Redazione

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Gli ombrelli portati nel timore di maltempo alla fine sono serviti a proteggere dal sole cocente bambini e famiglie accampate in Piazza San Giovanni. Poi uno scroscio di pioggia ha bagnato i cartelli, "Stop gender nelle scuole" e "Difendiamo la famiglia".

Il Family Day, tornato dopo otto anni e organizzato in soli 18 giorni, ha riscosso il successo sperato dai suoi promotori. "Siamo oltre un milione - afferrma dal palco allestito in piazza il Comitato 'Difendiamo i nostri figli'  "e ci seguono in streaming dal Nicaragua, da Portorico, dalla Cina".

E c'è chi parla di un milione di presenze.

"Quella del milione di presenti è una grande bufala e siccome dire bugie è peccato presumiamo che domani ci sarà un gran via vai nei confessionali. Piazza San Giovanni è di 42.700 metri quadrati e ci possono stare al massimo 256 mila persone super pigiate. Se si toglie il palco, lo spazio usato dai passeggini, dagli sdrai (molti anziani dormivano essendo stati sradicati alle 4 del mattino e stipati nei pullman), dagli stand, dai venditori di bibite e via dicendo il numero reale sarà stato sui 70 mila che, per carità, è una quantità rispettabile, ma non certo un milione". Lo afferma Franco Grillini, Presidente Gaynet Italia. "Ai partecipanti è stato vietato parlare con la stampa dall'organizzazione il che la dice lunga su qual'era la fiducia sui presenti. La "tiepidezza" del vaticano e la non adesione di CL e persino del conservatorissimo Forum delle famiglie la dice lunga sull'imbarazzo per i cattolici dal farsi rappresentare da personaggi super screditati e al limite del clounesco come l'Adinolfi, Gandolfini o Costanza Miriano. Quest'ultima ha affermato che "non siamo noi che discriminiamo ma è la natura che li discrimina". Argomentazioni come si vede di grande spessore".

Per Roberto, 52 anni, di Nettuno, "certe parole sono solo espressione di un grande fervore, in realtà la protesta è moderata". Anzi, tiene a precisare, "non è nemmeno una protesta, perché non siamo contro nessuno. Non sentirete mai un cristiano parlare male degli omosessuali, perché ci consideriamo tutti fratelli?. Neocatecumenale, Roberto è a Roma con la moglie e i loro otto figli: "La media è di un figlio ogni due anni", dice. Per lui il problema non sono gli omosessuali o le unioni civili, ma "il tentativo di certi teorici di scavalcare le famiglie nell'educazione dei ragazzi".

Il riferimento è soprattutto al documento, diffuso dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità, in cui vengono definite le linee guida da seguire nell'educazione sessuale in Europa. Il testo, che introduce i ragazzi anche al tema della masturbazione, sarebbe un modo di "sostituirsi ai genitori, proprio come la teoria Gender".

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