Cronaca

Gerardina Corona: "La mia missione speciale in Iraq"

È stata a Baghdad per insegnare alle poliziotte irachene come trattare i casi di violenza. Il racconto del maggiore donna più giovane d'Italia

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Maddalena Bonaccorso

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La foto di Baghdad vista dall'alto, scattata la mattina del giorno di Pasqua dal tetto del tribunale dove venne processato Saddam, per Gerardina Corona è uno dei ricordi più belli. La guarda in continuazione, la descrive, la ingrandisce sul suo smartphone; tutta orgogliosa di averla scattata "perché quasi nessuno può salire fin lassù", ci indica il Tigri da un lato e il monumento di “Al Shaheed” (le lacrime di Allah) dall’altro e quasi si commuove. Esiste il mal d'Iraq? Forse si, e di certo ha lasciato il segno nell'anima del maggiore Corona, napoletana figlia e nipote di carabinieri, fuoriclasse dell’Arma: classe 1983, maggiore più giovane d’Italia, guida già dal 2014 il comando di Varese, che conta più di 150 uomini distribuiti tra 8 stazioni dei Carabinieri.

E come solo i fuoriclasse, appunto, sanno fare, a un certo punto ha deciso di rimettersi in gioco accettando di partire per Baghdad per una missione speciale: insegnare, assieme al maggiore Anna Patrono e al capitano Azzurra Ammirati, al primo corso di “Gender Issues-Female Mobile Training” mai tenuto in Iraq, richiesto direttamente dal governo di Baghdad e rivolto a 33 poliziotte della Iraqi Federal Police. Lo scopo del corso: addestrare le allieve sulle modalità investigative contro la violenza di genere e le violenze domestiche, oltre che sulle tecniche di difesa e sui diritti umani.

 

“Quando, all’inizio del 2017, sono stata contattata dal Comando generale” spiega il maggiore Corona, irresistibile mix di simpatia partenopea e determinazione militare “per sapere se fossi disponibile a tenere questo corso di due settimane, non ho avuto un attimo di esitazione: non ero mai stata in missione all’estero e ho accettato subito con entusiasmo. Certo, poi ho anche pensato ai pericoli di recarsi in una zona come quella di Baghdad, ma la preoccupazione è sparita di fronte alla certezza di far parte delle forze armate italiane, tanto apprezzate dall’intera coalizione della missione internazionale in Iraq “Inherent Resolve”. E comunque, i pericoli li metti subito in conto quando decidi di intraprendere la vita militare. Niente di nuovo, quindi”.

Molto di nuovo, invece, per le 35 poliziotte irachene che sono state le allieve del maggiore Corona, e che hanno vissuto il corso con grande entusiasmo e abnegazione.
“Molte di loro venivano da fuori Baghdad” continua il maggiore “e per arrivare alla scuola dove facevamo lezione dovevano partire ore e pre prima, nonché sottoporsi agli estenuanti controlli ai check point. Eppure, sono sempre state puntuali: non volevano nemmeno fare la pausa, tale era il loro desiderio di imparare, ma anche semplicemente di parlare con noi”.

E proprio sul dialogo il maggiore Corona ha incentrato tutta la sua esperienza a Baghdad: forte della sua grande esperienza sul campo -entrata in Accademia appena maggiorenne, esordio in servizio al Nucleo operativo di San Pietro- non ha avuto nessun tipo di problema a rapportarsi con le irachene, e a far passare il messaggio del contrasto a qualsiasi tipo di violenza di genere:”Nonostante la difficoltà della lingua, grazie all’interprete e al dialogo informale e diretto si è subito creato un rapporto di solidarietà che ha infranto tutte le barriere culturali, di etnia e di modus vivendi. Io ho puntato tutto sull’empatia da trasmettere alle vittime: ho cercato di far capire loro che quando una donna si rivolge alla Polizia per denunciare una violenza domestica, cerca il conforto, cerca la vicinanza. Per questo abbiamo svolto anche delle lezioni specifiche per insegnare loro come mettere a proprio agio una donna che va a denunciare un crimine, come abbracciare una vittima, come far sentire la vicinanza umana ancor prima che professionale.”
 
E presto sono arrivate anche le confidenze: quelle terribili, che lasciano il segno. Quelle che nessuna donna vorrebbe mai sentire:”Un’allieva mi ha confessato di avere subito violenza, da piccola, da parte del padre e dei fratelli. Il voler entrare in Polizia per lei era stata una forma di riscatto. Aveva un orgoglio, negli occhi, che non dimenticherò mai. Un’altra ancora aveva perso il fidanzato in un attentato dell’Isis, il giorno prima della lezione: eppure era in aula, perché capiva che era troppo importante, per lei, essere lì a imparare”.
 
E poi c’erano i momenti di convivialità, immortalati in centinaia di fotografie che Gerardina custodisce sul suo smartphone:”Un giorno le allieve hanno cucinato per noi un piatto complicatissimo, ed erano così orgogliose che non abbiamo potuto rifiutarlo: ma quanto era speziato! E mi hanno riempita di regali: durante una lezione avevo ammirato le scarpe di un’allieva, che il giorno dopo ne ha comprato un paio uguale per regalarmele. Un’altra ragazza, il cui padre è un insegnante, mi ha regalato una tavola con l’alfabeto arabo. Un’altra ancora un giorno mi ha portata in bagno e ha voluto che provassi il suo abito. E tutte ci chiedevano perché mai non ci truccassimo, come invece fanno loro, anche quando indossano la divisa: abbiamo dovuto tenere una piccola lezione per spiegar loro che in Italia quando indossi la divisa devi mantenere una totale sobrietà. Ma nel tempo libero, via ai trucchi!”.

Piccole cose, scene di vita quotidiana che accomunano le donne a tutte le latitudini: il segreto per trovare la chiave ed entrare con naturalezza nelle vite di giovani poliziotte che si trovano a compiere un lavoro delicatissimo:”Solo a Baghdad ci sono 35 stazioni di polizia che trattano specificatamente casi di violenza domestica contro le donne” spiega ancora il maggiore Corona “e fino ad ora, fino al nostro corso, nessuno aveva mai tenuto a queste poliziotte lezioni specifiche per spiegare loro come fronteggiare questi casi. Per esempio: loro non sanno come affrontare il contatto fisico nelle tecniche di difesa personale o di perquisizione. Non sanno come portare via gli arrestati. Non hanno mai visto un paio di manette, perché sono solo gli uomini a usarle. Partono da un addestramento basico sul quale abbiamo lavorato per implementare la loro professionalità secondo standard internazionali. E quanta soddisfazione, alla fine, a vedere come erano diventate brave”.

Una missione, tre donne appartenenti all’Arma, 33 allieve poliziotte, e anche la felicità—da parte del maggiore Corona- di essere sostenuta da una donna a capo del Ministero della Difesa:“La scorsa settimana, in occasione dell'inaugurazione della mostra fotografica “Photographs of Life in Khanke Camp” all’Università Bicocca “sorride Corona “ho avuto il privilegio di incontrare la ministra Roberta Pinotti: da donna, è un orgoglio per me che ci sia lei a capo della Difesa italiana, e che abbia fortemente voluto e sostenuto il progetto di addestramento in favore della polizia irachena”.

E grande soddisfazione per il corso “Gender Issues” è stata manifestata anche da parte del Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, che ha la responsabilità operativa delle missioni all’estero e da parte del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, che proprio la settimana scorsa si è recato in Iraq in visita alla task force dei Carabinieri che opera a Baghdad e a Erbil.

Ma ora l’intervista è finita, la caserma di via Moscova a Milano dove il maggiore Corona ci ha ricevuti comincia a svuotarsi. Al primo piano, nello studio che fu di Dalla Chiesa, che ha visto scorrere i giorni della guerra alle BR e l’epopea di Tangentopoli il generale Teo Luzi -comandante della Legione Lombardia che tanto ha creduto nella missione- ci convoca per un saluto. Osserva la sua “allieva” e mentre sorride, dietro la severità del generale non riesce a dissimulare il suo orgoglio per il maggiore Corona, che è appena tornata dall’Iraq e già non vede di nuovo l’ora di tornare laggiù, sul Tigri, a rivedere le “lacrime di Allah” dal tetto del tribunale di Baghdad.

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