Cronaca

Caso Guerrina, Padre Gratien Alabi condannato per omicidio (senza cadavere)

Ventisette anni per l'uccisione della donna scomparsa da Ca' Raffaello nel maggio del 2014 e il cui corpo non è mai stato trovato

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Redazione

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Condanna a 27 anni per Gratien Alabi: omicidio e soppressione di cadavere, per aver ucciso e fatto sparire Guerrina Piscaglia nel maggio 2014 in provincia di Arezzo.

La vittima, 49 anni, era un'amica di Gratien Alabi ed era scomparsa a Ca' Raffaello, una località sull'Appennino in provincia di Arezzo.
Il cadavere non è mai stato trovato. La difesa del religioso ha annunciato ricorso in appello.

La sentenza è arrivata dopo quasi un anno di processo. Ed è una sentenza che accoglie per intero le richieste del Pm Marco Dioni.

"Adesso Alabi dica dov'è", ha chiesto il marito di Guerrina Mirko Alessandrini appena dopo la lettura della sentenza, ricordando che la moglie "ha avuto giustizia" proprio il giorno di quello che sarebbe stato il suo cinquantaduesimo compleanno.

Il frate, che ha ascoltato la lettura della sentenza immobile, si è sempre dichiarato innocente.

Cosa avvenne quel giorno a Ca' Raffaello
È il primo maggio del 2014 quando Guerrina Piscaglia, 49 anni, sparisce da Ca' Raffaello, piccola frazione di Badia Tedalda in un'enclave di terra aretina incuneato in Romagna.

La donna ha un figlio di 24 anni, Lorenzo, avuto dal marito Mirko Alessandrini con il quale convive.

Per alcuni giorni non si sa niente di Guerrina.
Si sospetta che si tratti di un allontanamento volontario. Le indagini, affidate ai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Ersilia Spena, prendono un'improvvisa accelerazione qualche mese dopo, quando le sorelle della donna dicono esplicitamente di avere grossi dubbi sulla plausibilità dell' "allontanamento volontario" di Guerrina da Ca' Raffaello.

Le ricerche però non portano a nulla e intanto a fianco di Ersilia Spena arriva il collega Marco Dioni che da settembre 2014 rimarrà il titolare unico dell'inchiesta.

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Padre Gratien in scena
Il 5 settembre 2014 Padre Gratien Alabi, frate congolese della parrocchia di Ca' Raffaello frequentata da Guerrina, viene sentito dal pm e da "persona informata sui fatti" diventa "indagato" per sequestro di persona.

L'ipotesi formulata dal magistrato si basa sul fatto che, da quanto emerso, la donna si sarebbe innamorata del sacerdote tanto da rendergli la vita impossibile.

Padre Gratien, assistito dall'avvocato Luca Fanfani, sceglie la linea del silenzio anche durante gli incidenti probatori con due rumene che lo stesso avrebbe frequentato a Perugia prima di essere arrestato con l'accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere il 23 aprile 2015.

Il frate finisce in carcere ad Arezzo e uscirà solo nel dicembre 2015 assistito peraltro da due nuovi avvocati Francesco Zacheo e Rizieri Angeletti.
In agosto aveva rilasciato una serie di dichiarazioni spontanee ritenute dal pm poco attendibili.

L'sms lo mette nei guai
Ad inguaiarlo ci sono soprattutto un sms mandato, dal cellulare di Guerrina e dopo la sua scomparsa, a un contatto che solo lui conosceva.
E poi il personaggio di "Zio Francesco" mai trovato e dunque per il pm "inventato". Padre Gratien, infatti, ha sostenuto più volte negli interrogatori che il primo maggio del 2014, il giorno della scomparsa di Guerrina, lei si sarebbe allontanata con questo misterioso "Zio Francesco". Nessuno però sembra conoscerlo né gli inquirenti hanno rintracciato tracce della sua esistenza.

Nel frattempo parte il processo in Corte d'Assise, i giudici, presieduti da Silverio Tafuro, cercano di capire, attraverso una lunga serie di testimonianze, cosa sia realmente accaduto senza dimenticare però che il corpo della donna non si trova.

Nel settembre scorso si arriva alla richiesta di condanna a 27 anni da parte del pm Marco Dioni mentre la difesa chiede l'assoluzione del proprio assistito perché a suo giudizio nessuna prova va oltre il ragionevole dubbio.

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