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Cronaca

I «genitori elicottero» da cui è impossibile liberarsi

Spesso, come per la vicenda di Angelo Bellanova che ha vegliato la madre per 24 ore rima di nasconderla in un freezer, si scoprono problematiche educative familiari che possono portare al peggio

Il 22 novembre 2022 è stato ritrovato, nel congelatore di casa, il corpo di Maria Prudenza Bellanova di 82 anni. Il figlio, Angelo Bellanova, ha ammesso di aver deposto il cadavere nel congelatore dopo aver vegliato sulla salma per un giorno. Le motivazioni che avrebbe espresso per il gesto sarebbero ravvisabili nel “senso di paura di essere giudicato per la morte della madre e per lo sconforto”. Abbiamo chiesto alla nostra Profiler, la Dott.ssa Cristina Brasi, Psicologa, Criminologa e Analista Scientifica del Linguaggio non Verbale, quali sono le ragioni che possono portare a un legame simbiotico e disfunzionale con la figura parentale.

Il “parenting” è un termine utilizzato per descrivere i comportamenti genitoriali specifici che hanno un ruolo fondamentale nella definizione dei comportamenti infantili. Esso comprende la capacità del genitore di rispondere ai bisogni del figlio e la capacità di porre ad esso dei limiti.

La responsività genitoriale, come definito da Baumrind, è il limite a cui i genitori arrivano nel promuovere intenzionalmente l’individualità del bambino, la sua autoregolazione e la propria affermazione attraverso l’adattamento, il supporto e l’acquiescenza nei confronti dei suoi bisogni e delle sue richieste. In questo processo è fondamentale la capacità genitoriale di porre dei limiti e si attua per mezzo delle richieste che questi fanno ai bambini al fine di farli divenire parte integrante della famiglia. Tali richieste afferiscono agli elementi ascrivibili alla maturità, al controllo e agli sforzi disciplinari e di volontà.

Lo stile di accudimento non è riferibile solo all’ambito fisico correlato ai bisogni corporei, ma concerne anche le necessità affettive, relazionali e sociali. Nella fattispecie, secondo Bornestin, si ravvisano il “nurturant caregiving” (le cure premurose) ovvero l’accoglimento e la comprensione delle esigenze fisiche del bambino; il “material caregiving” (l’assistenza materiale) riguardante le modalità con cui i genitori preparano, organizzano e strutturano il mondo fisico del bambino; il “social caregiving” (l’assistenza sociale) includente tutti i comportamenti attuati dai genitori nel coinvolgere emotivamente i bambini in scambi interpersonali, siano essi visivi, verbali, affettivi o fisici e, in ultimo, il “didactic caregiving” (la cura didattica), ossia le strategie utilizzate per stimolare il figlio a comprendere il proprio ambiente di vita.

Quando le figure parentali corrispondono a quelle ascrivibili ai “genitori elicottero”, termine coniato per identificare quei genitori che si sostituiscono ai figli nella risoluzione dei problemi della vita, uno stile genitoriale caratterizzato da comportamenti di iper-vigilanza e iper-protezione, con la tendenza ad ergersi al di sopra del proprio figlio, nel tentativo di prevenirne fallimenti e insuccessi, il bambino andrà incontro a conseguenze importanti anche sul lungo termine.

Questi genitori si sostituiscono ai figli, affrontando, e a volte anticipando, le difficoltà al posto loro, privandoli dell’opportunità di mettersi alla prova. Il messaggio implicito che viene trasmesso è: “Non ho fiducia in te, non sei in grado di farlo, quindi lo faccio io per te”. I genitori iperprotettivi che controllano troppo intaccano le abilità di controllo emotivo e comportamentale dei propri figli. Ciò darà luogo all’impossibilità, da parte del bambino, di costruirsi competenze e abilità personali, sociali e affettive. Il bisogno di autonomia del piccolo non si manifesterà più in quanto sarà sempre il genitore a decidere e a pensare al suo posto. L’effetto è quello del venire a mancare del processo di separazione-individuazione che ha inizio nei primi anni di vita, finalizzato al consolidamento di un senso dell’essere.

Una seconda fase di tale processo è riscontrabile nell’adolescenza, dove avverrebbe il consolidamento del senso di Sé, precedentemente precostituito. L’adolescente vivrebbe inoltre una transizione verso una maggiore autonomia. In termini di sviluppo normotipico si dovrebbe assistere a una graduale separazione dalla famiglia accompagnata da un investimento nelle relazioni tra pari e in quelle romantiche, oltre che ad una progettazione relativa al futuro. Nel caso di genitori disfunzionalmente iperprotettivi e ipercontrollanti tutto ciò non ha luogo. La formazione dell’identità avviene infatti nel momento in cui l’adolescente inizia a selezionare le identificazioni dell’infanzia, decidendo cosa tenere e quanto abbandonare, in quanto considerato inutile. Dal momento in cui tali processi non hanno avuto luogo ci si troverà ad avere un basso livello di integrazione, aumentando la probabilità che l’organizzazione di personalità dell’individuo sia patologica e associata a categorie riconducibili ai disturbi di personalità. Via via che la patologia diviene più grave, maggiormente le capacità riflessive verranno a ridursi, lo stesso accade per l’empatia e la capacità di assumere ruoli differenti, oltre al ravvisarsi di un aumento delle difese di scissione.

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