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(Ansa)
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Cronaca

Il delitto perfetto (anche del marito) esiste solo nei film

La Rubrica - Lessico Familiare

Il Dott. Bruno Tinti, Procuratore Aggiunto della Repubblica di Torino, qualche anno fa scrisse un pezzo epico, notissimo, su come uccidere la moglie e farla franca, sfruttando i gangli labirintici della giustizia italiana e del suo kafkiano sistema di attenuanti, riti speciali, sconti di pena, indulti, affidamenti in prova.

Un articolo che sublimava l’arte del paradosso dove il focus non era, come ovvio, un invito a far fuori i consorti, semmai quello di giocare in modo semi-serio sull’impostazione pro-reo del nostro ordinamento.

Chissà se la scrittrice americana Nancy Crampton Brophy, di scarso successo a onor del vero, si sia ispirata al magistrato nostrano quando, sui social, ha pubblicato un post analogo, declinato al maschile “come uccidere il marito e non venire scoperti”, spiegando che ‘Bisogna essere organizzate, spietate e molto intelligenti. Dopotutto, se l’omicidio deve rendermi libera, di certo non voglio finire in galera. E fatemi dire chiaramente, per la cronaca, che non mi piacciono le tute da carcerato e che l’arancione non è il mio colore preferito’.

Sta di fatto che la donna, oggi 71nne, è alla sbarra in Oregon proprio per l’omicidio del marito, cui qualcuno ha sparato con una Glock all’uscita dal lavoro.

Un uomo senza nemici apparenti ma con una polizza sulla vita da 1,4 milioni di dollari di cui era beneficiaria proprio la moglie.

Già, perché tutti gli indizi portano alla scrittrice che magnificava il delitto perfetto, proprio a colei che si vantava di poter schivare ogni sospetto.

Senonché la sprovveduta avrebbe lasciato dietro di sé, a dispetto della sua baldanzosa sicumera, una lunga scia di elementi incriminatori, come nemmeno Pollicino. Dalla pistola ordinata sul suo profilo Amazon - identica a quella usata per l’omicidio e poi misteriosamente sparita - all’immagine del suo minivan sulla scena del crimine, ad una mezza confessione alla compagna di cella, fino a quello sciagurato post su Facebook. Unendo i puntini come in una prova enigmistica, considerato il movente (l’incasso della polizza sulla vita), temo che l’omicida sia proprio la Signora Crampton, con buona pace dei suoi auspici di farla franca.

Un qualcosa di simile lo abbiamo vissuto, con notevole enfasi mediatica, anche in Italia.

Ricorderete tutto l’omicidio della studentessa romana Marta Russo, attinta da un colpo di pistola in un vialetto della Città Universitaria. La vicenda si è chiusa con la condanna in via definitiva di due assistenti di filosofia del diritto, ai quali i testimoni imputarono di aver precedentemente discettato di ‘delitto perfetto’, circostanza poi smentita ma rimane il sospetto che questa figura mitologica abbia ispirato il ferale gesto dei due.

Il delitto perfetto esiste, ahinoi, non solo nell’immaginario cinematografico di Hitchcock, ma nei migliaia, milioni di casi al mondo in cui il colpevole non viene trovato.

Oggi, soprattutto nei paesi più evoluti, le tecniche di ricerca delle prove hanno assunto una raffinatezza tecnologica tale da attenuare la possibilità di cavarsela.

Certo che se chi pianifica un progetto così diabolico contravviene ogni cautela scrivendo su Facebook il manifesto della propria colpevolezza, come l’improvvida scrittrice americana, allora è tutto molto più facile.

Info: www.missagliadevellis.com

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