Cronaca

Femminicidio: sette casi in sette giorni

Dall'omicidio di Caserta alla polacca massacrata di botte per non aver lavato i piatti

femminicidio

Nadia Francalacci

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Una scia di sangue che sembra non aver fine: sette donne in sette giorni uccise dai loro compagni. Un massacro continuo.

"Meritava una lezione per non avere lavato i piatti" sono le parole di un romeno ubriaco che due giorni fa ha ucciso, dopo anni di violenze, Anita Betata Rzepecka, giovane polacca di 30 anni. L’ha picchiata e presa a schiaffi fino a farle battere la testa. Poi l’ha lasciata agonizzante per ore, per terra, mentre lui continuava a bere in un'altra stanza. 

Ancor più drammatico il caso di Maria Tino, di 49 anni, lavoratrice socialmente utile e sarta della provincia di Caserta. Lei era riuscita a sopravvivere a 25 coltellate inferte dal marito violento quando le aveva chiesto la separazione, poi è morta ieri con tre colpi di pistola sparati dal suo nuovo compagno, quello che l’aveva fatta innamorare.

"I femminicidi non sono diminuiti, come qualcuno vuol fare credere, così come non è diminuita la violenza. C’è una aggressività diffusa che vede, quotidianamente, migliaia di donne vittime dei propri mariti, fidanzati o ex compagni". Laura Vassalli, volontaria del Telefono Rosa è molto chiara.

Mentre stavamo parlando al telefono con lei, a Firenze un uomo stava uccidendo a coltellate la propria compagna e a Cagliari, un ragazzo di 25 anni si stava togliendo la vita gettandosi dal cavalcavia, perché convinto di aver ucciso la propria fidanzatina colpita a pugni più volte sul volto, fino a farle perdere i sensi.

"Le associazioni sono prese d’assalto da giovane donne malmenate, violentate, abusate psicologicamente - continua Vassalli – e  la maggior parte di queste si presentano nei nostri uffici con al seguito i figli, anche loro sconvolti dalla violenza”.

Anche Donata de Bello, di 48 anni, di Bari, è morta due giorni fa credendo nell’amore Marco Basile, di 32 anni. Ma tra i due, c'erano frequenti litigi. Litigi violenti. Un mistero, invece, la morte di Mariana Odika, 35 anni, colf romena, trovata domenica sera in un ripostiglio della casa dove lavorava a Milano. Il cadavere era a pancia in giù con cinque ferite tra petto e torace inferte con un coltello da cucina che è stato trovato sotto il corpo.

"Le donne devono imparare a valutare l’uomo che si avvicina loro - puntualizza la volontaria – spesso, molto spesso, quelle che poi diventano vittime, confondono il possesso con l’amore. Scambiano quella frase iniziale del "tu sei mia" con un gesto di amore senza rendersi conto che cela violenza e mancanza di rispetto". Questo perché un uomo violento lo è sempre anche quando "gioca" a fare il gentile. "Per questo ogni donna deve essere lucida nel decifrarne il linguaggio e la gestualità fin dall'approccio iniziale"

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