Cronaca

Giusva Fioravanti: sono un assassino, non uno stragista

Ripubblichiamo un'intervista del 2011 a proposito della strage di Bologna: l'ex terrorista dei Nar, condannato ora a pagare 2 miliardi di danni, spiegava le sue ragioni

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Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, in una foto d'archivio – Credits: ANSA FOTO

All'indomani della sentenza che ha condannato Fioravanti e Mambro a pagare due miliardi di danni ripubblichiamo un'intervista del 2011 all'ex terrorista nero dei Nar, condannato per la strage di Bologna.


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Di Raffaella Fanelli

«Nessuna intervista… io e Francesca non vogliamo più parlare di questa storia. Abbiamo già motivato e spiegato, e a questo punto dipende dalla buona volontà degli altri approfondire. Ripetiamo le stesse cose da trent’anni e nessuno vuole ascoltarci. Quindi non ha senso parlare». L’appuntamento con Valerio Fioravanti è in piazza Risorgimento a Roma, a due passi dal Vaticano. Pochi minuti concessi per sottrarsi ad altri inseguimenti, a telefonate ed email sempre più pressanti. «Con la strage di Bologna e con quegli 85 morti noi non c’entriamo niente. E ci siamo stancati di ripeterlo. Se questo Paese non cerca la verità è un altro motivo per tacere».

La voce di Giusva Fioravanti è ferma, il suo sguardo diretto e deciso, sta per andarsene. Reagisce solo all’accusa: «Lei è stato condannato come esecutore materiale insieme a Francesca Mambro e Luigi Ciavardini». La replica è immediata. «Si legga la sentenza. Non è così. I giudici hanno scritto che noi non siamo gli esecutori materiali… lo hanno messo nero su bianco. Nessuno ci ha mai visto a Bologna, questo hanno scritto, né prima né durante né dopo la strage. Il processo si è concluso con un “intanto condanniamo voi, come membri del gruppo che ha organizzato la strage, in seguito, con le altre inchieste, individueremo i veri esecutori materiali, i mandanti, il movente e da dove arriva l’esplosivo”. Ma sono passati 15 anni da quella sentenza e niente è stato fatto».


 

Gennaro Mokbel dice di avere speso 1,2 milioni di euro per tirarvi fuori…

Non diciamo fesserie. Mokbel ha dato una sua spiegazione: ha detto di avere fatto una cena di raccolta fondi e di avere raccolto 1,2 milioni di lire. Lire non euro. È l’ennesima vigliaccata insinuare che ci sia qualcosa dietro la nostra scarcerazione. Se qualcuno vuole fare questo gioco sporco continui pure, non sta a me difendere la legittimità dei provvedimenti che sono stati presi e confermati dalla Cassazione.

Noi siamo amici di Giorgia Ricci, la moglie di Mokbel… una donna gravemente malata, sposata con un mitomane.

Lei è stato sentito a Bologna dal pm Cieri? Qual è la pista che sta seguendo?

Non sono stato sentito. La nuova inchiesta parte dal lavoro svolto da un magistrato e da un giornalista della commissione Mitrokhin. Sono stati loro a ritrovare la strana testimonianza, già agli atti del nostro processo (ma all’epoca accantonata e dimenticata) di un dipendente dell’hotel Jolly di Bologna, situato proprio di fronte alla stazione. Quest’uomo riconobbe nelle fotografie della terrorista tedesca Christa-Margot Fröhlich (arrestata nel 1982 all’aeroporto di Fiumicino con 6 chili di esplosivo nel doppiofondo di una valigia, ndr) la giovane donna incontrata due anni prima, il 1° agosto del 1980, proprio all’hotel Jolly. La donna, a detta di questo testimone che fece mettere a verbale i suoi ricordi dalla polizia, poco dopo l’esplosione parlò al telefono in tedesco. Era agitata. E non era l’unica terrorista presente a Bologna in quei giorni. Il 1°agosto 1980, Thomas Kram, terrorista tedesco della Revolutionaere Zellen, inserito nel quadro di vertice del gruppo Carlos, vicino agli ambienti del terrorismo palestinese, prese alloggio poco dopo la mezzanotte nell’albergo Centrale di Bologna, per poi sparire la mattina del 2 agosto, il giorno dell’attentato. La segnalazione della presenza di Kram a Bologna venne fatta nel marzo 2001 dal capo della polizia Gianni De Gennaro alla questura di Bologna che attraverso la Digos riuscì  a ritrovare anche il registro delle presenze dell’albergo Centrale con la registrazione del nome e dei dati anagrafici del terrorista tedesco.

Perché De Gennaro avrebbe cercato Thomas Kram?

C’era stata una richiesta di collaborazione giudiziaria internazionale avanzata dalla procura generale di Berlino che, nel dicembre del 2000, aveva spiccato un mandato di cattura internazionale nei confronti di Thomas Kram, qualificato negli atti giudiziari come grande esperto di esplosivi. Secondo le autorità tedesche si nascondeva nel nostro Paese ed era in contatto con altri elementi di primo piano del terrorismo ternazionale. E da informazioni dei servizi segreti ungheresi, Thomas Kram e Christa- Margot Fröhlich erano insieme a Budapest: sono stati intercettati nell’ottobre 1980 insieme a Carlos. Quindi Thomas Kram e Christa-Margot Fröhlich erano in stretto contatto con Carlos. Bisognerebbe chiedersi perché i servizi segreti, all’epoca, non hanno indagato.

Anche Francesco Cossiga, in passato, ha sostenuto la pista palestinese…

Cossiga ha sostenuto la tesi della disgrazia. L’opinione che ha espresso più volte pubblicamente è quella che i palestinesi abbiano fatto scoppiare per disgrazia, cambiando treno, una valigia di esplosivo che trasportavano. I servizi segreti italiani trent’anni fa hanno preferito non indagare. L’improvvisata pista neofascista ha fatto comodo

a tutti. Comunque quello che mi hanno fatto a Bologna me lo merito. Lo accetto. In passato sono stato io a sbagliare, io a processare frettolosamente altra gente… E oggi non voglio più parlare di processi.

Lei e Francesca Mambro quando vi siete conosciuti?

Ci siamo incrociati da bambini, io avevo 9 anni e lei 8. La scena iniziale della Famiglia Benvenuti, uno sceneggiato televisivo degli anni Sessanta, è stata girata alle case popolari, dove viveva Francesca… Volevo fare l’attore, alla fine ho fatto altro. Con Francesca ci siamo conosciuti lì, poi ci siamo incontrati a 15 anni in giro per le sezioni. Non è stato un colpo di fulmine ma un grande amore aiutato da una grande figlia e da una vita tribolata che rinsalda gli affetti. Mia figlia lo sa. Sa che io e Francesca abbiamo fatto tante cose sbagliate. Forse per lei vorrei la verità.

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