Cronaca

Izzo, il massacro del Circeo e l'uccisione di Rossella Corazzin

Angelo Izzo, uno dei tre aguzzini del massacro del Circeo, si accusa di aver rapito, violentato e ucciso la ragazza friulana scomparsa nel 1975. Ma i Pm non gli credono

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Nadia Francalacci

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“Angelo Izzo è un mostro”.  Davanti alle ultime rivelazioni del pluriergastolano, la frase pronunciata, anzi, urlata allo sfinimento per decenni da Donatella Colasanti, l’unica sopravvissuta al massacro del Circeo, assume un valore ancora più atroce, ancora più mostruoso.

Ammesso che vi possa essere qualcosa di ancora più efferato di quanto accadde a San Felice Circeo nell’estate del ’75.

Secondo quanto dichiarato da Izzo, Rossella Corazzin, la 17enne pordenonese di San Vito al Tagliamento della quale si persero le tracce il 21 agosto 1975 dai boschi di Tai di Cadore nel bellunese, sarebbe stata rapita, stuprata, torturata e uccisa da “loro”.

La scomparsa, quarantatre anni fa, della ragazza friulana sarebbe stata opera di diversi uomini tra cui due degli stessi aguzzini che stuprarono e torturarono Donatella Colasanti e Maria Rosaria Lopez in una villa del litorale laziale fino a uccidere la seconda: Izzo e Andrea Ghira.

Le dichiarazioni sulla Corazzin

Eppure la storia raccontata dal mostro del Circeo agli avvocati e poi ai magistrati sul rapimento e l’uccisione di Rossella Corazzin non ha convinto gli investigatori.

Angelo Izzo non ha mai fatto il nome di questa ragazza ai pm romani Eugenio Albamonte e Michele Prestipino che lo hanno ascoltato alla fine del 2016 ma avrebbe dato loro solo dei riferimenti sulla vicenda del rapimento, come il trasferimento della vittima “per un periodo” sul lago Trasimeno e la data del fatto.

Troppo poco secondo gli inquirenti.

Ma sempre nel 2016, Izzo chiese ai magistrati romani di essere ascoltato per poter raccontare, anzi, rivelare una serie di altri fatti e reati commessi nella sua vita. Dopo averlo ascoltato ed effettuato una serie di verifiche, però, i pm lo denunciarono per calunnia e autocalunnia: le sue dichiarazioni risultarono prive di riscontri e totalmente inattendibili. Che anche il caso della ragazza friulana possa rientrare tra le sue autoaccuse prive di fondamento? 

Il legale di Izzo: è stato lui

Ma sul caso Corazzin, il legale di Izzo è convinto del coinvolgimento del suo assistito. “Mi raccontò della vicenda di Rossella Corazzin e mi disse che erano coinvolte altre persone tra cui Andrea Ghira", ha affermato l'avvocato di Izzo, Rolando Iorio commentando le dichiarazioni del suo assistito

"Izzo, che ho incontrato nell'aprile scorso, già nel 2016 mi aveva parlato di questa vicenda sulla quale non posso soffermarmi perché sono in corso indagini- continua il legale- in questi anni mi ha raccontato di molti episodi e spesso non è stato creduto ma per questo non sarebbe corretto dargli una patente di inattendibilità considerando che in alcuni casi le sue parole hanno ottenuto riscontri dagli inquirenti".

Chi è il mostro del Circeo

Ma chi è Angelo Izzo? Nato a Roma nel 1955, Izzo è uno dei criminali più tristemente noti in Italia per essere uno dei tre autori del massacro del Circeo del 1975 ma anche per ucciso la moglie e la figlia di un pentito della Sacra Corona Unita che lui aveva conosciuto in carcere.

Ma andiamo per gradi.

Il massacro del Circeo

E’ il 1975 quando Maria Rosaria Lopez e la Colasanti conoscono a Roma, Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira. Il 29 settembre le ragazze accettano un invito da parte dei giovani a partecipare ad una festa in una casa del litorale romano. La villa sul promontorio del Circeo è di proprietà del padre di Andrea Ghira, un noto imprenditore romano.

Maria Rosaria e Donatella furono sottoposte dai tre aguzzini per quasi due giorni a violenze e sevizie di ogni tipo. Durante una delle ripetute violenze, Maria Rosaria Lopez perde i sensi e i tre la uccisero immergendole ripetutamente la testa nella vasca da bagno.

Donatella Colasanti riuscì però, ad evitare la stessa fine fingendosi morta.

I tre avvolsero i corpi delle ragazze in sacchi di plastica, li caricarono nel bagagliaio dell’auto, tornarono a nella Capitale lasciando la macchina sotto l’abitazione di uno dei tre aguzzini e si allontanarono.

Donatella, cominciò a lamentarsi e chiedere aiuto fino a quando un vigile notturno non si accorse di lei.

In pochissime ore, dopo l’atroce scoperta, furono identificati i responsabili del massacro. L’auto utilizzata per nascondere i corpi era di proprietà di Gianni Guido, figlio di un alto funzionario di banca. E fu proprio Guido, subito fermato dai carabinieri, a confessare e a fare i nomi di Angelo Izzo ed Andrea Ghira, due giovani di altrettante famiglie romane benestanti, già noti alla polizia.

Izzo fu arrestato pochi giorni dopo la scoperta del delitto. Andrea Ghira, invece, riuscì a far perdere le proprie tracce.

Il processo si svolse un anno dopo, nell’estate del 1976. Izzo e Ghira furono condannati all’ergastolo, condanna confermata anche nel 1980 mentre a Guido furono riconosciute le attenuanti generiche e la pena fu tramutata 30 anni di carcere. Una decisione criticata e accompagnata da moltissime polemiche perché motivata dal versamento, a titolo di risarcimento, di 100 milioni di lire fatto dai familiari di Guido a quelli della Lopez.

Ma la voglia di uccidere di Izzo non si era esaurita con il massacro del ’75 e nel 2005, trent’anni dopo, torna a uccidere.

Il massacro di Ferrazzano  

In quel periodo, Izzo aveva ottenuto la semilibertà dal carcere di Campobasso per andare a lavorare in una  cooperativa ma durante un’uscita, il 28 aprile 2005, uccide Maria Carmela, 48 anni, e Valentina Maiorano, 14 anni.

Le due donne, erano sotto protezione dello Stato a Ferrazzano in provincia di Campobasso in quanto familiari di Giovanni Maiorano, pentito della Sacra corona unita che Izzo aveva conosciuto in carcere.

La moglie dell’ex boss si era trasferita con la figlia in quella località protetta, dove aveva deciso di cambiare vita e aprire un ristorante in società proprio con il mostro del Circeo, utilizzando i soldi del marito. I due divennero amanti ma la loro relazione durò poco.

Durante il processo per il duplice omicidio delle donne, Izzo affermò: “La relazione con quella donna mi asfissiava, voleva fuggire con me. Era diventata opprimente”.

La bambina, Valentina, invece, era ‘solo’ una “scomoda testimone”. Ma anche su di lei si scatenò la mostruosità di Izzo: “Dissi a Valentina che la dovevo trasportare, l’ammanettai, la spogliai, la imbavagliai e poi la impacchettai senza che facesse alcuna resistenza”.

Ma la realtà ricostruita dagli investigatori fu ben più atroce. Sul viso della ragazzina furono trovate tracce organiche di Izzo, che hanno motivato nei confronti del mostro, anche le accuse di violenza sessuale.

Il ritrovamento dei due corpi avvenne due giorni dopo il delitto in seguito all’arresto di Izzo per un suo coinvolgimento anche in un traffico di armi.

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