Cronaca

Inchiesta Consip: il vero ruolo di Luigi Ferrara

Al centro della vicenda la presunta fuga di notizie, partita dal presidente dimissionario, che ha permesso a Marroni di bonificare gli uffici della società

Luigi Ferrara, Presidente Consip

Redazione

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Da testimone a indagato: è la parabola di Luigi Ferrara, presidente dimissionario della Consip. Ferrara, uno dei testi-chiave dell'inchiesta sulla fuga di notizie che ha azzoppato l'indagine sulla Centrale di acquisti della pubblica amministrazione, era stato convocato venerdì scorso dai magistrati di Piazzale Clodio per essere sentito come persona informata dei fatti (e dunque senza difensore).

A fare il suo nome era stato Luigi Marroni, amministratore delegato della Centrale acquisti. Secondo Marroni, Ferrara gli aveva raccontato di aver saputo dell'inchiesta sui vertici Consip dal Comandante Generale dei carabinieri Tullio Del Sette.

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Una versione, però, che lo stesso Ferrara aveva già in qualche modo "ridimensionato" davanti ai magistrati di Napoli, e poi nel primo colloquio con quelli romani, affermando che Del Sette si era limitato a dirgli di stare attento agli incontri con Alfredo Romeo, l'imprenditore napoletano finito poi in carcere il primo marzo scorso con l'accusa di corruzione.

La fuga di notizie, sostengono gli inquirenti, avrebbe consentito all'ad di Consip, Luigi Marroni, di bonificare gli uffici della società rimuovendo le microspie messe dagli inquirenti.

"Luigi Ferrara mi ha notiziato di essere intercettato lui stesso - ha dichiarato Marroni - e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal Comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette; questa notizia l'ho appresa dal Ferrara non ricordo con precisione ma la notizia la colloco tra luglio e settembre 2016 e comunque non ad agosto in quanto ero in ferie".

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