Cronaca

Chef, medici e poliziotti: quando il lavoro porta al suicidio

Lo chef Anthony Bourdain si è tolto la vita, ma non è lui il primo grande cuoco a cedere al peso dello stress legato alla professione

Anthony Bourdain e Asia Argento

Barbara Massaro

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Cosa porta un uomo di 61 anni all'apice del suo successo, tanto famoso quanto ricco, belloccio e fidanzato con una donna di 20 anni più giovane di lui a prendere la cintura dell'accappatoio e a impiccarsi nel bagno di un hotel in Francia?

Perché Anthony Bourdain si è ucciso

Le ragioni che hanno spinto lo chef Anthony Bourdain a togliersi la vita resteranno per sempre un mistero. Non un biglietto, non un segno di squilibrio. Il famoso cuoco della tv si trovava in Alsazia per girare una puntata del suo show per la Cnn Parts Unknown quando nella sua stanza dell'hotel La Chambard a Kayserberg ha deciso di uccidersi. A trovarlo è stato il suo amico e collega Eric Ripert con cui ha condiviso tempo in brigata e passione per la cucina.

Quello dello chef è un lavoro duro ed esasperante che porta a vivere in condizioni estreme per 16 ore al giorno con un livello di stress altissimo che può condurre davvero alla follia. Chi abbraccia la professione e lo fa ad alti livelli spesso rinuncia alla famiglia, alla vita privata e a orari decenti a favore di calli, scottature, stanchezza, guizzi di genio e grandi frustrazioni, fatica e stanchezza racchiusa tra le 4 mura della cucina. 

Non solo Bourdain

Il suicidio di Bourdain è solo l'ultimo di una lunghissima serie di morti tra i cuochi sopraffatti dalla tensione di uno dei mestieri più a rischio suicidio del mondo. A sfogliare a ritroso il triste album dei suicidi degli chef si arriva fino al primo di cui si abbia notizia certa. Si tratta di quello di quello di Francois Vatel, cuoco francosvizzero alla corte di Luigi XIV, che si suicidò per il ritardo dell’arrivo del miglior pesce possibile sul mercato da preparare per il banchetto reale al Castello di Chantilly.

Senza andare così indietro nei secoli solo due anni fa si è tolto la vita Beniamino Nespor, 34 anni, uno degli astri promettenti della cucina italiana, titolare del milanese Al Mercato. Era padre e marito, giovane uomo di successo, stimato e apprezzato da tutti sul piano gastronomico ma, nonostante questo, non ha retto al "male di vivere".

Vittima di una truffa sul vino è invece stato Benoit Violier, 44 anni, probabilmente il miglior chef del pianeta, cuoco dell'Hotel de Ville di Crissier, a Losanna. Si è sparato col suo fucile da caccia spazzando via la sua esperienza su questo pianeta. Così aveva fatto anche Bernard Loiseau nel suo Côte d’Or a Saulieu in Borgogna il 24 febbraio 2003.

Si era parlato di disturbi bipolari, di cattive recensioni, della terza stella Michelin sottratta e di quell'onta professionale dalla quale non si era mai ripreso. 

Francese anche Pierre Jaubert titolare della cucina dell’Hôtel de Bordeaux a Pons che si tolse la vita nell’ottobre del 2003.

Alle nostre latitudini, oltre a Nespor, sono morti suicidi gli chef Franco Colombani, nel 1996 e Sauro Brunicardi.

Le professioni a maggior rischio di suicidio

Secondo uno studio della Harvard e dalla Stanford University quella del cuoco è una delle dieci professioni a più alto livello di stress del mondo e fa parte della top ten dei lavori con il maggior tasso di suicidi.

Ogni anno nel mondo 1,5 milioni di persone si toglie la vita per motivi legati al lavoro. Tra le professioni a maggior rischio, oltre a quella del cuoco, ci sono: ufficiali di polizia, pompieri, medici, detective, soldati, contadini, pescatori e forestali, tecnici riparatori, camionisti, manager, operatori finanziati, addetti alle pulizie.

Visto che l'84% delle persone che decide di uccidersi lo fa con un'arma da fuoco sono più a rischio i professionisti che maneggiano fucili e pistole come soldati, o poliziotti.

Inducono al suicidio anche l'eccessiva responsabilizzazione della vita del prossimo o, al contrario, il dover eseguire mansioni estremamente umili e per questo fanno parte della stessa lista sia medici sia addetti alle pulizie.

Il caso degli chef

Il caso degli chef, però, è quasi un universo a se stante. Il cuoco d'alta cucina vive in una sorta d'inferno fatto di temperature altissime e bassissime, di lame, forni e coltelli, di odori e consistenze, di sapori e alchimie che devono essere più che perfette e sottoposte al giudizio della clientela e della critica che, per un piatto sbagliato, può rovinare la vita a uno chef e al suo ristorante. Ogni singolo piatto è un universo unico e ripeterlo all'infinito con precisione e tecnica è un'impresa che ha un che di artistico.

Fatica e creatività, tecnica e talento, aspettative, successi, delusioni e abissi che si aprono quando i fuochi si spengono sono gli elementi con cui chi vuole fare uno dei mestieri più duri del mondo deve confrontarsi e a volte qualcuno non riesce a reggere lo stress e finisce per cedere alla cucina il suo bene più preziosa: la vita.


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