Cronaca

Crollo Morandi, ora Genova rischia grosso

A due mesi dalla caduta del ponte, la città fa i conti con la crisi. E chiede di fare in fretta. Perché il futuro e la crescita sono sempre più in pericolo

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Antonio Rossitto

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La "lanterna de Zena" lampeggia nella notte. Adesso, più che mai, serve una rotta: mugugnare, gridare, rialzarsi. Quarantatré morti. Migliaia di sfollati. Decine di milioni di danni. Due mesi di prime pagine, video del crollo a ralenti, maldestra gestione governativa. a "lanterna de Zena" lampeggia nella notte. Adesso, più che mai, serve una rotta: mugugnare, gridare, rialzarsi.

Quarantatré morti. Migliaia di sfollati. Decine di milioni di danni. Due mesi di prime pagine, video del crollo a ralenti, maldestra gestione governativa. Dopo la tragedia del Ponte Morandi, il giunto che legava Levante a Ponente, Genova è impaurita. Non può più aspettare. E comincia a fare i conti con il suo tribolato futuro.

Da Palazzo Tobia Pallavicino, memoria di vecchi fasti, prova a puntare la bussola Paolo Odone, da vent'anni presidente della Camera di Commercio: "Dobbiamo far ripartire questa città. Dopo la chiusura delle aziende a partecipazione statale, Genova sconta un'irreversibile crisi demografica: nel 1970 eravamo 816 mila; oggi siamo 570 mila, con 100 mila immigrati che mandano nei paesi d'origine quello che guadagnano". Odone fa i conti del presente: "Il crollo ha tagliato le ferrovie e le strade per la Valpolcevera.

Questo ha bloccato 13.500 imprese: 43 nella "zona rossa" all'ombra del ponte, 1.400 nella limitrofa "zona arancione" e 12 mila aziende a nord, inarrivabili o raggiungibili con difficoltà. Senza contare i professionisti, che non rientrano nei nostri registri camerali".

L'altro bollettino ai naviganti viene diramato da un palazzone del centro. Mittente: Confindustria Genova. "La partita ora è sui danni indiretti" spiega il presidente, Giovanni Mondini. "Non ci sono ancora stime ufficiali, ma 800 aziende hanno chiesto un risarcimento". L'elenco è sterminato. E comprende partite iva d'ogni genere: dal colosso Ansaldo Energia al fiorista di Nervi. Ma non c'è solo l'hic et nunc dei commercianti e le aziende della Valpocevera, ferita a morte e isolata.

"Gli imprenditori genovesi non vogliono mance, ma un ponte nuovo" dice Mondini. "Inizialmente sembrava che tutti avessero voglia di correre. Adesso è subentrata la preoccupazione: continuando così, il ponte lo avremo tra cinque anni. Se non mai. Negli ultimi anni il turismo è esploso, l'hi-tech impiega già 20 mila persone, il porto cresce a doppia cifra. Se diamo la certezza che in due anni torneremo alla normalità, ce la possiamo fare. Altrimenti le cose si complicano". Mondini non risparmia critiche al Governo. "A parte, il dilettantismo dimostrato nel decreto, il problema resta la ricostruzione. Vogliono i soldi di Autostrade, che però non deve posare una pietra. Capisco il dolore delle vittime e il loro odio, ma noi dobbiamo fare presto".

Sono due le partite politiche che rimangono aperte. La costruzione:i gialloverdi hanno destituito per indegnità la concessionaria. Il Decreto Genova: doveva ristorare e dare certezze. Invece, alimentata la rabbia, ha ripreso tormentata gestazione. Fino a qualche giorno fa, rimaneva aperto perfino il busillis del commissario. Alla fine, il premier Giuseppe Conte ha indicato Marco Bucci: già acclamato manager negli Usa, adesso spiccio e iperattivo sindaco di Genova. Una scelta che, dopo settimane di inerzia, ha persuaso tutti. Ma che non ha evitato il corteo dell'8 ottobre. Migliaia di sfollati, scesi in piazza al grido di "basta musse". Non raccontateci più bugie. Bersaglio principale: il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. Che ha replicato: "Non contestate il decreto, l'abbiamo scritto con il cuore".

"Speriamo sia scritto anche con il cervello" l'ha subito rintuzzato Giovanni Toti. Seduto a tarda ora in un piccolo ristorante dietro piazza De Ferrari, suo quartier generale, il governatore ligure ripensa agli ultimi due mesi: "La competività generale di sistema era già fragile prima per la carenza di infrastrutture" premette. "Adesso il ponte è crollato. Il Terzo valico, il corridoio europeo che conduce al porto più importante d'Italia, viene messo in discussione dai grillini. E per la gronda, esautorata Autostrade, bisognerà ritrovare i finanziamenti: cinque miliardi e mezzo ora chi li mette? Questo combinato disposto può rallentare lo sviluppo. La logistica ha delle reti che si costruiscono nel tempo. E se un'imprenditore pensa di investire a Genova, magari rinuncia".

C'è stato accanimento contro Autostrade? "C'è stato accanimento contro il buon senso" ribolle Toti, dopo aver riappoggiato l'inseparabile iPhone sulla tovaglia bianca. "Dovunque nel mondo, quando succede un disastro, chi ha fatto il danno rimette a posto. Poi, gli si applicano eventuali sanzioni. E poi, se c'è un reato penale, va anche in galera. Ma ormai, date le prese di posizione, uscire dal cul de sac Autostrade sì o no, mi sembra difficile. Si procederà purtroppo a favor di popolo, ma non di genovese". Cosa teme il governo? "Che la società cominci a ricostruire il ponte e poi lo usi come arma di ricatto nella controversia, accelerando o rallentando i lavori in caso di revoca della concessione. Una sorta di do ut des". Il dubbio sembra lecito: "Se Autostrade è colpevole, il ministero non sembra esente da colpe: ha dieci indagati. Non vorrei mai che dall'inchiesta della procura emergesse l'omesso controllo di dirigenti e funzionari...".

A Roma si dibatte su chi dovrà rimettere in piedi il Morandi. E Zena cerca di tornare alla normalità. Il 4 ottobre è stata riaperta la ferrovia. Ma lo stop di cinquanta giorni, con le merci dirottate sui camion in colonna, ha lasciato il segno. "Siamo stati costretti a mettere 20 dipendenti in cassa integrazione. Abbiamo già perso mezzo milione di fatturato" spiega Guido Porta, presidente di FuoriMuro, azienda che gestisce le manovre ferroviarie nello scalo. Il settore più danneggiato è però quello dei camion. Trasportounito stima un calo del fatturato del 15 per cento e code medie di un'ora e mezza. E nelle prossime settimane, avvisa l'associazione, le cose potrebbero peggiorare. Mentre Conftrasporto calcola che i danni ammontano già a 116 milioni: 2 milioni al giorno.

"La Regina disadorna": lo scrittore genovese Maurizio Maggiani ha così intitolato un libro. È la Merce, con la maiuscola, che transita incessante nel porto di Genova: "Non c'è posto per nessuna legge, né di Dio, né del Duce, né dello Stato, che possa contendere con la legge della Regina". Ignazio Messina, amministratore delegato dell'omonimo gruppo, controlla uno dei terminal dove la "Regina" arriva e parte, sbarca e riparte: "Alcune compagnie hanno smesso di toccare Genova. Ma noi, con uno sforzo economico notevole, abbiamo garantito i servizi ai nostri clienti. Stimiano di aver perso tra il cinque e il dieci per cento. Ma è stato un dovere per la città".

Accanto a lui, negli uffici della società di navigazione di famiglia, siede il cugino Stefano Messina, presidente di Assarmatori: "I nostri associati, da Onorato a Msc, hanno confermato tutti i servizi su Genova" assicura. "I passeggeri dei traghetti sono stati stabili. Così come le crociere. I grandi armatori stanno mantenendo le rotte. La fiducia verso Genova prescinde per adesso su ogni calcolo, anche se si perde qualcosa nel breve periodo".

Se la merce è la regina, a Palazzo San Giorgio, tra il quartiere del Molo e Sottoripa, vive allora il "Sovrano": Paolo Emilio Signorini. "Il vero pericolo è che il traffico si sposti su Rotterdam" ammette il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure occidentale. "Qui non ha ceduto un ponte, ma un'aorta del Nord italia. Il porto di Genova conta il 70 per cento dell'import-export extra Ue della Lombardia: se tocchi questo meccanismo, aumentanoi costi di trasporto per la parte avanzata del paese. Questaè l'unica città di 600 mila abitanti in Europaa non avere più una tangenziale autostradale. Avete idea di cosa accadrà il giorno in cui si rovescia il carico di un Tir?".

I primi dati sono stati una gelida folata di tramontana: "Rispetto all'anno precedente, a settembre 2018, le tasse sulle merci sono diminuite del 24 per cento. E ad agosto abbiamo avuto una riduzione dei container del 16 per cento" calcola Signorini. "Non sono arrivate meno navi, ma meno merci. Gli spedizionieri le mandano altrove. Oppure aspettano". Il mare, attorno a cui ruota l'economia della Superba, è in burrasca: "Nel 2017 siamo cresciuti del 15 per cento. Quest'anno invece prevediamo di calare fino al 10 per cento: vuol dire che lo Stato rinuncerà a 350 milioni di Iva e il giro d'affari complessivo scenderà di 2 miliardi".

Uomo di mare e numeri è pure Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti e docente di economia dei Trasporti dell’Università di Genova: "Le perdite cominciano a essere significative. Da un punto di vista tecnico, potremmo anche reggere. L’effetto più rischioso è però quello psicologico. I genovesi alle code si possono abituare. Ma la logistica vive di certezze: tempi, aspettative, zero pericoli. E Genova oggi è un rischio. Quindi la evitano. Per 60 giorni c’è stata la solidarietà degli altri scali. Ora Rotterdam e Anversa proveranno a rubare traffico. E magari farà lo stesso anche La Spezia...". 

Da esperto velista, Duci sa che agli equipaggi non si nascondono i pericoli: "Gli spedizionieri stanno cambiando le rotte. A ottobre e novembre, prevedo una perdita anche del 20 per cento. In quei mesi nessuno si può permettere ritardi: la merce deve essere sugli scaffali prima di Natale. E il problema non è solo di Genova. Il crollo del ponte significa che tutto costa di più: anche la frutta che arriva dalla Sicilia". Il presidente di Federagenti avverte: "O il ponte arriva entro la fine del 2019 o la città va in crisi irreversibile. Un anno e mezzo di emergenza, mitigato da compensazioni economiche e certezze sul futuro, si può gestire. Altrimenti i traffici si radicano altrove. E non si recuperano più".

Davanti al mare, si staglia la distesa di gru. Al terzo piano di una palazzina bianca scrostata dal sale, Antonio Benvenuti, sospira. Butta lo sguardo fuori dalla finestra. C’è il porto: la sua vita. E’ il console della Compagnia unica, per cui lavorano 1.100 "fornitori di lavoro temporaneo": i camalli. "A settembre abbiamo avuto un calo di 4mila ore di lavoro: il 20 per cento in meno rispetto all’anno scorso" lamenta Benvenuti. "Una crisi del genere non la vedevamo dal 2009». Il console non ha fatto l’università, ma là fuori conosce ogni centimetro di banchina: "Se i camion continuano ad arrivare in ritardo, i traghetti cominceranno a spostarsi. Non puoi aspettare un camion che ritarda più di un’ora. La puntualità degli imbarchi è un meccanismo oliato. Noi lo sappiamo bene". 

"Gli intimi della Regina sono i camalli" scrive Maggiani. "Sono quelli che la toccano, la spostano, la trattano, l’accatastano, la pesano, la consultano, l’accudiscono. Sono quelli che stanno nudi al suo cospetto". Benvenuti s’accende un’altra sigaretta. La Lanterna viene avvolta dal crepuscolo. Tra un po’, riprenderà a lampeggiare. "Genova si rialzerà anche stavolta".

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