Clinica Santa Rita, perché è stato annullato l'ergastolo a Brega Massone

Niente carcere a vita per l'ex primario della "clinica degli orrori" di Milano. Ecco il verdetto della Cassazione

Pier Paolo Brega Massone

L'ex primario Pier Paolo Brega Massone, durante la lettura della sentenza di primo grado, 9 aprile 2014. – Credits: ANSA/LA 7

Redazione

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Niente ergastolo per Pier Paolo Brega Massone, il "dottor Frankenstein" della Clinica Santa Rita di Milano, che affondava il bisturi in corpi che non necessitavano di operazione per far incassare soldi alla struttura sanitaria privata in cui lavorava (11 mila euro a intervento). 

La Cassazione ha annullato la condanna all'ergastolo per l'ex primario di chirurgia toracica, emessa il 21 dicembre 2015 in appello. Per i supremi giudici non c'era volontà di uccidere i quattro pazienti anziani portati in sala operatoria per "interventi inutili" e morti per le conseguenze di "mutilazioni" non necessarie, "asportazioni di pezzi più o meno grossi di polmone", come hanno detto gli inquirenti.

E ora che succede? Spetta alla Corte d'Assise d'Appello di Milano riqualificare l'accusa di omicidio, escludendo la volontarietà e il dolo, e assegnare una nuova pena a Brega Massone.

Ricostruiamo la vicenda.

2008, lo scandalo della clinica degli orrori

È un'indagine dalla Guardia di finanza e della Procura di Milano ad alzare il coperchio di un aberrante vaso di Pandora. Svela che nella Clinica Santa Rita di Milano molti pazienti sono stati operati senza che ce ne fosse effettivamente bisogno, con l'unico fine di ottenere i rimborsi della Regione Lombardia. 

In seguito a una segnalazione anonima, il 20 luglio 2017 vengono sequestrate cartelle cliniche di vari reparti. Il 29 settembre 2017, invece, il sequestro di cartelle cliniche si concentra sul reparto di chirurgia toracica. Il 9 giugno 2008 Pier Paolo Brega Massone, capo chirurgo, viene arrestato con l'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà. Sul Santa Rita, struttura collocata a pochi passi da piazzale Loreto, cala un lugubre soprannome: la "clinica degli orrori".

La condanna di primo grado

Pier Paolo Brega Massone nell'aprile 2014 è stato condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio volontario per la morte di quattro pazienti. Si tratta di Giuseppina Vailati, 82 anni, Maria Luisa Scocchetti, 65 anni, Gustavo Dalto, 89 anni, e Antonio Schiavo, 85 anni. Tutti portati, secondo l'accusa, in sala operatoria senza alcuna giustificazione clinica.

Secondo gli inquirenti l'ex primario operava secondo una "raggelante equazione tra pezzi anatomici" come "seno o polmoni che fossero, e rimborsi". Non si sarebbe fatto scrupolo nemmeno di fronte a "malati terminali" sottoposti a "mutilazioni".
A Brega Massone erano già stati inflitti in via definitiva 15 anni e mezzo di carcere per truffa. A suo carico un'ottantina casi di lesioni nel primo filone processuale nato dall'inchiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. 

La sentenza d'appello del 2015

Il 21 dicembre 2015 è arrivata la sentenza nel processo d'appello. Brega Massone, che già allora e ancora ora sta scontando la pena detentiva, era intervenuto in aula e aveva lanciato un appello: "Non sono un serial killer, la mia priorità è sempre stata quella di dare ai pazienti la sicurezza". Aveva anche raccontato di sé, delle sue preoccupazioni per la sua famiglia e di come la vita nel carcere di Opera incidesse sulla sua salute: "Da quando sono in carcere ho avuto come unica preoccupazione la mia famiglia e sono dimagrito di 16 chili". Un estremo tentativo di difesa che però non gli fece evitare la conferma della condanna all'ergastolo.

Andò meglio a un medico della sua equipe, Marco Pansera, condannato in primo grado a 26 anni e 2 mesi di carcere e in quell'occasione assolto "perché il fatto non costituisce reato". L'ex braccio destro di Brega Massone, il chirurgo Fabio Presicci, ebbe invece una riduzione di pena, da 30 a 25 anni.

Niente ergastolo secondo la Cassazione

Il 21 giugno 2017 la Cassazione annulla la condanna all'ergastolo di Pier Paolo Brega Massone, oggi cinquantunenne.

Secondo la Cassazione l'ex primario non voleva uccidere.

"Quella della Cassazione è una sentenza molto importante che ha finalmente posto rimedio a un grossolano errore giudiziario a danno di Brega Massone", ha commentato a caldo l'avvocato Titta Madia, che con il collega Luigi Fornari difende l'ex chirurgo toracico. "I giudici della Corte d'Appello di Milano sono rimasti vittima di una massiccia campagna di stampa contro il mio cliente durata per degli anni. Finalmente la Cassazione ha messo fine a questa ingiustizia abnorme, intervenendo con serietà e raziocinio e raddrizzando le due sentenze precedenti, che erano ingiuste". 

Quando ha appreso la notizia, la moglie di Brega Massone è scoppiata a piangere per la gioia.

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