È iniziata la tre giorni milanese del Dalai Lama Tenzin Gyatso, al quale è stata conferita al teatro degli Arcimboldi - in un tribudio di bandiere tibetane e un applauso liberatorio - la cittadinanza onoraria del capoluogo lombardo.

Un premio - quello conferito alla massima autorità spirituale buddista nel corso della sua quarta visita a Milano - che ha rinfocolato le polemiche dei capi della comunità cinese di Via Paolo Sarpi e soprattutto dell'ambasciata di Pechino. La nota è durissima:


«Il fatto che il Consiglio comunale, le altre istituzioni siano presenti con connivenza alla visita del Dalai Lama e gli conferiscano la cittadinanza onoraria ha ferito gravemente i sentimenti del popolo cinese. Tutto ciò ha un impatto negativo sui rapporti bilaterali e sulle cooperazioni tra le regioni dei due Paesi. La Cina -  conclude la nota dell'ambasciata - con i suoi rappresentanti istituzionali , esprime forte rimostranza e ferma opposizione». 


 

Dopo essere atterrato a Milano Linate e aver incontrato in serie il sindaco Giuseppe Sala e il Cardinale Angelo Scola (al quale ha fatto dono di una Kata, la sciarpa bianca del cerimoniale civile e religioso del buddismo tibetano) il Dalai Lama si è recato all'Arcimboldi per la cerimonia accompagnato da una delegazione di monaci e scortato dalla sicurezza.

Quanto alle polemiche, che lo accompagnano ovunque vada, ilDalai Lama ha preferito non soffiare sul fuoco, in un'intervista a Repubblica.

«Sono diventati reclami di routine. Le minacce vengono da funzionari che, qualunque cosa sentano personalmente, sono costretti ad agire così. Il clima in Tibet rimane estremamente cupo e repressivo, caratterizzato da controlli costanti sui tibetani ai quali sono negati molti diritti umani fondamentali. Lo ammettano o no, il Tibet resta una spina per la Cina che intende svolgere un ruolo importante nel mondo».

Parlando di guerre ed esuli in Medio Oriente, il Dalai Lama invita a guardare «gli esempi di gente qualunque che in tutto il mondo mostra grande compassione verso le sofferenze dei profughi, coloro che li hanno salvati dal mare e quanti li hanno accolti o fornito amicizia e sostegno, come nel vostro Paese».

Tuttavia, evidenzia, «se è dovere di tutti aiutarli in ogni modo possibile, accogliere i rifugiati in numero schiacciante non è una soluzione pratica. L'intera popolazione del Medio Oriente non può muoversi in massa verso l'Europa. Più importante nel lungo termine è  riportare la pace nelle terre dalle quali stanno fuggendo in modo che possano poi tornare a casa". Nell'intervista Tenzin Gyatso si dice «in disaccordo con chi parla di 'terroristi islamici'. I terroristi sono terroristi e basta le cui azioni spaventose sono in contrasto con tutti gli insegnamenti religiosi e i codici del buonsenso».

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