Cronaca

Caso Guerrina: qualche dubbio su padre Gretien in carcere

Il tribunale del riesame ha respinto il ricorso della difesa, niente libertà per il sacerdote accusato di omicidio. Ma qualcosa non torna

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Padre Gratien Alabi, accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia, Arezzo, 23 aprile 2015 – Credits: ANSA/ALESSANDRO FALSETTI

Padre Gretien rimane in carcere. Lo ha deciso il tribunale del riesame, che ha respinto il ricorso presentato da Luca Fanfani, avvocato difensore del religioso congolese. Secondo i giudici, persistono i gravi indizi di colpevolezza messi in fila dalla procura nell’atto di accusa. In primis, il telefonino di Guerrina che sarebbe stato nella disponibilità di padre Gretien dopo la scomparsa della donna e avrebbe fatto registrare un traffico anomalo e sospetto.

 


Guerrina Piscaglia fa perdere le sue tracce dal suo paesino Ca Raffaello nel pomeriggio del primo maggio dello scorso anno. Alle 17,20 dal suo cellulare parte un messaggio indirizzato a un pizzaiolo etiope: "Io ti ho chiamato, e siccome non hai risposto, vado con il marocchino a Gubbio". Peccato che dall'analisi del traffico telefonico non risulti alcuna chiamata effettuata dal cellulare della donna al pizzaiolo. Qualche minuto dopo, alle 17,26, parte un altro messaggio spedito a un prete nigeriano che vive a Roma, che non figura tra i contatti telefonici di Guerrina, mentre è nella rubrica di padre Gretien. Scrive testuale: "Scuza dite al mio marito vado a gubbio con mio amoroso marochino che è venuto ieri a casa sono stanca di mirco torno domenica a prendere lorenzo".

Il 2 maggio, ecco un nuovo messaggio di Guerrina, questa volta all'indirizzo della suocera: "Ciao, non posso chiamare adesso, sto bene, solamente Mirco mi stanca, ritornerò per prendere Lorenzo". Mirco è il marito, Lorenzo il figlio. In questo caso le anomalie sono due. La prima è che venga inviato alla suocera, che notoriamente non legge i messaggi sul telefonino, tanto che viene scoperto diversi giorni dopo. La seconda è che in quel periodo il figlio vive a Novafeltria, nell'abitazione di famiglia di Guerrina, motivo per cui si presume che non sia stata lei a scrivere il messaggio, ma qualcuno che non sapeva.

Il 10 maggio infine, arriva il messaggio a una parrocchiana che nei giorni precedenti ha lamentato la situazione della canonica attraverso telefonate e lettere al vescovo: “Tu parli male con un uomo di Dio, ma io sono scappato con il mio amoroso”.

Sta soprattutto qui, secondo la procura, la chiave per risolvere il giallo di un caso in cui pesa come un macigno il ritardo con il quale sono partite le indagini. Al centro dell’inchiesta c’è la figura di un ambulante marocchino, che il giorno prima della scomparsa di Guerrina arriva a Ca Raffaello e viene accolto in casa dalla donna e il marito per bere un bicchiere di birra in compagnia del sacerdote amico di famiglia. Quando Guerrina scompare, padre Gretien suggerisce a Mirco che la moglie può essere scappata proprio con quell'uomo, tanto che il marito dichiara a verbale dai Carabinieri che questa è una della possibilità più concrete per giustificare la sparizione. Versione che ribadisce attraverso il suo legale, l'avvocato Francesca Faggiotto.

Nel frattempo, come abbiamo detto, dal cellulare di Guerrina partono i messaggi che cercano di accreditare l'ipotesi dell’ambulante marocchino. Del quale però non c'è traccia, al punto che in ambienti investigativi ci si chiede se sia una figura reale o inventata al fine di depistare le indagini. Poi invece l’uomo viene trovato, ed ecco che cominciano i guai per padre Gretien. Perché l’ambulante conferma di essere stato a casa di Guerrina il 30 aprile, ma nega di averla vista il giorno successivo. E porta delle prove oggettive che lo mettono al riparo da ogni sospetto.

A questo punto, il cerchio si chiude. Chi ha spinto Mirco all’ipotesi ambulante? Chi aveva il telefonino di Guerrina a disposizione nei giorni successivi? Chi ha cercato quindi di accreditare la fuga con l’ambulante attraverso i messaggi? Padre Gretien rimane con il cerino in mano, e per i giudici tutto ciò basta per dimostrare la sua colpevolezza.

Rimane più di un dubbio: nella dinamica della sparizione a noi nota, ovvero in tutti i particolari che conosciamo su Guerrina prima che sparisse nel nulla, dov’è la prova che sia morta, o peggio che sia stata uccisa? Qui non si tratta solo di trovare un corpo (diversi sono i casi in giurisprudenza in cui si è arrivati alla condanna anche in assenza del corpo della persona scomparsa). Ma guardando al caso di Guerrina, chi se la sente di escludere, anche soltanto in via potenziale, sulla base degli elementi noti, che la donna sia fuggita di sua spontanea volontà?

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