quell’imbarcazione, durata oltre un mese e mezzo per tutto il Mediterraneo.

De Cristofaro sembrava sparito nel nulla. Nessuno lo aveva visto o intercettato durante la navigazione. Poi, a fine luglio, dopo 40 giorni dal fatto, il killer raggiunse le coste della Tunisia, ormai stremato e senza viveri. Lì venne arrestato per la prima volta assieme a Diana Beyer complice nel delitto, ed estradato in Italia.

L’evasione da Opera e la fuga in Olanda

Alla sua complice, De Cristofaro sembra rimanere fedele negli anni. Dopo la sua evasione dal carcere milanese di Opera, infatti, decide di raggiungerla. La sua fuga termina proprio nei pressi della cittadina di Utrecht, non lontano dalla casa dell’ex compagna che oggi ha 43 anni e tre bambini. Diana Beyer, all’epoca un’adolescente, ebbe un ruolo importante nell’omicidio di Annarita Curina. Fu lei, la prima a pugnalare la vittima dopo averla narcotizzata con il valium nel caffè.

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