Cronaca

Carabinieri, perché al Capitano Ultimo sono state tolte le indagini

Il 4 agosto l'ordine perentorio del comandante generale dell'Arma. La solidarietà della famiglia Dalla Chiesa

carabinieri-automobile

– Credits: Wikimedia Commons

"Il lavoro di intelligence investigativa è, e rimane, una delle eccellenze del nostro Paese". Lo aveva dichiarato allora capo della Polizia, Antonio Manganelli agli inizi del 2013.

Nell’audizione del 25 febbraio scorso a Palazzo Madama, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, in relazione alle linee programmatiche dei vertici delle Forze armate, aveva sottolineato ai parlamentari che "lo straordinario patrimonio di professionalità e dedizione rappresentato dal suo personale, affronta, le sfide attuali, rappresentate dal terrorismo, dalla criminalità organizzata e da quella diffusa".

In quel discorso Tullio Del Sette ha aggiunto, che "l’ampliamento del raggio d'azione delle consorterie criminali, che hanno sviluppato una notevole capacità di infiltrarsi nell’economia legale e negli apparati pubblici, soprattutto avvalendosi di pratiche corruttive, impone di allargare anche lo spettro della risposta, che resta finalizzata alla disarticolazione di tutti i sodalizi attivi, alla cattura dei latitanti più pericolosi, all’individuazione e alla confisca dei patrimoni illecitamente acquisiti".

Infine un auspicio: che “si possa continuare a mantenere tale eccellenza investigativa nell’Arma”.

"Cambiamento strategico nei reparti"
Eppure il 4 agosto scorso, Del Sette, ha inviato una lettera al capitano Ultimo, ovvero il colonnello Sergio De Caprio, che il 15 gennaio del 1993 ha arrestato il capo di Cosa nostra, Totò Riina.

In quella missiva perentoria, Del Sette ordina al capitano Ultimo, con il motto “semper fidelis” di non svolgere più indagini.

La motivazione? "Cambiamento strategico nei reparti".

Non una parola in più né una in meno. Né un encomio o ringraziamento per le indagini svolte contro la criminalità organizzata nel recuperare il patrimonio mafioso di Don Vito Ciancimino e come prestanome il figlio, Massimo, in Romania, nella più grande discarica d’Europa, centro di convergenza di riciclaggio di denaro mafioso.

Non un accenno alle sue inchieste contro i finanziamenti occulti dei partiti: Lega Nord in testa con conti off shore in Tanzania.

Mai una frase in quella lettera per l'eccellente capacità investigativa che ha fatto emergere ramificazioni di corruttela, associazione a delinquere nelle pubbliche amministrazioni.

L'ultima indagine quelle delle cooperative rosse, con le famose intercettazioni del Premier Renzi e del comandante della Gfd, Michele Adinolfi devono aver creato molto imbarazzo.

Mai un richiamo all’inchiesta sulla Cpl Concodia che ha portato all’azzeramento di tutti i vertici di tale coop, scoprendo tangenti in Tunisia e sistemi di corruzione. Né un accenno all’inchiesta sulla lobby dello Ior, con l’arresto nel 2012 dell’ex presidente, Ettore Gotti Tedeschi, che gestiva i soldi della banca Vaticana. Silenzio assoluto.

Ecco la nota di solidarietà a "Ultimo" firmata da Nando, Rita e Simona Dalla Chiesa

"Noi speriamo che nulla venga compromesso del lavoro investigativo del colonnello Ultimo. L'Arma vive anche di simboli e Ultimo è uno dei suoi simboli più popolari, legato a uno dei maggiori successi dello Stato contro Cosa Nostra.
D'altronde il prestigio dell'Arma nasce anche dalla propria autonomia rispetto a ogni interesse di parte. Anche per questo, con la consueta fiducia, attendiamo che i fatti smentiscano i timori che il colonnello Ultimo venga privato delle sue funzioni e del suo ruolo investigativo".

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Capitano Ultimo senza scorta

Nel numero di Panorama in edicola dal 23 gennaio il perché del provvedimento ed i rischi che corre il Colonnello De Caprio dopo le recenti minacce di Totò Riina

Commenti