Redazione

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Quanto compiuto dalle forze dell'ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 durante il G8 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che nella sentenza pubblicata dal tribunale di Strasburgo condanna l'Italia per i maltrattamenti subiti dal ricorrente, il manifestante veneto Arnaldo Cestaro all'epoca 62enne, a cui è stato assegnato un indennizzo di 45.000 euro.

All'origine del procedimento c'è il ricorso presentato da Cestaro, romano nato nel 1939, che si trovava all'interno della scuola al momento dell'irruzione delle forze dell'ordine. Fu picchiato più volte, e in seguito al pestaggio riportò fratture multiple tanto da dover essere operato e da subire ancora oggi ripercussioni per alcune delle percosse subite.

Oggi i giudici della Corte europea dei diritti umani gli hanno dato pienamente ragione. Non solo hanno riconosciuto che il trattamento che gli è stato inflitto deve essere considerato come "tortura". Nella sentenza i giudici sono andati oltre, sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell'inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi devono essere cambiate. Inoltre la Corte ritiene che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell'ordine.

Durante l'irruzione alla Diaz furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 61 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra.

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IL TESTO DELLA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO:



  

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